Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) Alla Celadina è tornato il presepe

Bergamospia (si dice, non si dice) Alla Celadina è tornato il presepe
17 Dicembre 2015 ore 01:00

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Alla Celadina è tornato il presepe

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Ricordate la scuola della Celadina dove un anno fa scoppiò la grana del presepe? Il preside lo aveva “sconsigliato” a una classe che avrebbe voluto allestirlo in aula (nell’atrio non si fa da anni), innescando il polemicone politico-mediatico. Quest’anno le statuine sono tornate, senza bisogno che le portasse Salvini. Fuori da due quarte i bambini hanno realizzato altrettante rappresentazioni della Natività e stavolta il preside non ha avuto nulla da dire. Basta, e avanza, la bufera del 2014.

 

Indovina chi viene a pranzo

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Molte fedi sotto lo stesso cielo. E 400 posti a tavola per i profughi. La rassegna delle Acli fa il botto con l’iniziativa del pranzo domenicale condiviso con i migranti: quasi 200 famiglie bergamasche hanno risposto all’appello. Polenta per tutti, facendo attenzione a non abbinarla al salame. Molti ospiti sono musulmani, dunque meglio evitare. Ma le alternative, dal brasato al coniglio, non mancano di certo. Prove tecniche di vera integrazione, quella che parte dal basso e non dall’alto, che si tiene alla larga dalle beghe politiche. Buon appetito a tutti.

 

Bossetti attore non protagonista

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Nell’aula di Corte d’Assise dove si celebra il processo a Massimo Bossetti ormai si è insediata una piccola comunità. Sono quelli che non si perdono un’udienza, una ventina di persone in tutto. Un’umanità variegata, decisamente. C’è il pensionato che annota ogni scambio tra accusa e difesa, la ragazza elegante che distribuisce dolciumi, l’innocentista convinto che scuote la testa quando qualche testimone tentenna di fronte alle domande di Salvagni. Nelle pause si infiltrano tra i giornalisti che discutono con gli avvocati e i consulenti dell’imputato, dicendo la loro sul dna e sui passaggi del furgone. Sempre più protagonisti. Mentre lui, Bossetti, sembra ormai una silente comparsa. All’inizio tutti cercavano il suo sguardo, si compiacevano di un suo cenno di saluto. Ora quasi non lo notano. Se non ci fosse, forse neppure se ne accorgerebbero. È già accaduto una volta, del resto. Se ne era resa conto la Corte, a udienza abbondantemente iniziata: «Manca l’imputato!». Tutti giù a ridere. Tranne Bossetti.

 

Atalanta-Napoli vista dall’Ottavio

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Arriva il Napoli e Ottavio Bianchi, intervistato dal Corriere, apre l’album dei ricordi. «Il calcio di oggi è più noioso – attacca subito -. All’epoca mi divertivo anche se era più faticoso stare in panchina». L’Atalanta di Reja però lo mette di buonumore: «L’annata nerazzurra è molto buona, non me lo aspettavo. La squadra è simile all’anno scorso, ma lavorando in profondità sono arrivati i risultati».  Merito del collega, spiega: «È un uomo di esperienza, che bada al sodo. E che dà serenità». Ci sarà da fermare soprattutto Higuain, che secondo Bianchi «è il centravanti più forte in Italia e tra i migliori in Europa». Consigli? «Reja sa meglio di me come approcciare il Napoli. Dico solo che affrontarlo a viso aperto può essere molto pericoloso…».

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