Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) Cosa pensa Monella di Bossetti

Bergamospia (si dice, non si dice) Cosa pensa Monella di Bossetti
19 Dicembre 2015 ore 09:20

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Bossetti visto da Monella: «Mi pare un brav’uomo»

monella in carcere

Antonio Monella esce dal carcere dopo la grazia parziale concessagli da Mattarella (dovrà scontare altri due anni in prova ai servizi sociali per aver ucciso un ladro 19enne) e riabbraccia la famiglia: «È la cosa che che mi mancata di più, insieme al mio paese di Arzago». Poi, intervistato dal Corriere, rivela: «Spesso incrociavo Bossetti, quello del caso Yara. Cosa ne penso? In carcere ho imparato a non giudicare le persone in base alle accuse ma da come si comportano. Mi è parso un brav’uomo ma toccherà a lui fare i conti con la sua coscienza». Monella lo ha già fatto e si è assolto: «Ho agito solo per paura di quel che poteva capitare alla mia famiglia. Ma la paura non può essere un reato».

 

Eataly risponde al cartello di Pontoglio

eataly2

Pontoglio si proclama «paese a cultura occidentale e di profonda tradizione cristiana», invitando ad andarsene «chi non intende rispettare cultura e tradizioni locali». Tra le polemiche spunta anche la risposta di Eataly, che sul Corriere fa pubblicare un cartello a tutta pagina, a metà fra puro slancio solidale e grande trovata di marketing: «Benvenuti a Eataly (Itali), un luogo aperto a tutte le culture, a tutte le tradizioni e al libero pensiero. Un luogo aperto che non chiuderemo mai a nessuno». A Pontoglio negano la polenta allo straniero? Nessun problema, basterà deviare verso un foodstore di Farinetti. Dove il cliente, ci mancherebbe, è sempre il benvenuto.

 

La Carrara secondo Daffra: «Mostre sì, ma con giudizio»

emanuela daffra

«Il mio sarà un mestiere di tessitura, non ha senso pensare di dare immediatamente un taglio soltanto mio». Emanuela Daffra, nuova direttrice dell’Accademia Carrara, si presenta in punta di piedi. Intervistata dall’Eco, annuncia un approccio soft, rispettoso delle professionalità che ha trovato. Con il tempo, però, dice che cucirà un abito capace di avere un appeal internazionale. Come? Puntando sui bandi europei e gli scambi con istituzioni culturali straniere. «Dovremo fare assolutamente ricerca e non solo quella storico artistica sul patrimonio. Si pensi anche alla storia dell’istituzione stessa». E l’obiettivo dei 70mila visitatori l’anno, fissato dal sindaco Gori? Verosimile, secondo la Daffra, che tuttavia si dice cauta sulle «grandi mostre». «Richiedono tempo ed energie, che vanno a scapito della gestione del museo. Mostre sì, ma con giudizio». Insomma, una presentazione molto tradizionalista, senza effetti speciali. Chi si aspettava un Micheli anche alla Carrara, insomma, potrebbe restar deluso. L’esordio è stato decisamente poco “pop”.

 

Gori: «I benemeriti sono esempi da seguire»

Gori-festival

Il sindaco Giorgio Gori consegna le benemerenze civiche a cittadini e associazioni che si sono distinti per meriti sociali e li indica come stelle comete da seguire. «Sceglierli, premiarli, significa qualcosa di più attribuire loro una meritata onorificenza per quanto hanno fatto. Significa indicarli come esempio. Significa condividere i loro valori, prenderli a riferimento per la nostra comunità, dire a noi stessi che questa è la strada da battere, riconoscere che concretamente – se ci si impegna – si possono fare moltissime cose, assumere in cuor nostro il proposito di fare del nostro meglio per fare altrettanto». Il sindaco chiude spargendo ottimismo, sottolineando che di questi tempi ce n’è tanto bisogno. «Permangono numerose fragilità e difficoltà sociali, a cui va la nostra primaria attenzione. Ma c’è un clima incoraggiante in città. C’è operosità e voglia di migliorare. Speriamo che ci accompagni per tutto il 2016».

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