Adesso testa a Firenze

Lo 0-0 non spegne la passione

Lo 0-0 non spegne la passione
29 Settembre 2018 ore 05:30

Prima la grande carica, poi un po’ di delusione con in mezzo 96′ minuti (recupero compreso) fatti di foga, generosità, spirito di abnegazione e qualche problema in fase realizzativa. L’Atalanta vista contro il Torino ha regalato luci e ombre, ma loro, i 18.144 tifosi presenti allo stadio, si sono fatti sentire a sostegno della squadra di Gasperini. E questo è un dato che non stupisce ma ogni volta strappa un sorriso.

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Il prepartita: tortelli, fettuccine e luna piena. Alle 19 i tifosi sono ancora impegnati nel post lavoro o con le gambe sotto a qualche tavolo. A casa o in pizzeria, Ca’ dell’Oste compresa. Dentro alla pancia dello stadio ci sono gli addetti al catering che si muovono come schegge impazzite e l’imperativo è solo uno: mai i vassoi vuoti. In sala stampa ci sono tortelli al tartufo e fettuccine al ragù, gli astanti dimostrano di gradire, soprattutto perché a Torino, quando si gioca contro i granata, il panino al freddo fuori dallo stadio è una delle uniche vie per sfamarsi. Davanti a un buon piatto caldo, al dolce o vicino al bancone del caffè si parla della Dea e della partita che sarà. Bisogna vincere, lo sanno anche i sottopiatti cromati della zona vip, eppure non c’è quell’ansia che si respira in altre occasioni. Una volta sbucati dentro lo stadio, a 45′ minuti dal fischio d’inizio lo stadio inizia a popolarsi e il dubbio che il turno infrasettimanale potesse far desistere qualche tifoso dal presentarsi viene subito spazzato via dal colpo d’occhio e dalla fantastica luna piena che completa la cartolina nerazzurra della Curva Nord.

Primo tempo: freddo e poche emozioni. Il primo freddo di stagione si fa sentire fin dai primi minuti; Sky ogni tanto indugia sui volti in tribuna di tifosi (pochi) e tifose (tante), ma quello che traspare nettamente è la voglia di vedere la Dea nuovamente con i tre punti in tasca. Il Torino non è dello stesso avviso, ma invece di giocarsela a viso aperto affrontando l’avversario senza esclusione di colpi i granata si mettono al limite dell’area e ribattono senza grandi obiettivi di costruzione della manovra ogni pallone che arriva. Una conclusione di Gomez e un diagonale di Rigoni su assist di Zapata sono le uniche fiammate di un primo tempo soporifero che mette in mostra una Dea volenterosa ma poco incisiva. Anche nel settore ospiti, i settecento tifosi piemontesi si adeguano: pochi incitamenti per la squadra e tanti battibecchi verbali con gli atalantini. In Curva Nord e nel resto dello stadio, i bergamaschi provano a spingere e il colpo d’occhio è quello delle grandi occasioni. Considerando che il Toro non è il Real Madrid, grande risultato di pubblico.

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Secondo tempo: l’assalto non paga. A inizio ripresa, con le maglie asciutte e gli occhi della tigre, l’Atalanta sforna un quarto d’ora d’assalto che fa letteralmente infiammare il pubblico. Tre calci d’angolo consecutivi sono la chiave d’accensione di una passione che arde. Non ci sono grandissime occasioni da rete, ma la sensazione che il Torino non riesca nemmeno a portare il baricentro ai 45-50 metri è evidente e confermata anche dalle rilevazioni statistiche della Lega Calcio. Con il passare dei minuti e con i cambi effettuati, le squadre cambiano un po’ volto ma il canovaccio del match non muta. I tifosi iniziano a farsi prendere dallo sconforto ma il sostegno non cala e fino alla fine la partita regala buoni motivi per stare incollati al seggiolino, con fiducia. Certo, quel calcio d’angolo girato di testa da Toloi sul fondo di pochi centimetri o il sinistro di Gomez salvato in tuffo da Sirigu sul primo palo sono stati due ulteriori colpi al cuore, ma in questo momento gira pure male e alla fine tocca prendersi il punto.

Il deflusso e lo spauracchio viola. Lasciando lo stadio e, più tardi, sui social, l’umore della gente non è quello dei giorni migliori. L’Atalanta ha sei punti dopo sei giornate e ora si va in casa della Fiorentina. Il bicchiere è mezzo vuoto in fase offensiva, mentre dietro si è ritrovata la solidità difensiva che in passato era stata un marchio di fabbrica e che ora rappresenta una bella inversione di tendenza. In Toscana, domenica, ci sarà un’ottima rappresentanza di bergamaschi: la Fiorentina è forte e fa un po’ paura, ma l’Atalanta deve giocarsela a viso aperto. Il calcio di Gasperini ormai lo conosciamo.

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