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Il film da vedere nel weekend I morti non muoiono, grandi citazioni

Il film da vedere nel weekend I morti non muoiono, grandi citazioni
14 Giugno 2019 ore 09:07

Regia: Jim Jarmusch.
Con: Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Jim Jarmusch è senza dubbio uno dei registi che meglio riesce a catalizzare l’attenzione dei critici e quella del pubblico grazie a film esteticamente curati e complessi, sostenuti però da una trama fruibile e di grande fascino, legata a topoi classici del cinema di genere. Basti pensare alla sua personalissima versione del mito vampirico fornita in Solo gli amanti sopravvivono (2014), ideale dittico con il suo ultimo lavoro, appena presentato a Cannes e finalmente pronto a sbarcare nei nostri cinema. Lo stile di Jarmusch è personale e dotato di una forte coerenza, basato su un eclettismo estetico e formale che strizza volentieri l’occhio anche a tipologie cinematografiche ritenute meno nobili. Un regista, insomma, pienamente postmoderno, che con il suo ultimo I morti non muoiono rivisita un tema di grande interesse per il cinema d’ogni epoca.

 

 

La causa scatenante del film è – guarda caso – il riscaldamento globale, con le sue conseguenze nefaste. L’esaurimento delle risorse del pianeta ha infatti comportato lo scioglimento dei ghiacci e un nuovo allineamento della Terra, con conseguente scambio di giorno e notte e resurrezione dei defunti in forma di zombie. Così i nostri protagonisti (in una cittadina sperduta dell’Ohio), agenti di polizia o impresari di pompe funebri che siano, dovranno vedersela con il ritorno dei trapassati, affrontandoli con ogni arma a disposizione. E fra conoscenze acquisite divorando film sugli zombie e improbabili abilità nell’uso della katana, questa squadra improvvisata dovrà cercare di sopravvivere nel mezzo dell’Apocalisse. I morti non muoiono si presenta, sin da queste premesse, come un film fortemente citazionista, che richiede allo spettatore di conoscere le regole del gioco e di essere in qualche modo un fruitore appassionato di cinema. Solo in questo caso emergono i numerosi riferimenti che Jarmusch ha inserito nel film (e che non riveliamo per il rischio di spoiler). Colpisce soprattutto la differenza rispetto al già citato Solo gli amanti sopravvivono; se quello era oscuro, molle, decadente nei modi e nelle forme, questo è assolutamente pop, irriverente nello stile e incredibilmente divertente. Lo anima un sincero amore per il cinema pulp e di consumo, che si traduce però in un’estetica ben definita (per quanto patinata ed eccessiva) e assolutamente coerente con se stessa.

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Tutto è fuor di sesto in questo film, le regole del mondo sono sovvertite e in questo contesto sembra che solo quanto visto al cinema possa davvero salvare la vita. Così, uno dei poliziotti protagonisti – fanatico dei film di zombie – si rivela insperabilmente preparato al nuovo compito che lo aspetta: il cinema riesce ancora a fornire un “manuale di istruzioni” per governare i nostri comportamenti, per guidare le nostre condotte. I morti non muoiono è allora prima di tutto una riflessione sul valore che il cinema (ancora) ha in un mondo che sembrava aver dismesso la sua importanza e si risolve in una dichiarazione d’amore per uno specifico linguaggio espressivo. Elegante, potente e capace di intrattenere senza rinunciare a una notevole complessità, I morti non muoiono si presenta come uno dei lavori più interessanti di Jarmusch, che bissa anche il successo ottenuto con il recente Paterson. Imprevedibile nei contenuti e formalmente ineccepibile, il film è assolutamente da non perdere e rimarrà probabilmente una delle migliori visioni dell’anno, non solo fra quelle fuoriuscite dall’appena concluso Festival di Cannes.

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