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Gli impervi isolotti irlandesi dove si combattono “Guerre stellari”

Gli impervi isolotti irlandesi dove si combattono “Guerre stellari”
Eventi 09 Agosto 2014 ore 14:00

Qui dove nebbia e mare si uniscono il turismo è un lusso per pochi. E il discrimine non sono i soldi, ma il coraggio, oltre ai divieti imposti da autorità e cause naturali. D’altronde, le isole Skellig appaiono quasi inaccessibili: due rocce che spuntano fuori dall’acqua come iceberg, a largo della Contea di Kerry, costa sud-ovest dell’Irlanda. In pochi s’arrischierebbero sui gradini tanto ripidi che s’arrampicano su per la Skellig Michael, la più grande delle due, immersa nel blu dell’Oceano Atlantico a quasi 20 chilometri dalla terra ferma.

E nessuno dei pochi abitanti di Portmagee (villaggio da cui partono i collegamenti verso le Skellig) si aspettava che il proprio paese sarebbe stato invaso da telecamere e attori, registi e cameramen. E invece il luogo è diventato il quartier generale per le riprese del prossimo episodio della saga di Star Wars, il settimo (in uscita a dicembre 2015), che proprio sui due isolotti ambienta alcune delle sue scene. Settimana scorsa sono cominciate le riprese, tenute segrete fino all’ultimo per evitare l’invasione di curiosi: alcune barche circondavano le isole per bloccare eventuali turisti. I paesi lungo la costa, intanto, facevano un pieno di popolarità e inusuale successo, con tutti gli alberghi e bed and breakfast prenotati per troupe e attori, e ogni trasporto verso l’isola, barche ed elicotteri, dedicato alla produzione del film.

E a vedere le foto delle Skellig si capisce perché JJ Abrams, il regista di Star Wars, abbia deciso di venire proprio qui a girare l’ultimo episodio di Guerre Stellari, il primo della nuova trilogia annunciata dopo l’acquisizione della Lucasfilm da parte di Disney. Little Skellig, la più piccola delle due, è totalmente disabitata, popolata solo da centinaia di uccelli marini che qui vengono a nidificare in sicurezza, protetti dall’Oceano dalle minacce dei predatori. Pure l’altra, Skellig Michael, è disabitata ma conserva i segni di un passato lontano in cui di vita ce n’era. Quella dei monaci del sesto secolo che scelsero questo paesaggio come luogo di contemplazione ed ascetismo, e vennero a edificarvi un monastero. L’isola è irta e montagnosa, e il complesso religioso sorge quasi a picco sul mare, 150 metri d’altezza, collegato da una ripida scalinata scavata nella montagna che pare tutt’altro che sicura: in cima si riconoscono sei celle simili ad alveari, due oratori e una vecchia chiesa, oltre a numerose lapidi e croci, tutto realizzato in pietra. Il passaggio dei Vichinghi ha danneggiato il monastero, il tempo ha fatto il resto, rendendo l’isola un luogo pallido e spettrale, che suscita sentimenti di mistero misti a soggezione.

L’Unesco nel ’96 ha proclamato le isole Skellig patrimonio dell’Umanità, ma da diverso tempo le autorità locali hanno scelto di regolare gli accessi: l’arrivo di troppi turisti rischierebbe di danneggiare ciò che è conservato tra quelle pietre, e il frequente maltempo rende difficili gli sbarchi. Ma per le troupe di Star Wars si è chiuso un occhio, e il meteo è stato clemente. Consegnando la saga più leggendaria di film fantascientifici ad uno dei luoghi più misteriosi che l’Europa conosca.

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