Il live del mercoledì

Oregon Trees, il sogno americano in concerto tra gli alberi del Goisis

Oregon Trees, il sogno americano in concerto tra gli alberi del Goisis
Eventi 22 Agosto 2018 ore 12:37

Sono nati tre anni fa all’ombra della Loggia, Brescia, ma sono i profumi degli abeti del Nord America a fare da muse delle loro canzoni. Per questo hanno voluto chiamarsi Oregon Trees: un duo che stasera, mercoledì 22, suona dal vivo al Goisis (organizza Hashtag). Il cantante e chitarrista Andrea Piantoni aveva già pubblicato un esordio da solista con lo pseudonimo di Anam. Proprio mentre stava uscendo il suo primo ep ho conosciuto Andrea Buffoli, chitarrista, e il batterista Stefano Borgognoni: insieme hanno formato questa band, uniti dall’amore per le sonorità dell’indie folk americano. Un trio che è poi diventato un duo.

 

 

Quali sono tre dischi di riferimento per voi?

«I nostri dischi di riferimento sono Parachutes dei Coldplay ( e in generale la loro prima discografia ), The Lumineers dei Lumineers e Wilder Mind dei Mumford and Son».

Cosa avete in programma prossimamente?

«Avremo questo autunno qualche data molto bella a partire da quella del 21 Settembre in Latteria Molloy. Stiamo cercando di ampliare i nostri orizzonti a livello di sound inserendo in nuova strumentazione che finora non avevamo mai utilizzato, concentrandoci su cose tipo tastiere, chitarre elettriche e magari anche una drum machine. Dedicheremo principalmente gli ultimi mesi alla stesura di nuovi brani, al loro arrangiamento con il nuovo sound che vogliamo raggiungere nell’attesa di uscire con un nuovo disco, il nostro primo effettivo disco».

Raccontateci una canzone, la vostra preferita.

«Un po’ come una madre o un padre con i propri figli, è difficile per noi decretare la preferita, ci possono essere canzoni più divertenti da suonare e alcune meno, canzoni che ci emozionano di più di altre e canzoni che ci caricano più di altre ancora. In ogni caso vogliamo bene a tutte. Detto ciò, nel nostro primo Ep siamo tutti d’accordo che la canzone secondo noi meglio riuscita sia Colors. È una canzone che ci diverte sempre molto suonare, ci mette carica e allegria. È la classica canzone breve ma intensa. Colors è una canzone scritta in onore alla musica, al suo potere di rendere la tua vita, se le permetti di entrare, piena di colori. È un vero e proprio inno alla musica, una sorta di “grazie” che ci siamo sentiti di urlare al mondo per averci salvato da un mondo in bianco e nero».

 

 

I quattro live prima di LP. Come sono andati? È stato facile?

«Le aperture ad LP son state fantastiche. Ci hanno permesso di conoscere un’artista favolosa, mostrarci a tanta gente, girare l’Italia tra Torino, Il vittoriale di Gardone, Napoli e Pescara e soprattutto ci ha permesso, oltre la pubblicità, di fare molta esperienza, di rapportarci con un certo pubblico, di mettere da parte la paura per far quello che dovevamo fare al meglio. No, non è stato per niente facile. Alla fine del suo tour eravamo stremati per la tensione che in quelle date avevamo accumulato (suonavamo di fronte a circa 3-4 mila persone ) però eravamo estremamente felici. È sicuramente stata un’esperienza fantastica e unica».

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