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Sei cose che non si sanno sul Sei Nazioni di Rugby

Sei cose che non si sanno sul Sei Nazioni di Rugby
07 Febbraio 2015 ore 11:36

Anzitutto l’età del torneo. Il Sei Nazioni esiste dal 2000, ma prima si chiamava Cinque Nazioni (era esclusa l’Italia) e prima ancora Home Nation Championship, competizione che faceva sfidare le quattro nazioni delle isole britanniche. Tale coppa è la più antica si sia mai disputata nel rugby tra nazionali: ha più di 130 anni. All’interno della rassegna, vi sono poi alcuni trofei secondari: il primo, più importante di tutti, è la “Triple Crown”, riconoscimento che va a chi tra Irlanda, Inghilterra, Scozia e Galles riesce a vincere tutte e tre le sfide contro le rivali. Poi c’è la Calcutta Cup, antichissima, assegnata alla vincente della sfida Scozia-Inghilterra. Gli inglesi si giocano anche il Millenium Trophy, contro l’Irlanda, nazione che compete alla Scozia il Centenary Quaich. E infine c’è il Trofeo Garibaldi, la coppa di più recente creazione: esiste dal 2008 e mette contro Italia e Francia.

Il trofeo. Da quest’anno cambia forma: un’alta coppa a sei facce, ognuna dedicata a una delle sei nazioni partecipanti. Va in pensione, così, il vecchio trofeo creato nel 1993: questo aveva 15 “facciate”, ognuna dedicata ai 15 giocatori della squadra vincente. E soprattutto aveva una particolare “capacità”, quella di tenere 3,75 litri di liquidi. Esattamente 5 bottiglie di champagne. Questo perché, come ogni coppa che si rispetti, anche il trofeo del Sei Nazioni veniva usato, al termine dell’ultimo match, come coppa per bere e festeggiare. Addirittura l’interno del trofeo veniva coperto con una lamina d’oro a 22 carati, proprio per prevenire l’effetto corrosivo dello champagne (o della birra). Chissà se la nuova coppa sarà in grado di far fronte anche a queste emergenze…

 

 

Sempre per rimanere in tema di trofei, merita un menzione speciale il cucchiaio di legno, premio che viene consegnato a chi arriva ultimo senza vincere alcuna gara. In realtà resta solo un’onorificenza ideale, dato che non avviene alcuna premiazione con tale oggetto. La tradizione del Wooden Spoon arriva direttamente dall’Università di Cambridge, dove gli universitari più di successo regalavano tale oggetto a quelli coi voti peggiori. Nel corso dell’Ottocento è diventato un vero rito: l’oggetto arrivava a misurare 6 piedi e veniva consegnato dal balcone della Senate House dell’ateneo inglese. L’ultimo cucchiaio di legno è stato consegnato nel 1909, con tanto di epigrafe scritta in greco per celebrare e piangere la fine di questa tradizione.

Nella sua secolare storia il Sei Nazioni ha sempre dovuto risentire di eventi bellici. Durante le guerre mondiali la competizione osservò lunghi momenti di pausa, ma è nel 1972 che avvenne la sospensione più incredibile: il torneo comincia ma non riesce finire, a causa degli eventi drammatici che sconvolgono l’Irlanda del Nord. Erano le settimane esattamente successive al Bloody Sunday che insaguinò Derry, il clima sull’isola verde era livido. Scozia e Galles si rifiutarono di andare a giocare a Dublino: alcuni giocatori avevano ricevuto lettere minatorie dall’Ira. Le due nazioni non si smossero dalla propria decisione nemmeno di fronte alla proposta irlandese di giocare su campo neutro. Fu la Francia che venne incontro all’Irlanda, accettando di giocare una gara amichevole per recuperare parte degli incassi perduti. Il torneo, tuttavia, rimase inconcluso.

 

 

Quest’anno l’Irlanda si presenta come grande favorita dopo il successo di 12 mesi fa. E porterà avanti, anche nel 2015, una particolarità: il rugby è l’unico sport dove l’isola verde si presenta con una nazionale unica per nord e sud. Nessuna distinzione tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Tale unione è sottolineata anche dalle note che risuonano a inizio delle gare della Green Army: se la nazionale gioca a Dublino viene suonato l’inno irlandese “Amhrán na bhFiann” assieme a una canzone popolare prodotta nel 1995, “Ireland’s Call”. Quando, invece, l’Irlanda gioca fuori dalla sua capitale ecco che allora viene eseguito solo quest’ultimo inno. La distinzione sussiste anche nell’uso delle bandiere: il tricolore irlandese sventola a ogni gara giocata nella Repubblica, altrimenti viene issato un drappo con gli stemmi delle 4 province che compongono l’isola.

Tra i protagonisti del torneo ci sarà, sicuramente, anche Nigel Owens. Arbitro gallese, cresciuto in un villaggio dove non si pronunciava nemmeno una parola di inglese, Owens è noto per aver ammesso senza alcun problema la sua omosessualità. Ma nel mondo del rugby è famoso, soprattutto, per lo stile schietto e diretto con cui conduce le gare, non di rado lasciandosi andare a battute ironiche e sferzanti rivolte ai giocatori. Nel 2012, durante un match Pro12 tra Munster e Benetton, rimproverò con stile Tobias Boates, preso dalla fastidiosa arte della protesta: «L’arbitro sono io. Tu fai il tuo mestiere, io il mio. Questo non è calcio». Un anno fa, invece, divenne virale il video della battuta con cui commentò la simulazione di Anthony Allen nella gara tra Leicester e Munster: «Lo stadio da calcio è a 500 yard da qui».

 

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