Da Sapore di mare a Spring Breakers

Nove film sull’estate da vedere prima che finisca

Nove film sull’estate da vedere prima che finisca
01 Settembre 2014 ore 12:34

L’estate è una delle stagioni più prolifiche per il cinema. Il caldo contribuisce a portare gli spettatori nelle sale climatizzate, alla ricerca dell’ultimo blockbuster. D’altro canto non si contano le pellicole che, proprio sulla base di questa fascinazione, mettono a tema storie sempre e comunque ambientate nella calda stagione. Film d’autore europei o successi commerciali americani, ce ne sono davvero per tutti i palati. Vi proponiamo nove titoli da (ri)vedere.

I più grandi certamente ricorderanno con simpatia e forse con affetto Sapore di Mare, pellicola del 1982 firmata da Carlo Vanzina e seguita, meno di un anno dopo, da Sapore di Mare 2 – Un anno dopo. Sono due film che cercano di far rivivere le atmosfere e le canzoni più celebri dei meravigliosi anni Sessanta (nella colonna sonora sono compresi grandi successi di Little Tony, Caterina Caselli, Edoardo Vianello e il tema di Celeste Nostalgia, che corona il meraviglioso finale del film). Forte dei Marmi, con le sue spiagge superaffollate, diventa il punto d’incontro di un fitto crocevia di storie, tutte accomunate dalla passione estiva e dal disimpegno. Film leggero, ma girato con maestria, e di forte impatto sociale e di pubblico, Sapore di Mare conta un cast importante, con Jerry Calà, Virna Lisi e Isabella Ferrari. Un ritratto efficace ma senza vene polemiche dell’Italia di quegli anni, tutto giocato sul ricordo struggente delle occasioni perdute e degli amori destinati a farsi dimenticare. Le situazioni si risolvono in maniera meno spiritosa di quanto ci si aspetterebbe.

In quello stesso torno di anni, un film di formazione dalla grandissima risonanza di pubblico viene prodotto in America da Rob Reiner. Adattato da un racconto di Stephen King, Stand by me – Ricordo di un’estate mutua il titolo da una nota canzone di Ben King e incisa anche da John Lennon. Ambientato alla fine degli anni Cinquanta, il film racconta il percorso di formazione di un piccolo gruppo di amici della campagna dell’Oregon, che compie un viaggio tortuoso e imprevisto per vedere un cadavere. Il lungo percorso li porterà però a crescere a tal punto che le loro intenzioni muteranno e alla fine il bilancio della vicenda li vedrà comunque vincitori. Anche in questo caso il finale, posteriore agli eventi raccontati, rimane impregnato di una profonda tristezza per la stagione passata e per gli amici ormai cambiati e scomparsi. Ricordiamo la buonissima interpretazione di River Phoenix (Chris), attore simbolo di una generazione e prematuramente scomparso all’età di ventitré anni.

Simile nella struttura narrativa è I Goonies, amatissimo film d’avventura di Richard Donner (da ricordare per aver diretto film noti come Superman e Arma Letale) e realizzato a partire da un soggetto di Steven Spielberg. La divertente pellicola vede un nutrito gruppo di amici alle prese con la Banda Fratelli, pericoloso trio criminale, alla ricerca del tesoro del pirata Willy l’Orbo. Il percorso compiuto per arrivare all’obiettivo finale è lungo e alla fine i ragazzi si troveranno cresciuti, avendo affrontato per la prima volta pericoli e sentimenti nuovi. A impreziosire il film una colonna sonora d’eccezione, in cui spicca il brano The Goonies ‘R’ good enough composto per l’occasione da Cindy Lauper, interprete simbolo della generazione degli anni ’80, esattamente come il film di Donner.

Fra i film cult dello stesso periodo è impossibile non citare il più noto fra i lavori del compianto Patrick Swaize, scomparso nel 2009. Dirty Dancing – Balli proibiti. Ambientato in un’estate degli anni Sessanta, il film è incentrato sul soggiorno della famiglia Houseman in un villaggio turistico. Protagonista è Baby, la minore delle due figlie di casa Houseman che, per una serie di traversie, si ritrova a dover far coppia con l’istruttore di ballo Johnny Castle. Trasportati dal ritmo della danza i due si innamoreranno e anche se Johnny verrà licenziato dal suo impiego per aver intrattenuto relazioni con una cliente, alla fine il tutto si risolverà con un classico happy ending. Anche in questo caso, è la colonna sonora a reggere il film e ad aver contribuito in maniera decisiva alla sua diffusione presso il grande pubblico. Gli interpreti di (I’ve had) The time of my life furono insigniti di un Grammy Award per il miglior duetto e ad oggi il brano è uno dei più amati della storia del cinema. Per dovere di cronaca va ricordato che esiste una rivisitazione del film, realizzata nel 2004 (Dirty Dancing 2), ma che non ha legami diretti con il film originale: si tratta di poco più di una trovata commerciale che non conserva nulla del fascino indubitabile dell’originale.

