Il padiglione è già pronto

Expo -14. Che c’entra il Vaticano?

Expo -14. Che c’entra il Vaticano?
16 Aprile 2015 ore 15:24

Vista l’esperienza millenaria in cantieri di ogni tipo, il Vaticano è arrivato puntualissimo a concludere i lavori del suo Padiglione per Expo2015. Non poteva mancare, secondo una strategia che sta portando la chiesa ad uscire dal recinto (sarà presente per la seconda volta anche alla prossima Biennale di Venezia che apre il 9 maggio). Un padiglione semplice, sobrio, progettato da Michele Reginaldi e rifinito con l’elegantissima grafica di Ginette Carron, che ha stipato di bellissime scritte tutte le facciate dell’edificio. “Non di solo pane”, e “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” sono i due nomi  del padiglione: un giardino da custodire, un cibo da condividere, un pasto che educa, un pane che rende presente Dio nel mondo sono i “capitoli” nei quali si organizza il percorso espositivo basato su diversi linguaggi artistici, dai più tradizionali a quelli innovativi.

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Non è la prima volta che il Vaticano è presente ad un’Expo: era già accaduto con Pio IX (nel 1867 a Parigi con uno spazio di 64 metri quadri…) e più di recente con Benedetto XVI a Shanghai. Grande attenzione ai costi, circa 3milioni di euro, che sono stati coperti da Vaticano, Cei e Diocesi di Milano. Mentre Cattolica Assicurazione ha coperto i costi relativi alle opere d’arte che saranno presenti: si inizia con L’ultima cena del Tintoretto proveniente dalla chiesa di San Trovaso a Venezia. Poi per gli ultini tre mesi arriverà L’istituzione dell’Eucarestia capolavoro di Rubens conservata nel Museo Diocesano di Ancona. Tre grandi schermi racconteranno la visione cristiana della carità, della condivisione, della solidarietà. Una parete fotografica accoglierà i visitatori con l’esposizione di 86 immagini proiettate su schermi e 91 foto stampate in diversi formati. «Un’onda di storie, sguardi, volti», l’ha definita il cardinale Ravasi, i cui autori sono artisti, fotografi, giornalisti, semplici appassionati «provenienti da diversi continenti e di diverse appartenenze religiose».

 

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[Istituzione dell’Eucaristia di Rubens]

Ma la presenza della Chiesa ad Expo non finisce qui. Entrando dall’ingresso principale (quello Ovest), i visitatori s’imbatteranno in una struttura leggera, trasparente e affascinante progettata da uno degli studi di architettura più in ascesa in Italia: Piuarch, che nel 2013 è stato premiato come “Architetto Italiano 2013”. Il padiglione è stato ribattezzato con il nome un po’ minimalista di “edicola” e si presenta come un luogo pensato per favorire l’incontro e lo scambio di esperienze. All’interno una sorpresa: un’opera simbolo, firmata da un artista tedesco, Wolf Vostell, e realizzata nel 1973. Vi si vede una Cadillac, simbolo di un consumismo sconsiderato, circondata da bastoni di pane avvolto in giornali, bisogno primario, correttivo e medicamento per ricostruire l’equilibrio interiore; l’umanesimo di Vostell lancia un messaggio politico e sociale di valenza planetaria.

Ma la vera iniziativa simbolo messa a punto dalla chiesa milanese per Expo, la si potrà trovare in un altro punto di Milano. A Greco, quartiere caro alla memoria di Gaber, Jannacci e Celentano, verrà aperto il Refettorio ambrosiano, uno spazio grande, allestito grazie a tavoli e arredi progettati da alcuni dei maggiori design milanesi, dove per il periodo di Expo alcuni grandi chef si alterneranno a proporre piatti realizzati con il cibo “avanzato” dai ristoranti di Expo.  Un Refettorio contro gli scarti, per tener fede ad una dei messaggi su cui più insiste papa Francesco. Sarà quindi, in ogni senso la più bella mensa per i poveri che sia mai stata pensata e realizzata. Una mensa a tre stelle, che non ha prezzo. Nel senso che ci può mangiare solo chi non ha soldi in tasca.

 

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