Cosa dice sul suo turbolento addio

Le verità atalantine di Bobo Vieri «Quel gol al Siena? Sbagliai lo stop»

Le verità atalantine di Bobo Vieri «Quel gol al Siena? Sbagliai lo stop»
21 Novembre 2015 ore 06:30

I tanti aspiranti o affermati bomber sparsi in giro per l’Italia hanno finalmente la loro nuova Bibbia: è la biografia di Bobo Vieri, maestro indiscusso dell’arte del bomberismo. Basta farsi un giro sulla celeberrima pagina Facebook “Chiamarsi bomber senza apparenti meriti sportivi” per capire la popolarità e la stima che circondano l’ex calciatore. Fuoriclasse col vizio del gol, se lungo la sua carriera Christian non ha esitato a farsi dei “nemici” a causa della sua schiettezza a volte ruvida (memorabile l’invettiva contro i giornalisti a Euro 2004: «Sono più uomo io di tutti voi messi insieme»), nella sua parallela carriera da viveur Bobo ha raccolto solo applausi. Nel suo palmares rientrano fidanzate storiche come Elisabetta Canalis e Melissa Satta su tutte, ma anche Aida Yespica, Nicole Minetti, Federica Nargi, Sara Tommasi e Ariadna Romero.Un filotto difficilmente imitabile.

 

libro vieri

 

Ma Bobo è stato bomber anche nel senso calcistico, facendo sognare a suon di reti i tifosi di molte squadre. Tra esse anche l’Atalanta, che lo ebbe in organico in tre diverse occasioni. Così, appena acquistato il suo Chiamatemi bomber, siamo corsi a leggere quelle pagine in cui racconta i suoi anni a Bergamo, tra reti memorabili, chili di troppo e pure forti attriti.

La prima esperienza all’Atalanta. Dopo gli esordi in Serie A col Torino di Mondonico, Christian va a fare esperienza in B con Pisa (92-93), Ravenna (93-94) e Venezia (94-95). L’anno successivo è quello del ritorno nella massima serie, proprio coi colori nerazzurri, dove stringe un ottimo rapporto con Mondonico. Fu un anno strano per Vieri: ai gol si alternano gli infortuni. Però, scrive oggi: «A Bergamo sto bene, vivo nella città alta e mi sembra di essere in Toscana: il borgo antico ha un’aria familiare e le persone sono simpatiche e affettuose. Inoltre ho trovato due amici veri, con i quali trascorro tutto il tempo libero: Domenico Morfeo (un paio di piedi d’oro e una testa un po’ matta, come la mia) e Chicco Pisani. Già, Chicco! Quanto mi manca e che morte assurda».

 

 

I gol con l’Inter, la delusione del Mondiale. Dopo la chiamata della Juve, sappiamo bene come è andata la carriera di Vieri. Il Bobo che torna a Bergamo nel 2006 è diventato una leggenda, l’ottavo miglior marcatore di sempre dell’Inter con 123 reti in 190 gare. Ma ha avuto anche tante sfortune: il deludente trasferimento al Milan, l’esperienza al Monaco, interrotta da un brutto infortunio, che gli compromette anche la partecipazione al Mondiale di Germania.

Il ritorno a Bergamo dopo dieci anni. Segue l’accordo con la Samp, ma il rapporto si rompe in fretta: i dolori al ginocchio e il magone per la Coppa del Mondo sfuggita si fanno crescenti…

Penso anche di smettere, poi però si fa viva l’Atalanta. La mia cara, vecchia Atalanta. Maglia nerazzurra come l’Inter, ma con appiccicati sopra i dolci ricordi della giovinezza. Ivan Ruggeri, il presidente, viene anche a casa mia a parlarmi. […]

«Bobo, ti voglio con me. Prendi tutto il tempo che ti serve, curati con calma, noi ti aspettiamo». Ivan è una persona meravigliosa, così come il figlio Alessandro, di cui sono l’idolo personale. Entrambi mi vogliono con tutte le loro forze a Bergamo. «Ti posso offrire solo un contratto al minimo di stipendio, ma una volta che torni in campo ti becchi centomila euro a gol». Non mi passa nemmeno per la testa di contrattare o rilanciare. «Mi prendo qualche giorno, presidente. Vi faccio sapere». «Ok Bobo. Noi saremmo davvero felici di riaverti». In realtà ho già deciso. Una dormita e via, richiamo Ruggeri: «Ci sono, arrivo, ma prima parlatene con l’allenatore».

