in onda il 4, 5 e 11 ottobre

Harley-Davidson, la gloriosa storia (martedì su DMAX l’ultima puntata)

Harley-Davidson, la gloriosa storia (martedì su DMAX l’ultima puntata)
07 Ottobre 2016 ore 03:30

Le Harley sono le Harley, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Ma forse qualcuno, tra appassionati e non, potrebbe volersi sentir raccontare la storia della loro creazione. Ci ha pensato DMax (canale 52 del digitale terrestre e 136 di Sky) a realizzare una miniserie, Harley and the Davidsons, che andrà in onda il 4, 5 e 11 ottobre alle 21.10, con un cast di tutto rispetto: Michiel Huisman (Daario Naharis de Il trono di spade) nei panni di Walter Davidson, Robert Aramayo (il giovane Ned Stark de Il trono di spade) che interpreta Bill Harley e Bug Hall (Piccole canaglie) che ricopre il ruolo Arthur Davidson. Per l’occasione, Max Pezzali introdurrà gli episodi, raccontando come è nata la sua passione per lo storico marchio. Divisa in tre capitoli da due ore ciascuno e ambientata all’inizio del secolo scorso a Milwaukee, Harley and the Davidsons è la storia di Bill Harley e dei fratelli Walter e Arthur Davidson, amici, figli di operai immigrati, che insieme danno vita a un marchio destinato a rappresentare l’America e i suoi ideali di libertà.

 

 

La nascita delle Harley-Davidson. Milwaukee è una piccola città nel Wisconsin, nel cuore dell’America rurale del nord. È il 1902, William Harley e Arthur Davidson, due ventenni intraprendenti, costruiscono una bicicletta motorizzata nel garage di Arthur, uno spazio di tre metri per cinque. L’anno dopo, il 28 agosto 1903, da quel primo prototipo nasce un’azienda che produce tre esemplari. Nel 1906, in Juneau Avenue, dove ancora oggi sorge il quartier generale, entra in funzione il primo stabilimento. Già nel 1907, le Harley messe in commercio sono 150. Le prime moto sono tutte monocilindriche, il primo bicilindrico a V di 45° nasce nel 1909, prodotto (attenti ai numeri in crescita!) in 1149 esemplari. Lo stabilimento raggiunge presto i 28mila metri quadrati: nel 1913 le Harley prodotte sono quasi 13mila esemplari. Il nome si è affermato. La consacrazione generale arriva l’anno dopo, quando viene introdotto un nuovo cambio a due marce, con conseguente possibilità di spostare carichi pesanti: nasce il sidecar con trasporto passeggero, la Harley diventa la moto d’eccellenza per il tempo libero e le gite di famiglia.

4 foto Sfoglia la gallery

Le guerre e la crisi economica. Se è vero che la guerra è una tragedia che non conosce confini né classi sociali, è pur vero che fior fior di aziende basano su di essa la propria esistenza. Non era naturalmente il caso della Harley-Davidson, che però si trovò – e fu una fortuna – a dover rifornire l’esercito: furono 45mila le H-D utilizzate al fronte. E così, quando il conflitto finì, nel 1920 la Harley-Davidson era la maggiore produttrice mondiale di moto, presente in 67 Paesi. Lo stesso sarebbe successo anni dopo, nella seconda guerra mondiale, quanto l’Harley avrebbe prodotto 88mila moto destinate ai campi bellici. Nemmeno la crisi del post ’29, in realtà, mise in difficoltà la Harley, che rimase, fiorente, a contendersi il mercato con la Indian. Erano arrivate, in quegli anni, cilindrate fino ai 1200 cc e una delle caratteristiche più amate e peculiari: il serbatoio a goccia (Teardrop).

 

 

Gli anni Settanta e Ottanta. Se la solidità aziendale mantenne la sua fermezza, un po’ meno la verve creativa: negli anni Settanta si segnò di fatto un ristagno delle novità, soprattutto se confrontate a quelle dei competitor giapponesi. Anche se, da metà degli anni Settanta, la Harley, legata al marchio italiano Aermacchi e con Walter Villa come pilota, conquistò dei titoli iridati. Si dovette aspettare comunque gli anni Ottanta perché qualcosa cambiasse, con l’arrivo di un nuovo motore e il modello Fat Boy (1990). Da allora ad oggi, il mito è rimasto, intramontabile.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia