Una tradizione che risale al '700

A rischio la via del presepe San Gregorio Armeno, a Napoli

A rischio la via del presepe San Gregorio Armeno, a Napoli
22 Dicembre 2014 ore 14:36

La storia del presepe in Italia è legata saldamente a una città, Napoli, e in particolare a una strada di questa città, via San Gregorio Armeno. Le origini della tradizione presepiale sono antichissime e risalgono addirittura all’impero romano. In epoca classica, infatti, vi sorgeva un tempio dedicato a Cerere, a cui i cittadini erano soliti offrire piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe adiacenti. La nascita di attività artigianali simili a quelle che conosciamo oggi, tuttavia, si data alla fine del Settecento. Il valore storico-artistico di via San Gregorio Armeno è accresciuto dal sontuoso campanile della chiesa omonima, risalente al X secolo.

Dal Settecento a oggi, molte cose sono cambiate. Quelle che invece sono rimaste pressoché identiche stanno opponendo una strenua, quasi disperata resistenza per sopravvivere. L’Associazione Amici del presepe e i fratelli Capuano, che realizzano pastori pregiati da più di 100 anni, rappresentano l’ala tradizionalista, quella che si ostina a realizzare le statuette del presepe classico: pastori, pecorelle, la Sacra Famiglia. Tutte banalità ormai superate secondo i modernisti, tra cui ci sono le famiglie Virgilio e Ferrigno. Per questi ultimi, il presepe è una sorta di vetrina per i personaggi più importanti dell’anno: pescano dai fatti di cronaca, dal gossip e dalla politica gli spunti per rappresentare personaggi legati all’attualità. Nonostante le reazioni indignate dei tradizionalisti, i quali accusano gli “innovatori” di essere «dei manipolatori che pensano solo a far soldi facili» e di stare distruggendo «la più antica e prestigiosa arte artigianale esistente a Napoli», la realtà dei fatti pare essere dalla parte di chi sostiene che «per restare competitivi bisogna adeguarsi riproducendo i volti e le sembianze delle figure più popolari del gran circo televisivo».

 

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Quest’anno, infatti, la statuetta più venduta è quella del premier Matteo Renzi a grandezza naturale. Seguono il rapper napoletano Rocco Hunt, il regista premio Oscar Paolo Sorrentino e il Papa. La Natività è solo quinta, a pari merito con l’Angelo dell’Annunciazione. Mario Capuano, erede della famiglia di antichi pastorari, ha commentato amaro: «San Gregorio sta morendo, ma a nessuno importa niente». È vero, i visitatori italiani e stranieri che nel periodo delle feste passeggiano per via San Gregorio sono aumentati del 40 percento. Ma è altrettanto, irremovibilmente vero che la via storica «si sta sbriciolando come pan grattato e che i crolli di calcinacci e cornicioni dal campanile di santa Patrizia si siano susseguiti senza soste». A fine autunno si è dovuto transennare un tratto del celebre vicolo. I problemi di mantenimento architettonico, del resto, non sono gli unici che affliggono la strada dei presepi. Ci sono gli spari della camorra e i raid dei giovani teppisti che in sella a motociclette distribuiscono schiaffoni dietro la testa dei passanti (la cosiddetta “stesa”). E poi c’è anche la concorrenza cinese. Pure qui.

Per ammirare un vero presepe si dovrebbe andare invece al museo di San Martino, oppure spostarsi in via Duomo, nel complesso monumentale di san Severo al Pendino. Ben cinquantotto espositori “amici del presepe” hanno illuminato le vetrine con le loro meraviglie. Ci sono Sacre Famiglie, suggestivi Angeli in volo, e poi Gaspare con l’oro, Melchiorre con l’incenso, Baldassarre con la mirra. Insomma, un vero presepe, senza comparse sensazionalistiche e bizzarri anacronismi.

 

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