Vita e capolavori

La prima mostra (postuma) di un vero artista, che merita

La prima mostra (postuma) di un vero artista, che merita
Eventi 10 Settembre 2018 ore 05:00
Foto in copertina di Pietro Chiodi

 

«Gh’è là negót»: così l’artista di Verdello Simone Morelli (1931-2017) rispondeva a chi gli chiedeva di poter acquistare una sua opera. In paese lo chiamavano il “pittore dei melograni”, perché era solito donare agli sposi un disegno o un dipinto con il frutto simbolo della fecondità. E dopo la sua morte, un anonimo estimatore ha deposto sulla sua tomba un gruppo di melograni. In molti, a Verdello e dintorni, lo ricordano per le allegre “verdellate”, le giornate trascorse in allegria in compagnia degli amici-pittori Mario Cornali e Franco Normanni, e per quella specie di personalissima wunderkammer che era la sua “Baracca”, un laboratorio diventato cambusa creativa dove affastellare fogli, tele, sculture, colori, ma anche cenacolo dove conversare d’arte e scuola per i giovani desiderosi di apprendere le tecniche. E poi, quella natura così restia ad entrare nel meccanismo del sistema dell’arte che oggi, nell’era più aggressiva della comunicazione e dell’autopromozione, ci fa apparire così sorprendente e lontano un artista che rifiutava di allestire mostre personali e che non ha mai avvertito la necessità di produrre, o di far produrre, una monografia che sintetizzasse il suo lavoro.

 

 

Ecco perché la riscoperta del percorso artistico di Morelli nasce oggi dalla spontanea iniziativa di chi lo ha conosciuto e apprezzato e che, pur a malincuore, insieme alla famiglia ha deciso di mettere mano alle centinaia di opere che Morelli aveva gelosamente accumulato nella sua Baracca, per poi coinvolgere amministrazioni comunali, parrocchie, istituzioni pubbliche e collezionisti privati per arrivare a un complesso lavoro di catalogazione affidato a Riccardo Scotti. Sarà quindi una sorpresa per i più la mostra Simone Morelli: l’Arte in Baracca, curata dallo stesso Scotti e promossa e realizzata da ACCA – Associazione Culturale Creatività Artistica, che si sviluppa in due sedi espositive: a Bergamo, nell’ex chiesa della Maddalena, trovano posto una settantina di opere (inaugurazione sabato 8 settembre alle ore 17, con presentazione di Fernando Noris), mentre al Municipio di Verdello cinquanta opere rinsaldano il legame con il paese di origine (inaugurazione domenica 9 settembre alle ore 9.30, con presentazione di Amanzio Possenti). Ad accompagnare la mostra, anche il catalogo edito da Grafica & Arte, con contributi di Roberto Invernici, Fernando Noris, Amanzio Possenti e Riccardo Scotti.

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È il primo passo per una ricognizione sistematica dell’articolato itinerario di Morelli e per la ridefinizione del suo ruolo pieno e attivo all’interno di quella generazione che nel Novecento seppe farsi interprete a Bergamo di una cultura artistica aggiornata e di una “cifra” inconfondibile cui ancora oggi gli artisti del territorio non hanno smesso di attingere, fondata su una solida conoscenza della tecnica, sulla ricerca plastica della forma e del colore e sull’attenzione all’elegia dei sentimenti e delle cose. Nel 1946, il quattordicenne Simone Morelli era il più giovane allievo iscritto all’Accademia Carrara di Belle Arti guidata da Achille Funi il quale, riconoscendone il talento, due anni dopo lo coopta nella decorazione ad affresco della sala consigliare di Palazzo Frizzoni. Nelle esposizioni annuali degli allievi dell’Accademia, Morelli è ripetutamente premiato e, una volta terminati gli studi, partecipa…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo alle pagine 10-11 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 13 settembre. In versione digitale, qui.

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