Ispirato ai reali attacchi avvenuti ai primi del Novecento nel Jersey Shore, Lo Squalo di Steven Spielberg è senza dubbio uno dei più grandi successi del suo autore e uno dei film che più di tutti ha contribuito a forgiare l’immaginario collettivo della paura. È il primo film che può essere a ragione considerato un blockbuster, distribuito a tappeto in tutte le sale d’America e che ha riscosso un successo di pubblico pressoché unanime: è grazie a film come questo che la stagione estiva è diventata una dei periodi di punta per il lancio di nuove proposte cinematografiche. La struttura narrativa è piuttosto semplice, ma il film è stato rivoluzionario per la sua capacità di raccontare non solo i momenti di tensione in cui lo squalo si avvicina all’uomo, ma anche e soprattutto la psicologia dei personaggi di fronte alle difficoltà. Vincitore di tre Premi Oscar, il film conta sull’ottimo comparto sonoro di John Williams, che ha proposto uno dei temi più conosciuti e ritenuti più inquietanti in tutto il mondo (al pari di quello di Psycho). L’importanza e il successo del film furono tali che ne vennero proposti ben tre sequel (nessuno dei quali diretto da Spielberg, che preferì dedicarsi all’impegnativo Incontri ravvicinati del terzo tipo) e una serie di film minori che ne furono evidentemente influenzati: si tratta tendenzialmente di film piuttosto scadenti e anonimi, ma fra gli altri ricordiamo almeno L’ultimo squalo e Il cacciatore di squali, dell’italiano Enzo Castellari.

L’estate richiama spesso i territori della paura e dell’orrore: fra i molti titoli disponibili, è quasi inevitabile scegliere Venerdì 13, capostipite della omonima serie di film che conta, ad oggi, più di dieci episodi. Basato su fatti realmente accaduti, il film racconta l’estate del 1980 nel campeggio di Camp Crystal Lake, rimasto chiuso per più di vent’anni. I giovani che vanno a lavorare nella struttura muoiono in circostanze misteriose uno dopo l’altro; i superstiti avranno modo di scoprire che in quello stesso luogo, nell’anno della chiusura, il giovane Jason Voorhees era annegato a causa dell’incuria degli animatori. Il film è stato uno dei più grandi successi della storia horror: girato con un budget ridottissimo e in pochissimo tempo, fu uno dei primi titoli a proporre in maniera forte la struttura slasher, in cui un gruppo di persone, tendenzialmente giovani, viene sterminato da un misterioso assassino. Si tratta di un modello che terrà banco nel mercato occidentale fino alla metà degli anni Novanta e riscuoterà un notevole successo.

http://youtu.be/YvsFSyf8Yt0

Ma l’estate non è sempre sinonimo di disimpegno: a chi gradisse una pellicola più impegnata non si può che consigliare L’avventura, uno dei grandi capolavori di Michelangelo Antonioni. Durante una gita in barca su un isolotto deserto sparisce una delle ospiti: da lì in poi il film ci accompagnerà alla sua ricerca. Come sempre nel cinema di Antonioni, dominano le atmosfere sospese e indefinite, i silenzi e i vuoti. Film straordinario ma terribilmente cupo, basato quasi totalmente sulla incomunicabilità di emozioni e sentimenti, procederà alla progressiva messa in disparte del movente della ricerca per concentrarsi sui personaggi e sul loro rapporto con l’ambiente: il risultato è annichilente, privo di speranza. È senza dubbio di uno dei più grandi pezzi di cinema italiano della storia.

Il cinema d’autore, checché se ne dica, è a volte anche molto leggero: Quando la moglie è in vacanza, capolavoro di Billy Wilder. Si tratta di una delle più note commedie americane, con una straordinaria Marylin Monroe nei panni della protagonista, una svampita annunciatrice televisiva che ha appena preso un appartamento sopra al sig. Sherman (Tom Ewell). La commedia è tutta basata sui dubbi dell’uomo che, ritrovatosi solo dopo aver spedito la moglie e il figlio in villeggiatura, è combattuto fra il desiderio di sedurre la giovane e la fedeltà verso la moglie. Nel film, in cui Marylin sfoggia il suo notissimo abito bianco, le gag si susseguono freneticamente e Mr Sherman è spesso colto in atteggiamenti non troppo virili: corrucciato, indeciso, agitato, non si sente più padrone del proprio destino, come spesso accade nei grandi titoli comici del cinema classico.

Se dovessimo cercare un titolo analogo ai precedenti per importanza e profondità, questo non potrebbe che essere Spring Breakers – Una vacanza da sballo. Diretto da Harmony Korine, balzato alla notorietà per Gummo, il film è uno dei più controversi della passata stagione. Il cast chiama a raccolta alcuni dei volti più noti fra quelli usciti dalla factory Disney e ne decostruisce il valore, mostrandoli negli atteggiamenti dissoluti tipici del cinema di Korine. Il film ha fatto molto discutere per i suoi contenuti, ma non si può non riconoscerne il valore cinematografico: le protagoniste sono trascinate in una spirale lisergica di crimini e doppiogioco, in netto contrasto con la loro apparenza giovane e sprovveduta. Pur essendo ambientato durante le vacanze primaverili (lo spring break), il film merita a tutti gli effetti di entrare in questo piccolo canone.

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