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La pura essenza della Metacosa a Bergamo quarant’anni dopo

La pura essenza della Metacosa a Bergamo quarant’anni dopo
07 Dicembre 2019 ore 06:00

Alla fine degli anni Settanta vide la luce il movimento della Metacosa. Sette luci diverse per qualità e consistenza, per stile e poesia, riunite attorno a un’idea come i sette colori dell’iride, combinati, danno il bianco. «Il nome – scrive Vittorio Sgarbi il primo dicembre su Il Giornale – diceva tutto: desiderio di rappresentare il reale e, nel contempo, di distanziarlo in un pensiero essenziale, anzi in una pura essenza». Esponenti del nuovo indirizzo pittorico furono Giuseppe Bartolini, Giuseppe Biagi, Gianfranco Ferroni, Bernardino Luino, Sandro Luporini (che poi ha scritto a lungo per Giorgio Gaber), Lino Mannocci e Sandro Tonelli. Le loro opere si ponevano in netto contrasto con l’astrattismo e l’omogeneizzata stravaganza della produzione di quegli anni.

Il racconto di Ceribelli. Il gruppo si ritrovava nello studio di via Bellezza di Ferroni, ma la prima mostra la tenne nel novembre del 1979 alla Galleria dell’Incisione a Brescia. «Quarant’anni fa – racconta il gallerista Arialdo Ceribelli – io ero ancora alla casa editrice Minerva. Alcuni di questi pittori già li conoscevo, ma la mostra non fu fatta a Bergamo perché non c’era spazio. L’unico spazio mi è venuto libero al Conventino, ma solo a gennaio, grazie alla passione per l’arte di don Giorgio Longo. Ho curato personalmente io i cataloghi per entrambe le mostre». Il gruppo è tornato a Bergamo con una grande esposizione nell’84 al Teatro Sociale.

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Ora, a 40 anni dalla fondazione, la Metacosa torna a Bergamo, alla Galleria Ceribelli di via San Tomaso 86, da sabato 7 dicembre (inaugurazione alle 18) all’11 aprile. La mostra vedrà esposti due lavori per ciascun artista, risalenti al periodo in cui è nato il gruppo, oltre a sei opere frutto degli ultimi anni lavorativi, fatta eccezione per Gianfranco Ferroni, scomparso nel 2001, di cui saranno esposte opere più e meno recenti. Questa scelta del gallerista e curatore della mostra, cioè lo stesso Arialdo Ceribelli, si pone come obiettivo quello di mostrare il cambiamento, avvenuto nel corso degli anni, nelle opere di ciascuno degli esponenti del movimento e, allo stesso tempo, di rendere visibile il legame e l’influenza che possono essersi scambiati l’uno con l’altro, avendo condiviso un periodo di importante produzione artistica.

Ritorno alla pittura. «I pittori della Metacosa – scrive ancora Sgarbi – testimoniavano un’insoddisfazione, e la necessità di un ritorno alla pittura, che non fosse però nell’ordine del già conosciuto neorealismo e, tanto meno, della testimonianza ideologica di Guttuso o delle isolate esperienze di Alberto Sughi e di Riccardo Tommasi Ferroni. Non erano comunque soluzioni. E così, in Lombardia, intorno a Gianfranco Ferroni e alla sua solitaria ed estrema riflessione su Vermeer, si riuniscono alcuni rigorosi e intransigenti filosofi che hanno scelto il linguaggio della pittura per dire il loro pensiero. E, dovendo definirsi in gruppo, come il secolo chiede, nel movimentismo che lo anima, trovano la formula che ne indica le affinità con l’esperienza più luminosa, breve e radicale: la Metafisica. Metafisica/Metacosa: un’idea felice, anche se forse non fortunata, ma ben corrispondente alla visione e al metodo che, almeno nella prima fase, ne distinguono i caratteri e l’ispirazione».

Avventura breve. L’avventura della Metacosa nella storia dell’arte è stata piuttosto breve. Il gruppo si disgregò lentamente, ciascun pittore intraprese la propria strada. Le opere sono tornate nuovamente insieme a inizio millennio, grazie all’intervento di Philippe Daverio. Nel 2004, il noto critico e gallerista ha deciso di riunire i dipinti del gruppo di via Bellezza nella mostra intitolata “Fenomenologia della Metacosa” e allestita nello Spazio Oberdan, a Milano.

Catalogo capolavoro. Monumentale il catalogo (320 pagine), con testi inediti di Roberto Cresti, Lorenzo Fiorucci, Chiara Gatti, Giacomo Giossi, Nadia Marchioni, Luca Pietro Nicoletti, Vittorio Sgarbi, Nico Stringa e Andrea Zucchinali. «Sarà una grande festa – chiosa Ceribelli -. È stato un duro lavoro ma l’ho fatto perché ci credo: ho sempre seguito questo movimento e ci sono affezionato».

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