Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) Bg nella storia-Gamec: che bega!

Bergamospia (si dice, non si dice) Bg nella storia-Gamec: che bega!
28 Novembre 2015 ore 01:25

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Che ingrati quelli della Fondazione

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Che bega fra Fondazione Bergamo nella storia e Gamec. La prima avrebbe chiesto di «far tornare tutto come prima entro domani» nella sala dei giuristi di Palazzo della Ragione, che prima dell’estate aveva ospitato la mostra di Cory Arcangel. Lo spiega su Facebook il curatore Stefano Raimondi, che però fa giustamente notare (con tanto di foto) come gli organizzatori si fossero sobbarcati lavori di restyling per 10mila euro: copertura dei radiatori, ritinteggiatura delle pareti (tre mani) e illuminazione. Passi per il non sentirsi dire «grazie», però almeno sarebbe stato bello evitare di sentirsi intimare – all’improvviso, dopo cinque mesi di silenzio -, di riportare il salone indietro nel tempo. In realtà il motivo del contendere sarebbero proprio i dispositivi del riscaldamento-raffreddamento: ora sono coperti, bisogna aprire uno sfiato. Un intervento da poco, che però la Fondazione non intende a quanto pare sobbarcarsi. Perciò ha chiesto di togliere tutto, e chi si è visto si è visto.

 

«Ecco perché Anghileri non meritava la benemerenza»

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Perché non è stata data la benemerenza civica all’ex consigliere comunale Anghileri, che pure figurava tra i candidati? Lo spiega Simone Paganoni, capogruppo di Patto Civico, in una lettera all’Eco. Primo: è «inelegante» che i consiglieri diano l’onoreficenza a un altro consigliere. A Bergamo, dice Paganoni, c’è tanta gente che fa del bene in silenzio. Anghileri, e qui arriva il secondo motivo, si è sì impegnato per il bene comune, ma era suo preciso dovere. Punto. E l’accusa di Tentorio, secondo cui di vendetta politica si sarebbe trattato? Respinta al mittente. «Quando abbiamo deciso c’era anche il suo capogruppo». E poi «smettiamola con queste bassezze e dietrologie senza senso che hanno come unico scopo quello di inquinare il clima politico».

 

Salvagni ricorda Yara e accusa i “benpensanti”

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Nel quinto anniversario della scomparsa, l’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, ricorda Yara Gambirasio. «Il mio pensiero va alla piccola Yara, oggi come in ogni giorno dedicato a questo incredibile processo – scrive su Facebook -. Ho affermato sin dai primi momenti in cui ho assunto l’incarico difensivo che avrei sempre agito nel rispetto di questa sfortunata bambina, vittima di una violenza inaudita». Poi torna a guardare in casa sua e punta il dito contro la cattiveria e la disonestà di «certe persone benpensanti che stanno a loro volta uccidendo lentamente un uomo è la sua famiglia composta di bambini parimente innocenti, sfortunati, che soffrono in silenzio». Salvagni, «convinto di essere nel giusto», auspica che «un sussulto di dignità possa risvegliare le loro coscienze aprendo la mente al dubbio, facendo sì che il clamoroso errore giudiziario che si sta compiendo non diventi un’altra tragedia».

 

La crisi è finita? I poveri di Campagnola non se ne sono accorti

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La crisi è finita, ci garantiscono i politici. Sarà. Ma dal centro di primo ascolto della Caritas, a Campagnola, emerge uno scenario un po’ diverso. I poveri aumentano, non solo fra gli immigrati. Gli italiani sono sempre più numerosi, come rivela l’Eco. E se prima erano più che altro persone sole a bussare, adesso arrivano interi nuclei familiari a chiedere aiuto. Cercano lavoro, ma anche vestiti e cibo. Se la crisi è finita, loro non se ne sono accorti.

 

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