Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) Terzi e la miseria della politica

Bergamospia (si dice, non si dice) Terzi e la miseria della politica
03 Ottobre 2015 ore 14:32

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Bergamoscienza tra selfie e sete di sapere

foto di gruppo - chiusura 2014

Bergamoscienza inizia con il botto. E con i selfie. Tutti a far gara nel farsi immortalare con Peter Charles Doherty, conteso nemmeno fosse la quasi omonima rockstar. Al Nobel per la medicina gli organizzatori fanno indossare la tshirt della manifestazione, frotte di giovani gli si accalcano attorno grati di abbeverarsi a tanta sapienza. È il miracolo di un evento che avvicina la scienza alla gente, strappandola al divano per trascinarla a conferenze su temi complessi che normalmente farebbero addormentare in poco più di due minuti. Bergamoscienza fa venire a tutti una gran sete di sapere. L’importante è che non si estingua in due settimane.

 

La scure leghista sul Parco dei Colli

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La scure della Regione si è abbattuta inesorabile sul Parco dei Colli. Come annunciato a suo tempo dall’assessore (bergamasco) Claudia Terzi, l’ente ha pagato il fatto di aver messo la Ca’ Matta a disposizione dei migranti. Fattispecie non contemplata nello statuto, puntualizzano i leghisti. Così, via con il taglio di 90 mila euro di contributi nei prossimi tre anni. Aiuti i profughi? E io non ti aiuto più. Insorge e si indigna il sindaco Gori: «Vergognoso». E il presidente del Parco Oscar Locatelli, amleticamente, si chiede: «Miseria della politica o politica della miseria?». Meglio passare oltre. Prossima domanda, grazie.

 

Sant’Omobono esporta il sindaco in Bulgaria

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Chi l’ha detto che i politici italiani sono tutti da rottamare? Sant’Omobono esporta addirittura il sindaco. Paolo Dolci, 40 anni, tesserato di Forza Italia, è volato in Bulgaria su invito del partito “Comunità democratica”. Motivo: portare un esempio italiano di buona amministrazione per dare un valore aggiunto alla campagna elettorale. Dolci è intervenuto, ha concesso interviste, è apparso in tv. Insomma, una star. Roba da far invidia a Renzi.

 

Yara, il giallo del ciuffo d’erba

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Dopo il colonnello del Ros Michele Lorusso, anche il commissario della polizia scientifica Dario Redaelli afferma in aula che la povera Yara stringeva nella mano un ciuffo d’erba ben radicato a terra. Ergo, la ragazzina morì lì, nel triste campo di Chignolo. Mica vero, insiste la difesa di Bossetti, è solo un’impressione. Nel consueto resoconto post udienza a beneficio del popolo di Facebook, l’avvocato Salvagni lo dice forte e chiaro: «I video dimostrano esattamente il contrario, l’erba appare NON radicata al terreno». Forse se ne saprà di più il 7 ottobre, quando in tribunale arriverà l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, colei che effettuò i rilievi sul cadavere.

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