«Quella battaglia l'abbiamo vinta»

Cosa non vedrete più su Playboy (con le cover che han fatto la storia)

Cosa non vedrete più su Playboy (con le cover che han fatto la storia)
16 Ottobre 2015 ore 10:30

Il 12 ottobre s’è chiusa una pagina di storia: Playboy, una delle riviste erotiche più famose al mondo, ha annunciato che non pubblicherà più foto di donne nude a partire dal gennaio 2016. La motivazione? Oggi con un click si può trovare tutto il sesso che si vuole e Playboy come l’abbiamo conosciuto non ha più senso di esistere. La notizia è stata diffusa dal New York Times, che intervistando alcuni vertici della rivista ha avuto conferma delle voci che circolavano da diverso tempo. Cory Jones, CEO dell’azienda, ha dichiarato: «Ormai manca poco perché qualsiasi atto sessuale immaginabile diventi fruibile gratuitamente. E quindi non ha più senso il nostro ruolo in questo momento storico… È il passato». Gli ha fatto eco Scott Flanders, amministratore delegato di Playboy: «Il proliferare della pornografia online ha trasformato i nudi di Playboy in roba vecchia. Quella battaglia è stata combattuta e vinta». Hugh Hefner, fondatore della rivista e ancora oggi, a 89 anni, direttore esecutivo, s’è detto d’accordo con la decisione.

 

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[Hugh Hefner, fondatore di Playboy, con il primo numero del 1953]

 

Gli anni d’oro. Dicevamo: s’è chiusa una pagina di storia. Sì, perché da quel 1953, anno della nascita di Playboy con la prima storica copertina “firmata” da Marilyn Monroe, sono tantissimi gli uomini che si sono avvicinati al sesso anche grazie alle playmate, le famose conigliette che, di mese in mese, allietavano gli occhi maschili con le loro nudità impresse sulle pagine della rivista. Attrici, cantanti, modelle: tutte le più belle ci sono passate. Un successo enorme, come dimostravano le 5,6 milioni di copie vendute in Nord America nel 1975, arrivate anche a 7 milioni in occasioni particolari. Un successo che ha portato, negli anni, alla nascita delle edizioni in altri Paesi, tra cui l’Italia, dove arrivò nel novembre del 1972. La prima cover tricolore replicava la stessa della versione americana e conteneva racconti di Nabokov, Bradbury e Italo Calvino. La prima starlette nostrana a concedersi all’obiettivo di Playboy fu invece Agostina Belli, nel 1976. A lei sono poi seguite tantissime attrici, modelle, cantanti e sportive note nel Belpaese.

 

[Le migliori cover di Playboy USA]
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La crisi, anche italiana. Il perché del netto cambio di rotta si rinviene nei numeri: recentemente Playboy non supera le 800mila copie vendute nel Nord America, mentre nel resto del mondo fatica sempre più a imporsi. Prendiamo l’Italia: dopo 30 anni, nel dicembre 2003 venne chiusa l’edizione tricolore con il motivo che vendeva troppo poco. Solamente nel 2008 tornò nelle edicole italiane grazie alla Play Media Company, ma un nuovo stop arrivò nella primavera 2014. A inizio estate 2015 una nuova partenza e a settembre s’è diffusa la notizia che i prossimi numeri di Playboy Italia saranno seguiti niente meno che da Fabrizio Corona, fresco fresco di “ritiro spirituale” nella comunità Exodus di don Mazzi e pronto a tornare in pista. Solo tre numeri dicono (il primo è già uscito, con le sorelle cantanti Le Donatella in copertina), ma se Playboy in salsa Corona riuscisse finalmente a sfondare sul mercato editoriale italiano, chissà mai che la collaborazione non possa durare nel tempo.

Un restyling completo (e obbligato). Ma torniamo alla casa madre del coniglietto col papillon. Negli Usa la mossa ha stupito un po’ tutti, sebbene i prodromi fossero già evidenti: da anni la rivista era diventata più morigerata, puntando sull’artisticità piuttosto che sulla mera nudità. Una mossa dettata puramente dal proliferare di internet e in particolare dei social network: su Facebook e Instagram, ad esempio, le fotografie di nudo sono vietate e vengono rimosse, spesso con la sospensione degli account che le hanno diffuse. Questa policy negava a Playboy un canale di diffusione fondamentale in questa epoca. Optando allora per una filosofia “fotografica” meno hot (ma comunque allusiva), la rivista ha potuto sfruttare appieno i canali social, che infatti negli ultimi anni hanno avuto un vero e proprio boom, con la pagina ufficiale Facebook che ha raggiunto quota 16,5 milioni di “Mi piace” e quella Instagram che vanta 3,2 milioni di followers. Tutto questo senza contare che già dall’estate del 2014 sul sito ufficiale di Playboy non sono più pubblicate fotografie di modelle nude. In realtà le immagini più esplicite rimangono, ma sono limitate all’area Playboy +, ovvero quella a pagamento, dove è presente tutto l’archivio storico e contenuti esclusivi. Questa mossa fa infine da apripista per un restyling completo del pacchetto Playboy: la rivista e i suoi contenuti saranno totalmente ridisegnati, con un nuovo style che intende puntare molto di più sulla qualità dei contenuti e molto meno, per l’appunto, sulle mere immagini di nudo. Anche se, negli anni, la rivista ha spesso ospitato contenuti di altissimo livello: racconti di Haruki Murakami, interviste con Malcom X, Martin Luther King, il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e Vladimir Nabokov.

 

[Le migliori cover di Playboy Italia]
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Ma come sarà il nuovo Playboy (che dovrebbe debuttare nel nuovo format a marzo 2016 in America)? Come ha spiegato Il Post, la playmate del mese continuerà a essere pubblicata, ma con fotografie adatte per lettori dai 13 anni di età e con meno interventi in fase di postproduzione per il fotoritocco. Non si sa, invece, se resterà anche la classica fotografia su due pagine al centro della rivista (“centerfold”), uno degli elementi distintivi di Playboy. Continueranno a essere pubblicate interviste e inchieste di vario tipo, con l’obiettivo di attrarre soprattutto giovani lettori. I nuovi tipi di contenuti sono stati sottoposti a numerosi test, con l’obiettivo di calibrarli in modo ideale per un pubblico tra i 18 e i 30 anni, una delle fasce di età preferite dagli inserzionisti.

Una mossa obbligata. La verità è che i tempi sono cambiati e c’è una maggiore sensibilità da parte dei consumatori. Per questo la società non vuole che la sua immagine continui a essere associata solamente a quella dei nudi femminili, cosa che potrebbe danneggiare le vendite in alcuni mercati. Sebbene il marchio Playboy sia uno dei più conosciuti al mondo (dopo quello della Nike e della Apple) e proprio dallo sfruttamento del marchio la società ottenga ricavi da capogiro, la rivista produce in realtà ricavi sufficienti per mantenersi solo se si considerano tutte le edizioni internazionali messe insieme. L’edizione statunitense perde in media 3 milioni di dollari ogni anno, ma è considerata una spesa irrinunciabile per il marketing e per mantenere la fama del marchio e fare in modo che se ne parli. Ma ora anche questa deve cambiare se si vuole che Playboy continui a esistere.

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