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LA PUNIZIONE STUDIATA AL MIT DI BOSTON

Pirlo non lascia la Nazionale Elogio della “maledetta”

Martedì 24 giugno al termine della gara contro l'Uruguay, sembrava che anche Andrea Pirlo dicesse basta con la Nazionale. Invece, sul volo di ritorno che da Rio portava gli Azzurri in Italia, Demetrio Albertini pare aver convinto il regista della Nazionale e della Juventus a ripensare seriamente al ritiro restando nel gruppo azzurro. Nonostante la non più verde età (35 anni compiuti il 19 maggio), il regista ha detto: «Se il nuovo ct riterrà utile il mio apporto, verrò sempre volentieri». Con la maglia azzurra Pirlo ha giocato vent'anni toccando l'apice con la vittoria del Mondiale 2006 in Germania. Il suo talento cristallino e le sue "maledette" continueranno a deliziare i tifosi della Juve e degli Azzurri.

Pirlo non lascia la Nazionale Elogio della “maledetta”
Eventi 24 Giugno 2014 ore 18:15

Pubblichiamo di seguito un elogio “della maledetta”, la punizione che ha reso Pirlo celebre in tutto il mondo del pallone.

Ci sono traiettorie che i pallonari non si dimenticheranno mai: la punizione di seconda di Maradona alla Juve, il tiro di Van Basten in finale dell’Europeo contro l’URSS, Roberto Carlos in amichevole con la Francia e Shevchenko a San Siro, sempre contro la Juventus, sono solo alcune delle più incredibili direzioni che una semplice sfera ha preso dopo essere stata colpita dal calcio di questo o quel calciatore. Oggi noi italiani impazziamo, e siamo totalmente dipendenti da un certo tipo di traiettoria che nel mondo viene conosciuta come “maledetta”. La maledetta è il nome dato a quel tipo di punizione che Andrea Pirlo, regista titolare della Juventus campione d’Italia e della Nazionale, ha brevettato alla perfezione dopo averla osservata per poterne carpire tutti i segreti da Juninho Pernambucano, ex centrocampista centrale del Lione dei miracoli che dominava in Francia non più tardi di una decina di anni fa.

Perchè si definisce “Maledetta”.

Maledetta perché la palla una volta partita assume una traiettoria imprevedibile: sta in aria per poi abbassarsi improvvisamente cambiando del tutto direzione e provocando forti mal di testa agli incolpevoli portieri che non sanno proprio come “leggere” un tiro del genere, come ci ha testimoniato Hart nella partita d’esordio del Mondiale degli Azzurri. Pirlo nella sua autobiografia, Penso quindi gioco, scritta assieme al giornalista di Sky Alessandro Alciato ed edita da Mondatori, descrive così il “suo” marchio di fabbrica:

La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto il più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l’effetto.

Insomma una questione seria: tutto dipende dall’inclinazione del piede e dalla modalità di calcio, poi quello che accade esce dalla volontà del campione ed entra nel campo della fisica.

 

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Gli studi fisici del MIT sulla punizione “maledetta”.

Già la fisica. Ha destato talmente tanta curiosità questa modalità di calciare le punizioni che il MIT, Massachusettes Institute of Tecnology di Cambridge (http://web.mit.edu/), ha assegnato ad una squadra di ricercatori il compito di studiare la maledetta. Il MIT è una delle principali sedi di ricerca al mondo e, nel 2012-13, si è classificato in prima posizione assoluta nell’annuale classifica delle migliori università del mondo; inoltre l’ateneo americano può vantare 78 premi Nobel (28 in Fisica, 20 in Economia, 15 in Chimica, 10 in Medicina e 4 per la Pace). Nel loro studio, i ricercatori americani, si sono concentrati sulla capacità di calcio del tiratore bensì sul pallone. La sfera tonda, rincorsa abitualmente da 22 uomini per 90 minuti, è fatta di cuoio e di cuciture, le quali, seppur in maniera impercettibile, modificano la sfera che può passare da liscia a ruvida. Il famoso Jabulani, che creò non pochi problemi a molti estremi difensori in Sudafrica, era molto liscio e appena prendeva velocità schizzava via come una scheggia impazzita, come ha provato sulla sua pelle il portiere inglese Green contro gli USA

 

 

L’effetto Magnus è la causa di tutto.

In America hanno cercato di fare un parallelo con un colpo proprio del baseball, uno degli sport principali statunitensi, il “knucleball ovvero la palla tirata con le nocche della mano. Il tiro è privo di qualsiasi effetto, ma in aria i vortici creati dalle cuciture della pallina producono della variazioni di traiettoria che rendono il colpo imprevedibile. Se è vero che, nella prima parte delle punizioni calciate da Pirlo, il pallone pare fermo in aria, nella “seconda parte” assume una direzione improvvisa spiegabile solamente dalla differenza della tipologia del pallone. John Bush, professore di matematica applicata al MIT, ha spiegato che i dettagli della superficie di un pallone sono fondamentali per quanto riguarda la traiettoria e sono conseguenza dell’effetto Magnus. L’effetto Magnus è il responsabile della variazione di un corpo rotante in un fluido (l’aria) in movimento, e prende il nome dal suo scopritore il chimico e fisico tedesco Heinrich Gustav Magnus, vissuto tra il 1802 e il 1870. Secondo Bush la superficie dei palloni influenza lo strato limite tra le cuciture e l’aria nel punto dove intervengono le pressioni che cambiano la traiettoria, dando particolari effetti alla sfera. Per via dell’effetto Magnus, che dice che Un corpo in rotazione in un fluido trascina con sé lo strato di fluido immediatamente a contatto con esso, e quest’ultimo, a sua volta, trascina con sé lo strato attiguo: attorno al corpo rotante si formano così strati di fluido rotanti su circonferenze concentriche, in un pallone ruvido, il fluido rallenta in alto per poi accelerare in basso, così facendo succede che la differenza di pressione innesca una portanza negativa diretta verso il basso, senza però subire effetti particolari. Con un pallone meno ruvido invece l’effetto della pressione degli strati limite tra le cuciture, ha come risultato un flusso turbolento soggetto sia agli sbalzi d’aria che all’effetto impresso dal calcio, i quali generano una traiettoria letale come la “maledetta”.

 

 

Insomma oltre all’innata capacità di tirare le punizioni Pirlo ora, e Juninho Pernambucano prima, hanno la non comune capacità di saper “interpretare” il pallone anche per quello che riguarda la sua costruzione; anche questo è un dono che possiedono solo i grandissimi.

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