Un video non solo tenero

«Nel mondo dei bambini le donne non si picchiano»

«Nel mondo dei bambini le donne non si picchiano»
05 Marzo 2015 ore 18:00

La vigilia di Natale, sul sito Fanpage.it (qui) compare un video di quella categoria che oggi viene definita “esperimento sociale”. Davanti alla macchina da presa viene fermata una manciata di bambini, con sottofondo natalizio, per dibattere del tema “Violenza contro le donne”. Naturalmente, loro non lo sanno. Fuori campo, una voce li interroga, invitandoli a rispondere a domande brevi, innocenti, le solite: come ti chiami, quanti anni hai, cosa vuoi fare da grande, perché. Strizzano un po’ gli occhi puliti, si imbambolano per pensare alla risposta giusta, come sempre fanno sorridere. Come quello di Napoli che vuol fare il pizzaiolo perché «mi piace la pizza», e a chi guarda scappa da ridere, perché – in effetti – il ragionamento non fa una piega, e se tutti scegliessero il proprio futuro così, sarebbero persino più contenti. Si noti comunque che solo uno vuole fare il calciatore: gli altri preferiscono il pompiere, il pasticcere, il poliziotto. Per «salvare le persone». E fin qui, niente di che. A parte la tenerezza.

Poi arriva Martina, una bambina bionda, graziosa, con un simpatico apparecchio per i denti. La tenerezza diventa esponenziale: deglutiscono, si imbarazzano un po’, ridono piano, guardano in camera come a cercare sostegno. La voce incalza: «Cosa ti piace di lei?». Le mani, gli occhi, «sincerità, solo i capelli», «è una bella bambina». Braccia allargate, il viso che si schiva timido mentre rispondono. Poi «falle una boccaccia»: le ride, fa la schifata, un po’ cerca di stare seria. Ogni cosa è normale, o quasi. Si stanno divertendo tutti. La voce continua: «Falle una carezza». Le manine maschili sono veloci, imbarazzate, impacciate. Martina è serissima, loro sorridono in camera. Tenerezza, ancora tenerezza.

Poi la musichetta in sottofondo si ferma, giusto alla fine della richiesta: «Dalle uno schiaffo…forte!». Loro restano con la bocca a mezz’aria, il respiro immobile per un attimo; gli sguardi intensi chiedono – zitti -: «Davvero?». Uno di loro non vuole proprio disubbidire così, a gratis, e cerca di sforzarsi, prova ad alzare il braccio, poi però guarda in camera e fa il suono della lingua contro il palato che sta per il no. Uno schiocco piccolo piccolo, come lui. Però ha deciso. Gli altri sono più chiari: «No!», a voce piena. Proprio no, appunto. «No?», li incalza sibillina la voce. No. E scuotono la testa, guardano Martina, guardano in camera, sono imbarazzati perché stanno rifiutando qualcosa, però sono anche inamovibili. Microfrazioni di tempo. Epperò non li si convince del contrario. Sta tutto in quel piccolo braccio un po’ alzato per costrizione e poi ritratto: c’è qualcosa di più grande di loro che li trattiene. Che cosa? «Perché no?». «Gesù ne soffrirebbe», quindi «non è bello»; le donne non si picchiano neanche con un fiore – o «con un mazzo di fiori»; «sono contrario alla violenza»; «si fa male» (sottinteso: e non si deve fare male). «Perché è femmina…e io so’ omm»: frase da standing ovation, in effetti, per come arriva a noi adulti, per la forza che ha quella chiusa «io so’ omm», per il senso del termine «uomo». Così finisce: «Nel mondo dei bambini, le donne non si picchiano».

I commenti al video, sotto, si sprecano, tra polemica e qualunquismo, commozione e fastidio. Eppure questa clip ha qualcosa di bello. Per il semplice fatto che c’è un pugno di bambini sotto ai dodici anni che sceglie di fare la cosa giusta, che non è la più comoda, né – a quanto ne sanno loro in quel momento – la più popolare. Ciascuno peraltro con la propria motivazione, che è qualcosa che non riescono a comprendere del tutto, ma che danno comunque per buona, ed è sufficiente a farli decidere, in pochissimo tempo. Probabilmente se la domanda li incalzasse ancora (esempio, «E perché le donne non si picchiano?» o «E perché Gesù ne soffrirebbe?») non saprebbero cosa dire. Forse. Sta di fatto che dentro hanno qualcosa che li protegge, dalla violenza, e dal farne ad un’altra piccola persona che sta loro di fronte. Persino quando a chiederglielo è un adulto che fino a quel momento li ha convinti a fidarsi di lui, raggirandoli con una serie di passaggi dolcissimi. Persino quando non fare del male significa disubbidire. Questo video va molto oltre la questione della violenza contro le donne, anche perché – in effetti – se riguardasse solo quello sarebbe parziale, scontato, demagogico. Parla di una forza che passa nelle loro parole semplicissime, che è fatta di educazione, fede, buon esempio, di un altro adulto che ha mostrato loro qualcosa. Quel qualcosa. Poi c’è anche la tenerezza. E quell’«io so’ omm». Ovvio.

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