«Votatemi, andrò in Campidoglio coi mezzi pubblici»

Dal garibaldino all’anti-Belpietro Bizzarri candidati del M5S a Roma

Dal garibaldino all’anti-Belpietro Bizzarri candidati del M5S a Roma
Eventi 17 Febbraio 2016 ore 15:50

Sono passati tre anni e di acqua sotto i ponti ne è passata. Nel 2013 il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si apprestava ad affrontare la sua prima, vera esperienza politica e, distinguendosi dalla massa partitica italiana, i propri parlamentari li faceva scegliere al popolo della rete attraverso le cosiddette “Parlamentarie”: brevi video postati sul blog dell’ex (o forse non ex) comico dove ogni candidato si presentava ed esponeva il proprio programma. E in effetti i pentastellati si distinsero, forse anche troppo. Alcuni di quei filmati erano così surreali da scatenare l’ilarità di giornalisti e non solo, tra programmi quantomeno discutibili (ve le ricordate le scie chimiche? E i microchip degli americani? Per non parlare dell’suo della Aloe arborescens per combattere il cancro) e video di personaggi così eccentrici che, più che candidati parlamentari parevano candidati alla Corrida.

 

 

Sono passati tre anni da allora. Oggi il Movimento 5 Stelle non è più un’incognita, ma una realtà politica innegabile, secondo partito italiano e ago della bilancia per molte battaglie parlamentari (vedi le unioni civili). Eppure il metodo di scelta non è cambiato: anche per le elezioni comunali di Roma, infatti, il Movimento s’è affidato alla rete. Lunedì 15 febbraio, sul blog di Grillo, sono stati pubblicati i filmati dei cittadini tra cui, dopo un duro sondaggio tra gli iscritti, spunteranno i nomi dei 49 candidati per il Consiglio comunale e pure quello del candidato sindaco. Ogni “cittadino” ha una pagina personale con descrizione e filmato di presentazione di massimo due minuti. A differenza delle Parlamentarie, però, in queste Comunarie i pentastellati hanno deciso di cambiare un po’ il format: sfondo grigio, musica di sottofondo, grafica anonima e due minuti per spiegare chi si è e perché si scende in campo. Niente video fai-da-te dunque, con l’obiettivo di ridurre al minimo proprio quegli eccessi che avevano tanto fatto discutere nel 2013. Forse è per questo che, tra tutti i video caricati, quello che ha maggiormente catturato l’attenzione in rete è stato quello di Carlo Chiariglione, 42enne impossibilitato a girare il video a Roma insieme agli altri candidati e, quindi, autore di un meraviglioso fai-da-te vecchio stile.

 

 

Quel quadro di Garibaldi alle sue spalle, il gesticolare pomposo e studiato e il linguaggio da televenditore lo hanno già trasformato in una star e hanno reso il suo video un cult. Il buon Chiariglione si definisce, umilmente, «incorruttibile e irricattabile, quindi scomodo a molti, ma per questo giusto» e invita i suoi concittadini a votare, perché «in base alla vostra scelta verrà stabilito l’irrimediabile declino di Roma o una sua gloriosa rinascita». Al di là del lato puramente estetico e superficiale, però, il suo video non è tra quelli contenutisticamente più assurdi. Perché sì, anche in questa occasione i pentastellati hanno dato sfoggio di grande fantasia. Del resto è normale che sia così quando è il popolo a «scendere in campo» (citazione di berlusconiana memoria ma rispolverata dagli attivisti del Movimento) e il controllo sulle idee dei candidati è ridotto all’osso, come ha dimostrato il caso di Antonio Caracciolo, professore della Sapienza finito sotto procedimento disciplinare (e poi assolto) presso il Consiglio nazionale universitario perché accusato di aver negato lo sterminio degli ebrei durante l’Olocausto. La sospensione della sua candidatura è avvenuta solo a posteriori, dopo le tante polemiche per il video di presentazione in cui si diceva «contrario a ogni legge sul negazionismo».

 

 

Andando oltre i singoli casi, cosa ci offrono queste Comunarie? Un po’ di tutto. C’è il militare Chiariglione, ma anche un console, Augusto Vaccaro, e un assistente parlamentare, Francesco Silvestri. C’è l’architetto Antonio Aquilino che si impegna «a portare avanti il nostro programma evitando qualsiasi tipo di autoreferenzialità», ma anche fratello di un ex militante 5 stelle, diffidato dal leader Grillo dall’uso del simbolo perché diventato noto, agli esordi della legge Cirinnà, come volto dell’«area cattolica dei 5 stelle». C’è anche il volto noto Ivo Mej, giornalista di La7, che prima giustifica la sua professione («Ogni giorno da quando esiste il Movimento è incessante in redazione la mia opera di tutela della correttezza delle notizie riguardanti le idee del Movimento stesso») e poi racconta le battaglie che sta portando avanti e che dovrebbero convincere i romani a votarlo: quella per la radiazione dall’albo dei giornalisti di Maurizio Belpietro e quella a favore dei colleghi Fittipaldi e Nuzzi. Che cosa c’entrino queste battaglie con Roma e la sua amministrazione non si sa.

 

 

Ci sono militari e casalinghe, avvocati e tassisti, informatici e viceprefetti. C’è Paola Pannicelli, produttrice televisiva per Rai Fiction, a cui consiglieremmo di essere un po’ più convincente in futuro («Penso di voler contribuire a migliorare la nostra città. Sono poche parole, le altre le troverete nel curriculum»). C’è chi si vanta della sua grande esperienza da militante («Ho fatto molto volantinaggio»), chi tranquillizza i votanti («Se non mi voterete non c’è problema»), chi assomiglia a Checco Zalone (impressionante la somiglianza al comico barese di Marco Martens) e chi ci tiene a sottolineare che, se eletto, «mi impegno a raggiungere il Campidoglio con mezzi pubblici o ad impatto zero».

 

 

I favoriti, però, sono due: Marcello De Vito e Virginia Raggi, entrambi consiglieri uscenti (erano 4 i consiglieri pentastellati nell’ultima amministrazione). Il primo, già candidato sindaco e capogruppo del Movimento in Consiglio, spiega che «dobbiamo completare l’opera. Ci vuole molto coraggio». La Raggi, invece, va più diretta al cuore delle persone: «Noi siamo pronti a darti voce. Ma tu, avrai coraggio?». Bella domanda.

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