In mostra al Muse di Trento

Pau Brasil di Margherita Leoni La natura rinasce attraverso l’arte

Pau Brasil di Margherita Leoni La natura rinasce attraverso l’arte
Eventi 17 Febbraio 2016 ore 16:25

Dal 22 gennaio e fino al 10 aprile, al Muse di Trento si può ammirare Pau Brasil, una mostra dell’artista Margherita Leoni, nata a Bergamo nel 1974. Un titolo che sa di esotico e che effettivamente, attraverso una settantina di opere, ci trasporta in un mondo lontano, sconosciuto e misterioso: quello delle foreste brasiliane, una realtà sconfinata ma immensamente fragile. Le tele – che si muovono fra la tecnica dell’acquerello, del carboncino e dell’elaborazione digitale – ripercorrono le fasi e le tecniche più significative del lavoro della pittrice, raccontando la biodiversità botanica del territorio sudamericano e interrogando sulla necessità di ritrovare un rapporto di equilibrio con la natura.

 

 

Pau Brasil. Pau Brasil è qualcosa di molto più complesso di una mostra. È una pianta endemica del Brasile che, così come molte altre specie, rischia l’estinzione. É l’albero che ha dato il  nome alla Repubblica Federale Brasiliana. Ma è anche il quadro pincipe dell’esposizione: su uno sfondo bianco, il volto disegnato a matita di un indigeno e sulla sua testa, intrecciati quasi fossero una corona d’alloro, i rami verdi del Pau Brasil impreziositi da fiori gialli. Da una parte il simbolo di una cultura autentica e genunina, dall’altra l’emblema di una vegetazione spontanea; entrambi stanno scomparendo. Margherita Leoni ha deciso di schierarsi dalla loro parte, consapevole che la diversità è una ricchezza: «Credo nell’arte come espressione dell’uomo. Esprimo il mio pensiero senza nessuna pretesa se non quella di poter essere libera di manifestare i miei sentimenti e le mie idee. La mia scelta artistica spero contribuisca con un tassello al puzzle dell’agire umano verso il rispetto, l’equilibrio, l’armonia, la vita».

 

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Natura rigogliosa. L’arte e la bellezza diventano così uno strumento di sensibilzzazione. Nella cornice del Muse lo spettatore si trova immerso in un tripudio di colori che colpiscono gli occhi e lo avvolgono. Rosso, verde e giallo, marrone, violetto e azzurro restituiscono alla mente una vegetazione sontuosa e primordiale, un vero e proprio Eden, non immaginifico ma reale. Le pitture raccontano di una terra distante, ci narrano della sua natura e della sua vitalità. Il tutto con un’estrema attenzione per i dettagli: il grande formato consente di distinguere i più minuti particolari, dai semi ai pistilli, dai germogli alle nervature delle foglie. È una vera e propria indagine visiva che testimonia l’estrema attenzione dell’artista nei confronti dei suoi soggetti. Pittura e scienza si fondono per aderire a una causa comune. «Rappresento un mondo che vediamo, ma che non percepiamo, che non sentiamo. Abbiamo bisogno di vederlo ingigantito per capirne l’importanza e l’unicità, per fermarci e lasciarlo parlare, per ascoltarlo e sentirlo vicino».

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L’opera distruttrice dell’uomo. Nel 2010 un terribile evento sconvolge il Brasile: una serie di incendi porta alla distruzione del 90 percento del “Parque das Emas”, riserva nazionale del Cerrado riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Le cause di un simile disastro sono da accertare, ma fa riflettere che quei terreni siano stati adibiti a coltivazioni intensive e che qualcuno abbia pensato bene di costruirci anche delle industrie. C’è però chi ha deciso di portare la propria testimonianza, come Margherita. Realizza un documenario con l’aiuto del videomaker Ricardo Martensen, cammina sulle ceneri, raccoglie carboni che porta nel suo atelier. Nascono così alcune delle sue opere più recenti, simbolo della violenza dell’essere umano nei confronti di un patrimonio che dovrebbe, invece, affrettarsi a preservare. La pittrice, con un gesto quasi tribale, impugna bastoncini bruciacchiati come fossero pennelli e fa della cenere, simbolo di morte, un materiale per ricostruire la vita sulla tela, per dare un forte segnale di speranza, per suggerirci che siamo capaci non solo di distruzione ma anche, e soprattutto, di creazione. Le persone come genitrici e custodi della natura, di cui fanno parte. I quadri raffigurano mani che seminano, braccia che reggono baccelli, gambe fatte di fiori: noi siamo la natura, e nel nostro piccolo dobbiamo farla rinascere. Così queste opere evidenziano l’imprescindibile rapporto tra “Eros” e “Thanatos”, dove l’ elemento naturale diviene simulacro di una riflessione sull’esistenza.

 

https://youtu.be/FlFr3O3HKV4

 

Un mondo non così lontano. Il Brasile è una terra distante, lontana, eppure episodi simili dovrebbero farci riflettere e ricondurci ad una realtà più vicina, la nostra realtà. Le cronache forse non ne parlano abbastanza ma le terre che bruciano ogni anno in Italia sono molte. E il più delle volte non si tratta di fenomeni naturali, ma di gesti brutali guidati da una logica economica criminosa. Siamo detentori di un paesaggio meraviglioso: nostro l’onere e l’onore di salvaguardarlo. L’arte di Margherita Leoni ci ricorda anche questo.

 

Parque das Emas-2011-fotogramma estratto da video

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