Docufilm sull'artista

L’arte dagli occhi di Longaretti Cent’anni vissuti con gratitudine

22 Settembre 2016 ore 03:30

Le mani sapienti, segnate dalle rughe, sono spesso in primo piano. Mani che dialogano tra loro mentre le parole scorrono lente. Mani che disegnano. Si muovono sicure sul foglio bianco e danno vita in pochi tratti a un volto. Sono disegni ad hoc, da donare ai personaggi che Longaretti andrà a incontrare all’interno di un percorso filmico intenzionato a sondare un mondo, il suo, facendo però un passo indietro. Interrogando, alla soglia del secolo di vita, con il garbo di chi non smette di farsi domande. «Longaretti diventa un eccezionale medium attraverso il quale lo spettatore può avere uno sguardo ampio sul mondo dell’arte. L’obiettivo infatti non è celebrare i 100 anni dell’artista, ma parlare dell’amore per l’arte con un uomo che guarda al futuro con occhi vivaci e agili come la sua mano, ancora perfettamente in grado di disegnare e dipingere». Il regista Alberto Nacci accompagna le sue parole con lo sguardo. Davanti a lui c’è il maestro che il 27 settembre va in tripla cifra: compie cent’anni. Per l’occasione all’Accademia Carrara viene proiettato fino a lunedì 26 il docufilm “Trento Longaretti: Il concerto”. La mattina del 21 settembre è stata mostrata un’anteprima per la stampa. E Longaretti non poteva mancare.

La metafora del concerto. Longaretti sogna di festeggiare il suo centesimo compleanno con un concerto all’interno della Carrara, dove ha insegnato per vent’anni, e di cui è stato anche direttore prima che ne venisse nominato uno specifico per il ruolo come Francesco Rossi. «Ho avuto la fortuna di vivere e lavorare a lungo – racconta l’artista nella pellicola -. La musica ha accompagnato il mio lavoro silenzioso da pittore. Musica classica, che mi suggeriva cose belle, che io cercavo di riportare sulla tela. E festeggiare tra i capolavori di Raffaello, Tiziano, Tintoretto e Mantegna sarebbe bellissimo». La musica nel film c’è, di Otto Sieben, mentre la sinfonia del narrare passa dalle testimonianze del mondo dell’arte: dal collezionismo con Nicola Capogrosso al mercato con il gallerista Giovanni Bonelli; dall’arte antica con il conservatore dell’Accademia Carrara Giovanni Valagussa all’arte moderna con il critico e storico Carlo Pirovano. Oltre agli ex-allievi, l’artista Mariella Bettineschi e l’architetto GianMaria Labaa.

Nella sinfonia c’è anche l’Accademia Carrara, come ha sottolineato la direttrice Emanuela Daffra nella presentazione del film: «È l’atto di inizio per la mostra sarà dedicata a Longaretti dal Bernareggi. Queste proiezioni sono sull’onda dello stile che stiamo dando all’accademia. Restando nella metafora musicale, la Carrara può essere il primo violino all’interno di un’orchestra, ovvero il percorso per Longaretti, condotto all’interno e di concerto con la città». Nel manifesto di presentazione del film c’è la locandina del film: Longaretti di spalle, dal basso, mentre entra alla Carrara. Una figura un po’ curva ma imponente, col classico cappello, che va verso la luce dell’ingresso. Un’altra metafora per i riflettori sul mondo dell’arte che il film punta con decisione. Garbata.

I personaggi. Al collezionista Nicola Capogrosso, disegnato come un fioraio (perché sa cogliere le cose belle), Longaretti chiede dove tiene gli oltre cento suoi quadri che ha acquistato. «Non tutti appesi in casa – sorride Capogrosso -. Mi sono sempre piaciuti, continuerei a guardarli». Nel frattempo scorrono le fotografie di alcuni capolavori, quali “Madre con bambino in riva al mare”. Le classiche figure ricurve, di spalle. «Sono un pittore del novecento, non un’artista contemporaneo. Come fai a sostenere la mia arte? Ora ci sono fotografia, video, installazioni», chiede Longaretti a Giovanni Bonelli, gallerista. La risposta passa da un esempio: «“Fuggiaschi sotto un cielo minaccioso” è un quadro contemporaneo, perché ha un linguaggio che supera le barriere del tempo. Fa pensare ai migranti di oggi. La sua pittura è universale, non crea steccati. È importante riconoscere la dignità di tutte le forme espressive, e l’arte contemporanea può essere grande tecnica a servizio dell’idea. Quindi, per me, la pittura non è finita». L’architetto GianMaria Labaa, suo allievo e collaboratore, rimarca la lezione di umanità del maestro: «Ci conosciamo dal ’60, lei era professore, non la chiamo maestro perché so che non le piace. La sua grandezza va oltre la sua opera. Il suo rispetto  e attenzione per l’altro è stato per me fondamentale, e ho cercato di esserne all’altezza. Le cose che ho fatto – mi sono occupato più di restauro, editoria, ricerche storiche, grafica – sono state segnate dal suo insegnamento. Ha dato un’impronta decisiva al mio percorso». L’artista Mariella Bettineschi, invece, è partita dal suo insegnamento per andare altrove: «Mi ha preparato ad affrontare ogni sfida senza paura. I suoi insegnamenti fanno parte di me, ma li ho dimenticati per approdare ad altro. Faccio mia la definizione di Achille Bonito Oliva: l’arte è dimenticare a memoria. Era necessario per trovare il mio linguaggio. Ora mi sto dedicando a una ricerca di genere, che parla delle donne». La chiosa è scherzosa: «Sono ancora un po’ la ragazzina che ha conosciuto, che voleva essere la miglior artista del mondo». Lo storico dell’arte Carlo Pirovano ringrazia il maestro perché l’ha conosciuto «nel momento della creazione del mio gusto e delle sicurezze. Mi ha dato la volontà di andare oltre le apparenze, per fare le mie scelte». Poi aggiunge: «Le sue composizioni hanno la misura di un Boccioni e di un Klee. Le sue opere mi danno gioia». Infine Giovanni Valagussa, conservatore della Pinacoteca Carrara e disegnato da Longaretti come un viandante nei suoi famosi inviti, interrogato su quale quadro della Carrara si porterebbe a casa, dice: La “Madonna del Latte” del Bergognone. Sfondo di cascine, muli, aie. Un paesaggio vero, che si sente fisicamente, dai dintorni della Certosa di Pavia. La Madonna è bellissima, vestita alla moda. Un ritratto splendido, con i lineamenti impostati». Nel finale, una chicca alla presenza della figlia Serena.

Quando e dove. Le proiezioni, ospitate in Accademia Carrara da stasera a lunedì 26, fanno da preludio alla mostra dedicata a Longaretti prevista, dal 27 settembre, al Museo Bernareggi. Stasera appuntamento in Sala 18, ore 20,30 apertura alla presenza di Longaretti e del regista Nacci, ore 20,45, proiezione del film (prenotazione allo 035-41.22.097, fino a esaurimento dei 50 posti disponibili). Domani, sabato, domenica e lunedì nella Sala dei Servizi educativi, proiezione ore 17,30 (senza prenotazione, 40 posti); venerdì 23 Sala dei Servizi educativi, ore 20,45 (prenotazione allo 035-41.22.097 fino a esaurimento dei 40 posti disponibili). L’ingresso è sempre gratuito. Per chi volesse visitare anche il museo in serata, ingresso ridotto a 5 euro, dalle ore 20.

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