Un paragone che fa riflettere

L’Italia che vide Goethe nel ‘700? Immigrazione, smog e bellezze

L’Italia che vide Goethe nel ‘700? Immigrazione, smog e bellezze
30 Dicembre 2015 ore 16:57

Un giovane tedesco ha deciso di passare un po’ di tempo in Italia, per scoprirne la gloriosa storia, ammirarne gli immortali monumenti, cogliere appieno cosa realmente significhi quella vita gioiosa, incurante e spensierata che al di là delle Alpi viene spesso raccontata con una parvenza di disprezzo ma, al fondo, con un pizzico di invidia. Non ha né tempo né voglia di ottenere i documenti necessari per il valico del confine, e quindi sceglie di tentare l’avventura, provando ad entrare nel nostro Paese senza le necessarie autorizzazioni. Ci riesce, e senza nemmeno troppi patemi. Incredibile, avrà pensato, come sia facile per uno straniero mettere piede clandestinamente in Italia. Ma tant’è, buon per lui: il viaggio può cominciare.

 

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La prima parte del viaggio: il Nord. La geografia delle strade impone al suo tour di iniziare nel Nord-Est del Paese, dal Veneto per la precisione, dove finalmente può apprezzare la bellezza dell’Arena di Verona, la poesia dei vicoli veneziani e il luccicare del mare che, vivendo in Germania, può solo sognare. Concessosi alcune settimane per visitare con la dovuta calma il Nord Italia, resta profondamente perplesso dalla qualità dell’aria che si ritrova a respirare: pesante, visibilmente sporca, polverosa fin quasi a dar chiaro fastidio ai polmoni. E dire che non è che l’Italia abbia più industrie della sua Germania, o in generale maggiori fonti di emissioni inquinanti. Fa niente, occorre sopportare, perché c’è così tanta meraviglia da ammirare e imprimere nella memoria che non si può arrendersi di fronte all’aria quasi irrespirabile. Verona, Venezia, Vicenza, un giro per le principali mete lombarde e poi via, giù verso Bologna e il Centro Italia, dove finalmente l’ossigeno torna a far capolino nei bronchi messi a così dura prova.

 

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Il Centro Italia e Roma. Ad Emilia Romagna e Toscana il giovane dedica pochi giorni, giusto il tempo di ammirare il panorama bolognese dalla Torre degli Asinelli e le architettura del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze: la smania di arrivare il prima possibile a Roma necessita di venir placata il prima possibile. Eccolo allora arrivare finalmente nella Capitale, dove fra visite ai reperti dell’antico splendore imperiale e partecipazioni a vari uffici papali (il nostro infatti, benché protestante, ha un forte rispetto per la Chiesa vaticana) si immerge nella dolce vita romana. Fra le cui pieghe, però, non può non notare le vistose pecche dell’amministrazione pubblica. La città è tutt’altro che curata, i luoghi e i servizi gestiti dallo Stato funzionano poco e male, e a prestare orecchio a quanto racconta la gente pare che i governanti non siano minimamente interessati a prendersi cura dei cittadini e dei loro bisogni, ma piuttosto intenti ad accaparrarsi denaro, favori, e qualsiasi tipo di beneficio possa portare la vita politica. In Germania, riflette, non accadrebbe mai una cosa del genere: un Paese moralmente ineccepibile, dai solidi principi pubblici e privati, a cui l’Italia, come d’altra parte tutto il resto dell’Europa, dovrebbe guardare come esempio virtuoso.

 

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Napoli e il Sud. Quella di Roma resta comunque una parentesi indimenticabile del viaggio, tanta e tale è la bellezza della Città Eterna. La tappa successiva è Napoli, dove il giovane viene letteralmente travolto dall’allegria e dalla vitalità del popolo partenopeo: gente libera, vivace, ebbra di entusiasmo. Immersa, però, in un grande caos, fatto di incomprensibili andirivieni, disordine, assenza totale di qualsiasi regola. Dalla Campania il viaggio prosegue verso la Sicilia, percorrendo buona parte del Sud del Paese. Il nostro rimane piacevolmente colpito dalla bellezza del mare e dai paesaggi che questa parte della penisola offre, ma resta letteralmente sbigottito dalla quantità di non italiani che, giorno dopo giorno, continuamente arrivano da ogni parte del Mediterraneo. Gente che sembra giunta quasi per caso, e rispetto ai quali nessuno si premura di far nulla, come fosse routine che stranieri di ogni dove arrivino in Italia senza alcun tipo di permesso, e per i quali non è predisposto alcun tipo di registrazione o, quanto meno, accoglienza. Il giovane, giunto ormai al termine del suo viaggio e in partenza per tornare in Germania, riflette su quanto visto negli ultimi mesi: un Paese magnifico, per la sua storia, la sua arte e la sua bellezza architettonica e naturalistica; ma anche un Paese dal traffico migratorio incontrollato, dall’amministrazione tutta ripiegata su se stessa e non curante dei problemi dei cittadini, nonché, da un certo punto in su, dall’aria irrespirabile.

 

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Di chi stiamo parlando? Quello appena descritto potrebbe essere tranquillamente il resoconto del viaggio compiuto da un giovane tedesco in Italia, giusto ieri o settimana scorsa. I problemi riscontrati, le peculiarità e le situazioni di fatto sembrano proprio quelle che caratterizzano questo fine 2015 italiano. Eppure, in forma riassunta, quanto scritto non è altro che il Viaggio in Italia del grande Johann Wolfgang Goethe, che in questo libro descrisse l’esperienza fatta durante un tour giovanile compiuto nel nostro Paese fra 1786 e il 1788. Possibile che in più di 200 anni nulla sia cambiato in Italia? E dire che, all’epoca, non eravamo nemmeno un unico Stato unitario (succederà solo circa un secolo dopo), non avevamo vissuto le grandi guerre, non c’era stato nulla, insomma, di  tutto quanto di drastico e decisivo è avvenuto in Italia nel XIX e XX secolo, e che, in teoria, dovrebbe aver cambiato tutto. Forse, per dirla con Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo Gattopardo, «se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».

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