Dall'Internazionale

La grammatica delle spie

La grammatica delle spie
28 Agosto 2014 ore 10:01

Lo stile delle spie, nell’ «Internazionale» numerato 1065, è un titolo efficace per un articolo. Fa venir voglia di andare a metterci in naso. E in effetti anche noi ce l’abbiamo messo. Abbiamo così scoperto che si tratta di una breve introduzione a un documento che circola in rete da qualche mese: lo Style manual & Writers guide for Intelligence Publications, prodotto dal Directorate of Intelligence. Noi diremmo: Indicazioni sulle norme ortografiche e stilistiche da adottare nelle relazioni di servizio interne alla CIA.

Come sanno tutti coloro che hanno visto I Tre Giorni del Condor, con Robert Redford, o Caccia a Ottobre Rosso – con Sean Connery e Alec Baldwin – l’Agenzia con sede a Langley si giova dell’apporto di una enorme massa di agenti per tenere sott’occhio le vicende del mondo. Il Manuale di Stile, di cui sopra, detta le regole per la composizione dei report e delle comunicazioni che gli 007 sono tenuti a redigere. Dà indicazioni su quando usare i due punti, quando le virgolette, in quali casi scrivere tutto maiuscolo o in quali altri la maiuscola va solo all’inizio di parola, e altre regole analoghe. Raccomanda di usare poco gli aggettivi – che la prosa sia asciutta, prima di tutto -, di formulare frasi e paragrafi brevi. E che la diatesi verbale sia attiva, ovviamente: altrimenti, che spie sarebbero.

Più che ad agenti segreti, il manuale sembrerebbe destinato a chi deve compilare una tesina per la Maturità o redigere la tesi di laurea. E in questa direzione ne suggeriremmo volentieri la diffusione a tappeto fin dalla scuola media. In particolare condividiamo il suggerimento di ridurre drasticamente l’uso del punto esclamativo (p. 48): 5.10. Exclamation Point. Because intelligence reports are expected to be dispassionate, this punctuation mark should rarely, if ever, be used.Ovvero: meno lo usate, meglio è. Meglio ancora se ve lo scordate del tutto. Non siamo qui per vibrare delle vostre passioni. Aggiungerei: la regola dovrebbe valere anche per gli sms, per le e-mail, in WhatsApp. Post Scriptum: se proprio non potete farne a meno, limitatevi a uno.

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Ma la parte più interessante è l’ultima: un vocabolarietto ragionato gustossimo, che elenca le key-words, come abbiamo imparato a chiamarle a scuola, le parole chiave che non possono mancare nel lessico di una spia. Fornisce anche le norme su quando e come usare parole ed espressioni verbali. Il principio cardine è quello dell’essenzialità: meno parole si usano, meglio è. Ad esempio: non dite che “siete nelle condizioni adatte per (fare qualcosa)”, scrivete solo che “potete” (can).

Il prontuario per le spie fa venire in mente un altro manuale simile, scritto però con tutt’altre intenzioni: Regole elementari della lingua italiana compilate da Basilio Puoti, Stamperia e cartiera del Fibreno, 1834 – 177 pagine. Dalla scuola del Puoti non uscirono agenti dei Servizi, ma personaggi del calibro di Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini. Col Directorate della CIA il Puoti condivide il gusto per l’espressione semplice, diretta, ma anche il rischio di apparire fatalmente superato dagli eventi. E se il nostro grammatico deve puntualizzare che ciriegia vale per il frutto comunemente chiamato cerasa, e che spezie vale per Mescuglio di aromati in polvere per condimento dei cibi il manuale per le spie si spinge fino a dichiarare (alla voce absolutes) che il Preambolo della Costituzione Americana supera, grammaticalmente, i limiti del consentito quando parla di “un’Unione più perfetta”, perché “perfetto” non tollera elementi modificanti. E si appella, per far comprendere meglio il concetto, alla formula del parlar popolare per cui una donna non può essere “alquanto incinta”. Scherzosi, quelli del Directorate.
Ma ci sono tante altre bellezze nei due manuali, che a elencarle tutte ci faremmo (davvero e volentieri) notte.

 

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