Nove giorni all'inaugurazione

E se fosse la Pietà Rondanini la vera icona di Expo 2015?

E se fosse la Pietà Rondanini la vera icona di Expo 2015?
22 Aprile 2015 ore 15:49

È davvero l’Albero della Vita concepito da Marco Balich l’icona di Expo 2015? La grande struttura di legno e acciaio posizionata davanti al Padiglione Italia, è stata concepita predendo spunto dalle straordinarie geometrie che Michelangelo concepì per la pavimentazione del Campidoglio. Ma proprio Michelangelo è l’autore di un’opera che a sopresa potrebbe diventare il vero elemento di richiamo globale per Expo. È la Pietà Rondanini, l’ultima sua opera, che proprio dal 2 maggio verrà presentata al mondo in una nuova sistemazione, pensata dall’Architetto Michele de Lucchi e voluta dall’ex assessore alla Cultura di Milano, Stefano Boeri.

La Pietà, una delle tre che Michelangelo realizzò, è una delle più importanti sculture della storia e ha compiuto nei giorni scorsi un delicatissimo viaggio di circa 300 metri all’interno del Castello Sforzesco, per uscire dal prezioso “buco” in cui sino ad oggi è stata custodita e sistemarsi nella nuova grande sala che le è stata destinata. La Pietà Rondanini per Milano non è un tesoro come gli altri. Venne infatti acquistata con sottoscrizione pubblica nel 1952: simbolicamente, era come se la città avesse trovato la sua icona, la sua preghiera condivisa per superare le ferite della guerra.

La scultura venne sistemata nei musei del Castello Sforzesco, con allestimento affidato al meglio di quel che la grande scuola di architetura milanese poteva offrire: lo studio BBPR, quello che stava alzando la mole della Torre Velasca. Progettarono una sistemazione elegante, estremamente rispettosa anche della portata religiosa di quell’opera, ma un po’ ghettizzante. Così poco alla volta Milano si è dimenticata della sua Pietà, relegata dietro quella elegante abside di ardesia nella sala degli Scarlioni. E tutte le volte che si accennava a muoverla, si alzavano le proteste per leso onore di quell’allestimento storico.

 

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Due anni fa però ci fu chi prese il coraggio a due mani e decise di forzare la situazione. Stefano Boeri, con il direttore del Museo, Claudio Salsi, aveva individuato uno spazio magnifico e strategicamente perfetto proprio all’ingresso del Castello, che nei progetti era destinato a diventare auditorium: una grande sala cinquecentesca che era stata ospedale dei militari spagnoli. Queste le ragioni con cui “sfidò” tanta intellighentzia milanese: «C’era bisogno di liberare la Pietà da quel sofisticato allestimento che da 50 anni la custodiva e per certi versi la imprigionava. C’era bisogno di una percezione meno retorica e più diretta della Pietà Rondanini».

La Pietà ha una potenza iconica straordinaria che viene esaltata dalla nuova sistemazione: messa la centro di questo grande spazio che per altro è coevo alla sua realizzazione (siamo dopo il 1550), acquista una solennità che sembrava impossibile, vista la sua condizione non finita e la sua esilità strutturale. Invece proprio questa condizione inquieta la fa essere comprensibile allo sguardo del visitatore di oggi. Dal 2 maggio per una settimana si entra gratis. Purtroppo l’ingresso sarà contingentato a 30 persone ogni 15 minuti. Prepariamoci a fal la coda per vedere l’ultimo capolavori di Michelangelo, che forse è anche il primo capolavoro dell’arte moderna…

 

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