I maestri dell'horror

Halloween, cinque film da vedere se non volete più dormire la notte

Halloween, cinque film da vedere se non volete più dormire la notte
31 Ottobre 2019 ore 09:20

La notte di Halloween è diventata ormai una festività riconosciuta anche da noi. Presente in molte culture come occasione di grande importanza, è stata importata dagli Stati Uniti in una forma che, ogni anno, fa storcere il naso a qualcuno. Sarà anche una festa consumistica, ma dopotutto quale occasione ormai non lo è? E se prima ci si accontentava di raccontarsi storie inquietanti alla sola luce di una torcia elettrica, oggi che siamo abituati a qualunque genere di spettacolo, solo il cinema sembra ancora in grado di regalarci inquietudine e paura. Ecco allora una selezione di cinque film più o meno noti per chi desidera passare la serata al buio, davanti al proprio televisore.

 

 

Era il 1978 quando John Carpenter diede alla luce il suo capolavoro, quanto mai adatto per questa serata di terrore. Halloween – La notte delle streghe è uno di quei film che capitano una sola volta nella vita, in grado di rivoluzionare una carriera e un genere. Haddonfield, cittadina spensierata dell’Illinois, diventa teatro di sangue quando il giovane Michael Myers uccide la sorella maggiore senza pietà né rimorsi di alcun genere. Dopo quindici anni, quando la comunità sembra aver ormai chiuso i conti col passato, Michael ritorna, alla vigilia di Halloween, a spargere il terrore armato del suo letale coltello da cucina. Realizzato con un budget ridicolo, tutto giocato sull’abilità del regista, Halloween è un film che ancora oggi riesce a inquietare con il minimo sforzo. La figura di Michael diventa quasi mitica e finisce con l’impostare un genere che terrà banco in America per più di vent’anni, con il maniaco di turno che uccide i protagonisti fino a lasciarne in vita una sola, di norma una donna. La prima scena, in cui Michael accoltella la sorella, completamente girata in soggettiva, è più che perfetta.

 

 

Chi ritenesse di conoscere bene la tradizione horror occidentale potrebbe trovare uno spunto interessante in Noroi – The Curse, film giapponese del 2005 diretto da Koji Shiraishi. Girato interamente nello stile del falso documentario, con una camera a mano e una ripresa volutamente imprecisa e malferma, il film inquieta perché si spaccia per reale e lo spettatore, alla fine, non riesce a capire se quanto ha visto sia avvenuto sul serio oppure no. Tutto quello che si vede sullo schermo viene presentato come il girato realizzato dal giornalista Kobayashi, scomparso dopo che la sua casa è arsa in un incendio che è – tra l’altro – costato la vita alla moglie. Osservando le riprese e le interviste di Kobayashi si apprenderà il suo interesse per una strana vicenda paranormale, che lo porterà nella campagna giapponese del Nagano, in cui un antico demone è stato ritualmente convocato. Film simbolo di una generazione di cineasti nipponici, Noroi mostra chiaramente come l’orrore possa sorgere in modo meno immediato e sanguinolento di quanto non avvenga spesso nei nostri cinema. Il misto d’ansia e paura che la pellicola mette in scena rimane ancora oggi, dopo quasi dieci anni dalla sua uscita, assolutamente impareggiabile.

 

 

In una selezione di meritevoli film horror non poteva mancare almeno un titolo italiano. Anziché proporre i soliti titoli dei grandi nomi, in questo caso si è voluto optare per Cannibal Holocaust, film culto del 1980 per la regia di Ruggero Deodato. Stroncato da quasi tutti i critici in modo ingiusto e poco attento, il film è in realtà assolutamente geniale per la sua modernità. Gonfio di una violenza spesso immotivata, Cannibal Holocaust segue le orme di un gruppo di documentaristi nella regione più inaccessibile della giungla amazzonica. Perdute le tracce della troupe, una spedizione d’emergenza diretta da un antropologo d’accademia si metterà alla ricerca del gruppo e, infine, ne ritroverà le pellicole. Film incredibilmente controverso che può mettere in dubbio qualunque forma di rapporto con le immagini, Cannibal Holocaust fa un uso spesso gratuito e immotivato della violenza (anche reale), ma rimane ancora oggi un titolo unico per il coraggio dimostrato e per la grande capacità di andare fino in fondo alle proprie scelte. Censurato in 23 Paesi del mondo per le scene disgustose che contiene.

 

 

Capostipite di una lunga e fortunata serie di film, Saw – L’enigmista è stato uno dei più clamorosi successi degli anni Zero. Il primo episodio, datato 2004, è quasi completamente ambientato in un bagno sporco e anonimo. Due uomini si trovano lì loro malgrado e non hanno idea di come tutto ciò sia successo. Presto si renderanno conto di essere caduti nella trappola del serial killer noto come l’Enigmista. Questo soggetto disturbato, dotato di un proprio perverso senso della giustizia, mette a dura prova le convinzioni delle sue vittime, spingendole a riflettere attraverso trappole mortali sul senso della loro vita. Il rischio è che alla fine il vero protagonista – ed è proprio così che succede – finisca con l’essere il killer. Film elegante e violentissimo, Saw lascia moltissime domande irrisolte. Meravigliosamente, tutti i tasselli andranno a posto nei sei seguiti della pellicola.

 

 

Quando si decide di fare un film prendendo la sceneggiatura da un romanzo il rischio dell’infedeltà è sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Stephen King che, nella sua lunghissima carriera, ha visto molte delle sue opere trasposte sul grande schermo, con risultati diversi e spesso sconfortanti. Uno degli esempi meglio riusciti, al di là di un finale completamente stravolto, è It. Un gruppetto di ragazzini risveglia, suo malgrado, una forza malefica che si incarna in un clown decisamente inquietanti. Divenuti adulti i protagonisti dovranno ritrovarsi per riprendere in mano la situazione e vincere le proprie paure. Film evidentemente pensato per la televisione e diviso in due parti ugualmente belle, It rimane ancora oggi l’incubo di moltissimi spettatori, che sono incappati nel clown Pennywhise da bambini. Il ghigno insanguinato del pagliaccio che prende forma sotto il cerone pallido è un’immagine che non si dimentica facilmente.

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