Artisti bergamaschi

Le montagne di Matteo Rubbi

Le montagne di Matteo Rubbi
04 Luglio 2014 ore 10:10

Matteo Rubbi è un artista bergamasco affermato a livello internazionale e ancora poco conosciuto nel suo territorio. La sua opera Alpes (iniziata nel 2013) è un work in progress di circa seimila pezzi in cemento armato, che riproducono le cime della catena alpina in scala 1:100.000. Ma non in modo realistico. Il lavoro parte infatti dalle mappe e dai dipinti medievali che raffigurano le montagne, per creare un fantasioso catalogo della catena alpina, a cui l’artista aggiunge nomi e altitudini.
Il progetto è stato presentato per la prima volta l’anno scorso, nel 2013, nel contesto della mostra personale di Matteo Rubbi Let the stars sit wherever they will,presso lo Studio Guenzani di Milano, che segue l’artista dal 2008. Ma il progetto è destinato a viaggiare in nuove esposizioni (dal 4 luglio 2014 è al Mart – Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) e ad ampliarsi, senza limiti e senza scadenze di tempo, ogni volta che l’artista crea una nuova piccola cima.

 

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Tra natura e materia. Non è la prima volta che Matteo Rubbi si dedica alla rappresentazione di elementi naturali. I suoi temi preferiti sono stati, fino ad ora, le stelle e le zone microscopiche della materia. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.
E non è nemmeno la prima volta che si dedica alle catene montuose. Montagna di rame, Picket Post (2012), ad esempio, è una scultura in rame che riproduce la montagna di Picket Post in Arizona.
Con un’attenzione particolare alla dimensione storica: Picket Post non è solo un luogo morfologicamente notevole, ma è anche uno specifico sito storico. Alla fine dell’Ottocento, ai suoi piedi, l’esercito degli Stati Uniti d’America e i pellerossa ingaggiarono sanguinose battaglie per il controllo delle ricchezze conservate nel cuore della montagna che oggi è una delle maggiori miniere di rame dell’Arizona.
Non a caso l’artista sceglie il rame per realizzare l’opera: la scultura creata è una colata piena che pesa circa 10 kg. Senza supporto, perché deve passare di mano in mano, richiamando l’immagine ispiratrice dell’opera: le braccia di un minatore che, in un’antica incisione, porgevano la montagna in offerta, come fosse una grande pepita.

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Un po’ di biografia. Matteo Rubbi ha 34 anni, è nato a Seriate e vive Albano Sant’Alessandro. Dopo l’Accademia di belle arti di Brera (Milano) e la vittoria del premio Furla nel 2011, ha iniziato un percorso artistico che l’ha portato a viaggiare in tutto il mondo. Ha completato la sua formazione a Bruxelles, nei principali musei e nelle più importanti gallerie d’arte francesi, inglesi e olandesi.
Ha partecipato a residenze artistiche a Parigi e negli Stati Uniti, in Arizona. Dove ha creato una colorata cucina multietnica che ogni settimana ospitava cuochi, sapori e culture delle diverse etnie presenti nella zona.
Nel 2011 ha esposto alla GAMeC. Qui è emersa una fondamentale caratteristica del suo lavoro: il contatto con il territorio e la collaborazione con le istituzioni. Per questo progetto, infatti, ha coinvolto i bambini della scuola elementare con un gigantesco e variopinto murales, mentre le aziende di formazione professionale di Bergamo e Curno tenevano dei workshop aperti al pubblico per la costruzione di un pezzo del Bounty, la celebre nave della marina inglese.
Matteo Rubbi è anche presidente di Cherimus, associazione culturale che si occupa di promozione dell’arte contemporanea a Perdaxius, un paesino dell’entroterra sardo, dove, con la collaborazione di Emiliana Sabiu e Marco Colombaioni, è riuscito a portare artisti e curatori internazionali. Attualmente è uno degli artisti emergenti più interessanti del panorama italiano.
Le quotazioni delle sue opere partono dai 5.000€ per un’opera di medie dimensioni. Tutti i suoi lavori si possono ammirare sul nuovo sito internet.

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