Cronaca di un evento da film

Le 7 persone che hanno le 7 chiavi che controllano Internet nel mondo

Le 7 persone che hanno le 7 chiavi che controllano Internet nel mondo
Eventi 28 Gennaio 2016 ore 11:32

Navigare in Internet, oggi, è una cosa tanto semplice quanto naturale. Digitiamo un indirizzo web e in pochi istanti ci si apre un mondo fatto di informazioni, video, immagini e quant’altro. Tutto questo è reso possibile dall’Internet Corporation for Assigned Names e Numbers (Icann), un organo di governo dell’intera rete, che controlla e gestisce l’assegnazione degli indirizzi numerici a cui corrispondono i siti web che tutti noi conosciamo e abitualmente visitiamo. Nata all’interno del governo statunitense, negli anni si è fatto il possibile perché l’Icann si evolvesse come organo indipendente e internazionale. Capirne il perché è semplice: il potere in mano a questa organizzazione è tale che la sua indipendenza è la prima cosa da tutelare. Allo stesso tempo, però, bisogna fare in modo che i computer dell’Icann siano protetti da attacchi di hacker, cyberterroristi e spie governative. Chi riuscisse a mettere le mani sui computer dell’organizzazione e sui dati in essi contenuti, infatti, avrebbe di fatto in mano l’intero web: non solo potrebbe distruggerlo, ma potrebbe anche usarlo, per esempio, per indirizzare gli utenti di banche online a dei siti fittizzi, rubando loro informazioni e soprattutto soldi. Per questo i vertici dell’Icann hanno pensato a un modo per cui tale potere non fosse concentrato nelle mani di un’unica persona.

 

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I sette guardiani. Per tutti questi motivi, in giro per il mondo esistono sette persone che sono in possesso di sette chiavi necessarie per fare funzionare l’intero database Icann. E non stiamo parlando di chiavi virtuali o di strani ammennicoli tecnologici: sono sette semplicissimi chiavi da ferramenta, in grado di aprire sette cassette di sicurezza, nelle quali si trovano sette “chiavi intelligenti”, ovvero delle smartcard che, unite, formano la “chiave master”, quella che nasconde al suo interno la vera e propria password che permette di accedere al database dell’Icann. Per ulteriore sicurezza, altre sette persone sono in possesso delle copie delle chiavi fisiche.

Anche la password dell’Icann però, proprio come quelle che usiamo ogni giorno a lavoro o per la nostra mail personale, necessita di una rinfrescata per migliorarne la sicurezza. Così, dal 2010, quattro volte all’anno queste sette persone si incontrano e cambiano la password, oltre che a controllare la solidità e la sicurezza dell’intero sistema. A raccontare uno di questi fantascientifici incontri è stato, nel 2014, il giornalista del The Guardian James Ball, che ha avuto la fortuna e l’onore di assistere a uno dei quattro incontri annuali per il cambio password dell’Icann. Un vero e proprio rituale, conosciuto con il nome de “La cerimonia delle chiavi” e che si svolge in condizioni di massima sicurezza.

 

La cerimonia della chiave

 

In un’anonima zona industriale di El Segundo, sobborgo di Los Angeles, venti persone si trovano in un misterioso sotterraneo illuminato soltanto da luci a neon. Si parla inglese, ma gli accenti lasciano intendere che i presenti arrivano un po’ da ogni parte del mondo: Russia, Spagna, Portogallo, Svezia. Tanti uomini (16), qualche donna (4). Ball racconta che chiacchierano del più e del meno davanti a delle macchinette che distribuiscono bevande e snack. Una fotografia di un ufficio tipo, se non fosse che tutte le persone lì presenti, per poter accedere a quella stanza, hanno dovuto superare degli strettissimi controlli. Tra loro ci sono anche i “guardiani”, come vengono chiamati dall’Icann in soggetti in possesso delle chiavi che controllano il database. La cerimonia non si svolge sempre a El Segundo: due volte l’anno si tiene sulla costa Ovest degli States, le altre due su quella Est. I guardiani sono stati scelti tra alcuni dei massimi esperti internazionali di sicurezza del web, ma non sono stati nominati con un criterio preciso, se non quello della loro nazionalità e della loro residenza geografica, così che neppure due delle sette chiavi fossero nello stesso Paese o a distanza di pochi chilometri. Una volta all’anno tutti i guardiani devono inviare all’Icann una loro foto con in una mano la chiave e nell’altra un giornale che certifichi la data in cui l’immagine è stata scattata e confermare ai vertici dell’organizzazione che tutto è ok.

