L'intervista

«Questi attori sono la dimostrazione che c’è un’alternativa alla Camorra»

«Questi attori sono la dimostrazione che c’è un’alternativa alla Camorra»
09 Marzo 2018 ore 10:00

Baby killer e piccoli spacciatori, «pali» e manovalanza a costo zero, batteria di fuoco della camorra: l’infanzia difficile di tanti bambini napoletani senza scampo, sempre pronti a tutto perché in fondo non hanno proprio nulla da perdere, è raccontata stasera, venerdì 9 marzo, al Creberg Teatro (ore 21) nello spettacolo La paranza dei bambini di Roberto Saviano e Mario Gelardi, portato in scena dal Nuovo Teatro Sanità, «non solo resistenza e non semplicemente teatro – ha scritto Saviano – . Loro sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro che si può immaginare. Loro sono voci che sovrastano urla, sono mani tese».

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Uno spettacolo duro, dal linguaggio veloce. Cosa colpisce di più lo spettatore?

«Abbiamo superato le sessanta repliche – risponde Gerlardi – quindi un bilancio lo possiamo fare. Credo che la cosa che stia funzionando di più sia il fatto che gli spettatori si trovino davanti un racconto di quel mondo abbastanza atipico. Abbiamo deciso di uscire dai soliti stereotipi di riferimento, basandoci invece sulle graphic novel americane. La costruzione della tragedia a cui vanno incontro questi ragazzi è molto chiara fin dall’inizio, e loro ci vanno diritti, consapevoli, pur sapendo che finirà male. Questa scelta di andare verso questo buio fin dall’inizio colpisce molto chi guarda».

Questo progetto teatrale è una bellissima scommessa. Vinta?

«Non possiamo mai essere certi che abbiamo vinto, come dice Roberto. Io amministro un teatro che non è riconosciuto dallo Stato. Ogni anno deve trovare i soldi per restare aperto. La produzione è divisa tra Milano e Bologna, non Napoli: i soldi sono arrivati da fuori. La forza me la dà l’enorme quantità di ragazzi che circondano il teatro: sei dei dieci in scena sono proprio cresciuti all’interno di questo rione. Loro sono il risultato di quello che stiamo facendo e anche il segnale positivo, contrario rispetto alla generazione che raccontiamo».

C’è il valore umano della scommessa. Ma anche tanto talento in campo.

«E di questo ne sono molto fiero. Il pubblico viene a vederci pensando di trovare dei ragazzini alle prime armi. Invece trova giovani attori con un talento esplosivo, che gli permette anche di fare scene molto difficili, movimentate, atleticamente complicate. Una grande soddisfazione».

 

Per leggere l’articolo e completo rimandiamo a pagina 49 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 marzo. In versione digitale, qui.

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