La serie tv in onda ogni martedì su Fox

Non avete mai visto Empire? Leggete qui e (di sicuro) lo farete

Non avete mai visto Empire? Leggete qui e (di sicuro) lo farete
10 Aprile 2015 ore 13:50

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», scriveva quell’autore minore, mi pare fosse Tolstoj. Nemmeno i Lyon – i protagonisti di Empire, la serie tv americana in onda su Fox ogni martedì – se la passano proprio bene: l’aziendina di famiglia – la Empire Entertainment – è, in realtà, una prestigiosa casa discografica – letteralmente un impero dell’hip hop – e sta per essere quotata in borsa; ma si sa, quella storia dei soldi e della felicità.

L’impero è nelle mani di Lucious, che l’ha fondato insieme all’ex moglie Cookie quando gli auspici non erano dei migliori: lei poi sarebbe finita in galera, lui poi sarebbe finito con un’altra. Quei quattrocentomila dollari con cui avevano iniziato tutto pare venissero dal traffico di droga di cui si occupavano prima che lui, sacrificando lei, diventasse il nome dell’hip hop.

Il castello di carte comincia a tremare quando Lucious, già provato dallo sforzo muscolare di far buon viso a cattivo gioco – ormai è una persona talmente rispettabile che può fregiarsi di chiamare Obama per nome – scopre di avere la SLA e, pur tenendo la notizia per sé, annuncia – come il Re Lear di Shakespeare, o l’Enrico II d’Inghilterra de Il leone d’inverno prima di lui – di voler abdicare. A questo punto si innesca – come nelle migliori soap opere: vedi Dallas, vedi Dynasty, a cui la serie in parte si ispira – una dinamica familiare quanto meno movimentata.

 

https://youtu.be/dBzu_jKLJek

 

Innanzitutto a Lucious tocca tenere a bada Cookie, che, uscita prima di prigione, si presenta – completa della mise leopardata con cui la immaginiamo – a reclamare il proprio posto a tavola, minacciando di rivelare, altrimenti, la verità sulle fondamenta della Empire. Va da sé che Cookie ci metterà pochi minuti a diventare il vostro personaggio preferito: il tempo di vederla prendere a bastonate il figlio viziato di cui stavate pensando «gli darei una sberla», di sentirla chiamare affettuosamente «la reginetta» il figlio gay e «la cucaracha» il di lui fidanzato messicano, o di assistere agli scambi al vetriolo con Anika, la nuova compagna dell’ex marito.

I figli in tutto sono tre. C’è Andre, che sarebbe perfetto come erede, perché ha una laurea in Economia e dei tre è il più presentabile, se non fosse che con la musica non c’entra niente. C’è Jamal, «la reginetta»; lui sì che c’entra con la musica e ha l’endorsement della madre ma, si capisce, non quello del padre. E poi c’è Hakeem, il più piccolo, a cui il talento non manca, ma nemmeno la faccia tosta (di dire in pubblico che Obama è un venduto, per esempio – segue telefonata in cui «Barack» chiude in faccia il telefono a Lucious che si sta scusando per il figlio prediletto).

Tra gli intrighi e la musica – che è tanta – in Empire non manca lo spettacolo, e infatti in America, dove è da poco terminata la prima stagione, ha fatto ascolti da record, soprattutto tra gli Afro-Americani, che l’hanno seguita più del Super Bowl. Deve averla guardata anche «Barack».

 

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