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La cerimonia non è segreta, tanto che viene anche trasmessa in streaming sul sito dell’Icann. Il fatto che l’organizzazione sia nata come una branca del governo statunitense e abbia sede sul territorio americano, infatti, ha dato adito a molte polemiche negli anni: trasmettere la cerimonia in diretta è una forma di garanzia che l’organizzazione ha deciso di dare, come a dimostrare che le cose sono fatte con serietà e indipendenza. Ogni fase è anticipata da una serie interminabile di controlli: tutti i presenti devono passare attraverso porte chiuse da codici pin, metal detector e punti di mappatura della mano che certificano l’identità dei presenti. Ball spiega che se la chiave master fosse persa o rubata, le conseguenze sarebbero minime: rallentamenti alla rete mondiale, qualche problema di connessione ai siti, ma niente di più. Ma con le nuove procedure di sicurezza che stanno studiando all’Icann, e che dovrebbero entrare in funzione nei prossimi 3 anni, le conseguenze della sparizione della chiave master sarebbero decisamente più gravi: ci vorrebbero settimane, se non mesi, per ricostruirla, e intanto il web diventerebbe una terra di nessuno, incontrollata e incontrollabile. Un rischio che, però, vale la pena di correre per rendere più sicuro Internet, dicono all’Icann.

 

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Uno dei guardiani è Dmitry Burkov, russo, rappresentante di diverse ONG legate al mondo del web. Burkov spiega a Ball che tutto è una questione di fiducia. E lui, nonostante sia russo e i rapporti tra il suo Paese e gli Usa non siano dei migliori, si fida. Non dell’Icann nel complesso, ma delle persone che in quel momento sono lì presenti, ovvero il vero cuore dell’Icann e, quindi, della rete. Finalmente, dopo aver passato diverse stanze, si arriva in quella dove la cerimonia ha concretamente luogo. Lì non sono ammessi strumenti elettrici e digitali di alcun tipo. Non è ammesso nessun segnale dall’esterno. In quella stanza né le guardie di sicurezza né il personale delle pulizie ha accesso, tanto che uno dei guardiani, la svedese Anne-Marie Eklund Löwinder, racconta di essere stata lei stessa, poche ore prima, a pulire la stanza per renderla presentabile agli ospiti. Poi la cerimonia ha inizio: una serie di 100 azioni, tutte previste e calcolate, vengono compiute e monitorate. Ball descrive così ciò che ha visto: «È uno strano mix di misure di alta sicurezza che sembrano uscite da un thriller, di più banali movimenti meccanici e di momenti di recitazione. Insomma, la perfetta rappresentazione di internet». Davanti a Ball passano altri guardiani con le loro smartcard prelevate dalle cassette di sicurezza e nascoste in appositi sacchetti antimanomissione: c’è il portoghese João Damas, che però vive in Spagna; l’americano Edward Lewis; l’uruguaiano Carlos Martinez. La cerimonia dura più di un’ora e mezza e alla fine della stessa tutti i presenti devono firmare un documento, letto ad alta voce da un membro dell’Icann, dove sono riportati tutti i fatti, anche i più insignificanti, accaduti nell’incontro e durante la cerimonia.

 

 

Dei sette guardiani, sei sono legati all’Icann sin dall’inizio. Soltanto uno è stato chiamato dopo, in seguito alle “dimissioni” di uno di loro, Vint Cerf, considerato da molti uno dei padri di internet. I primi furono scelti con un criterio di selezione che, a ripensarci, è assurdo per la responsabilità del ruolo: un bando aperto a tutti coloro in possesso dei requisiti richiesti pubblicato sul sito dell’Icann. Si candidarono soltanto in 40. Naturalmente anche questo metodo di scelta è tutt’oggi al centro di polemiche. Alcuni stati, come Brasile e Russia, chiedono che l’Icann venga totalmente riformato e posto sotto il contro dell’Onu. Ma anche la Commissione europea e la Ue, negli anni, pur dicendo di «avere ancora piena fiducia» nell’operato dell’Icann, hanno richiesto una revisione del sistema. Del resto, come sottolinea Ball nel suo articolo, la cerimonia stessa a cui lui ha assistito è in parte un processo tecnico, in parte un processo politico. È normale ci sia tanta attenzione. Non da parte di tutti però: gli utenti collegati allo streaming della cerimonia a cui ha assistito anche il giornalista del Guardian sono state appena 12. La prossima si terrà il 2 febbraio e potrete guardarla QUI.

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