La lenta strada verso la guarigione. Seguono gli incontri con Colantuono, il lento recupero dall’infortunio, i dispiacieri per non riuscire a soddisfare la squadra che gli ha dato fiducia. Poi finalmente, eccolo in campo con l’Empoli: venti minuti a fine gara, con un gran tiro scagliato da 35 metri alto di pochissimo. «”Non ne va bene una, che sfiga!”. Sono frustrato, che giramento di coglioni! Passo almeno due minuti a imprecare da solo, ma sono tornato un giocatore».Poi passano pochi giorni e finalmente arriva il gol… e che gol.

A Bergamo arriva il Siena, «Bobo, tocca a te». È il decimo del secondo tempo, siamo 1-1. Entro e tengo d’occhio Manninger, il loro portiere: dalla panchina ho notato che ha l’abitudine di stare spesso molto alto. Dopo qualche minuto ricevo palla spalle alla porta. La mia idea iniziale è quella di stoppare di destro e di girare con l’altro piede per un compagno. Il primo controllo però è un disastro, la palla si alza, perdo il tempo. È un attimo, una fiammata: mi passa per la mente l’immagine di Manninger fuori dai pali, scatta il pilota automatico e d’istinto carico il sinistro, calciando di rabbia. Gol! Un numero della madonna. A fine partita, il mio gol è ovunque in televisione: «Prodezza di Vieri, controllo e tiro da campione». Controllo da campione? No, stop sbagliato. Ripenso al missile di Empoli uscito di due-tre centimetri e mi scappa da ridere: è proprio vero, quando deve entrare…

 

 

Comunque sia, quel gol ha un significato particolare: ho mangiato merda per nove mesi, perso il Mondiale del 2006, lavorato durissimo, e in alcuni momenti mi è pure passata per la testa l’idea di smettere. Sarà stata una rete di poco conto agli occhi di molti, ma importantissima per me: torna la voglia di guardare avanti. E la settimana successiva la butto ancora dentro, a Udine, in diagonale: altra vittoria. Sono talmente poco allenato che mi spompo durante l’esultanza. Ho tutti i compagni addosso, felici.

 

 

L’esultanza che ha ferito i tifosi. La storia di Vieri, poi, sappiamo come andò a finire. Salutati i nerazzurri, l’attaccante passò per un anno alla Fiorentina di Prandelli. Ma qui fece quello che a Bergamo è ritenuto il suo errore più grave: il 16 settembre 2007 segnò proprio alla Dea, e nella gioia per il gol si levò la maglia e corse sotto la curva dei tifosi della Fiorentina.

 

 

Chiusura di carriera amara a Bergamo. L’epilogo di quell’episodio si avrà poco dopo, quando Vieri deciderà di tornare all’Atalanta, dove il presidente Ruggeri è malato: «Vado a dare una mano al figlio Alessandro».

I primi tre mesi li passo a superare definitivamente lo strappo muscolare di Firenze. Non faccio in tempo a rientrare in gruppo, che Delneri mi travolge. «Dai Bobo, finalmente ci siamo. Giochi dall’inizio». «Mister, sono ancora sovrappeso». «Ma chissenefrega, tu li spaventi anche così». Mi vuole davvero bene. Il problema sono i tifosi. Ricordate l’esultanza di Firenze contro l’Atalanta? Ebbene, me la rinfacciano dal primo giorno del mio ritorno. Per me ci sono solo fischi. È diventato un ambiente terribile. […]

A fine marzo andiamo in Svizzera per un’amichevole. «Bobo, sei titolare».  Nemmeno il tempo di toccare un pallone ed ecco, puntuali, fischi e cori contro di me. E che cazzo! Anche a Bellinzona, in amichevole… Nell’intervallo entro per primo nello spogliatoio, mi avvicino a Delneri e gli consegno la maglia: «Mister, per me va bene così, basta, lascio Bergamo».

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