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I suoi trasformismi più audaci

David Bowie “è”, semplicemente

David Bowie “è”, semplicemente
Eventi 08 Novembre 2014 ore 07:50

La mostra David Bowie Is, organizzata al Victoria & Albert Museum di Londra nel 2013, ha fatto numeri da record. In pochi mesi ha superato i 3100 visitatori per poi partire per un vero e proprio tour nelle più importanti istituzioni museali del mondo. Forte di questo successo, il regista Hamish Hamilton ha diretto e girato un film per visitarla di nuovo comodamente seduti al cinema. Così David Bowie Is è diventato un vero e proprio viaggio attraverso i 50 anni di carriera del camaleontico Duca Bianco, un docu-film che il 25 e il 26 novembre guiderà gli spettatori tra 300 oggetti esposti, un patrimonio di memorabilia legati al mondo di un uomo che è stato in grado di cambiare la nostra cultura, dalla musica alla moda, dalle performance al design.

Il New York Times l’ha definita «elegante e oltraggiosa». Il The Guardian l’ha descritta come «un trionfo». Filmati, fotografie, manoscritti, storyboard per video, bozzetti di costumi e scenografie sono necessari per scoprire le idee sulla musica, l’arte e la performance di questa leggenda vivente, rievocando una storia frammentata in 140 milioni di album venduti. Basta sedersi sulle poltroncine della sala buia del cinema per entrare davvero dentro Bowie. Sul muro, una frase ripresa dai suoi scritti presenta la pellicola: «Tutta l’arte è instabile. Il suo significato non è necessariamente quello implicito dell’autore. Non c’è una voce autorevole. Ci sono soltanto molteplici letture». Durante il docu-film si passeggia in compagnia di ospiti speciali, come Kensai Yamamoto, celebre stilista giapponese, o Jarvis Cocker, frontman dei Pulp.

 

Installation Shot of David Bowie is at the V&A is courtesy David Bowie Archive (c) Victoria and Albert Museum, London (1)

 

Bisognerebbe osservare David Bowie allo specchio per inquadrare tutti i suoi alter ego. Audaci, imprevedibili, visionari. Dal Major Tom di Space oddity a Ziggy Stardust, dal Thin White Duke di Station to Station al diafano post-rocker di Heroes fino ai trionfi di Let’s dance e del più recente The next day. La sua immagine riflessa galleggia in una dimensione parallela, onirica, dalla quale ha catturato tutto ciò che fluttuava nell’aria per creare i suoi personaggi, trasformando se stesso negli eroi delle sue esibizioni: alieni, marziani, uomini che vanno nello spazio e si perdono.

Musicista, interprete, artista, attore, precursore di avanguardie, è davvero un personaggio capace di dettare le nuove regole della cultura di massa. Sancisce il passaggio a un nuovo futuro, postmoderno e pop, dove regnano il glamour, l’androginia e lo scandalo. David Bowie è molto più di un semplice divo del rock. La sua musica è indissolubilmente legata al suo stile, a cui si sono ispirati designer, registi, pittori e gente comune, affascinati dalla sua natura multiforme. Nessuno, nella storia del pop, ha avuto un’uguale capacità di giocare con il travestimento e la sartoria, violando i codici morali di un’epoca.

Ecco i suoi trasformismi più audaci.

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  • La prima figura a bucare gli occhi è un manichino con la tuta in Pvc disegnata da Kansai Yamamoto per il Tour di Alladine Sane del 1973. Un essere alieno piantato coi pantaloni a sbuffo che sembrano due grandi orecchie mentre la figura intera è una pera cotta di Alice nel paese delle meraviglie. L’estro della pop star si palesa nell’esuberante tuta in vinile nero Tokyo Pop, uno degli abiti più appariscenti della sua carriera da “trasformista”, creato da Kansai Yamamoto per il tour Aladdin Sane (1973).
  • Eccolo, nella famosa tuta multicolore, disegnata da Freddie Burretti per l’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972), che richiama alla mente i costumi già ideati da Stanley Kubrick per i personaggi di Arancia Meccanica.
  • Non ultimo il provocante cappotto disegnato per la copertina dell’album Earthling (1997), che combina elementi del design tradizionale, rappresentato dall’Union Jack che rimanda alla firma sartoriale di Alexander McQueen a Saville Row, con un’estetica punk dal tono iconoclasta e sovversivo.
  • Ma l’immagine che evoca Bowie più di tutte è il ricordo della figura onirica dai capelli tinti in un brillante color aranciata. Indossa una tuta monomanica e monogamba, ha il viso dipinto come una tela espressionista. Proprio questo è ciò che Bowie cerca di ripetere nel rock, interpretandolo come uno schermo vuoto su cui dipingere il teatro della società. Ecco perché la musica, da sola, non basta a dar un senso compiuto alla sua arte.