A Bergamo fino al 15 gennaio

Pistoletto, molto più di un artista (Ora c’è la sua mostra in GAMeC)

Pistoletto, molto più di un artista (Ora c’è la sua mostra in GAMeC)
11 Ottobre 2016 ore 07:00
Michelangelo Pistoletto: Immagini in più, Oggetti in meno, un paradiso ancora.
GAMeC, dal 7 Ottobre 2016 al 15 Gennaio 2017, dalle 10 alle 19.
A cura di Giacinto Di Pietrantonio. Per info, qui.

 

È un uomo alto, con bella barba, porta sempre un cappello a larghe falde in testa. È oggi l’artista italiano più famoso al mondo, a parte il caso sempre ai confini tra arte e gossip di Maurizio Cattelan. Ha un nome di tutto rispetto per uno che fa il suo mestiere: Michelangelo. Michelangelo Pistoletto, appunto. Gli appassionati bergamaschi potranno goderselo, perché lui ha scelto la Gamec per una delle più complete e importanti retrospettive organizzate in Italia negli ultimi anni.

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La sua Città dell’Arte. Va detto, definirlo artista è forse un po’ limitante. Lui ha tutta l’aria dell’autentico guru, che non è preoccupato tanto di creare opere quanto di produrre idee e adepti a quelle idee. Per questo nella città dove vive, nei rari periodi in cui è in Italia, cioè Biella, ha rilevato un antico lanificio dismesso e ne ha fatto una Città dell’arte: arrivano qui ragazzi da tutto il mondo, per imparare e per allinearsi con il “verbo” artistico e filosofico di Pistoletto. La Città dell’arte non è solo una scuola, è un luogo di convivenza e di scambio di esperienze, di incontri, di lavoro comune. Un qualcosa che sta a mezza strada tra una factory, come quella di Andy Warhol, e un monastero. Perché alla Città dell’Arte non si lavora solo per produrre opere, ma per cercare di cambiare il mondo.

La mela riparata, opere che generano onde. Pistoletto da questo punto di vista è uomo dalle grandi aspettative: quando fa un’opera si aspetta sempre che l’opera generi un’onda collettiva, di partecipazione e di discussione. È accaduto di recente ad esempio a Milano con una grande scultura, La mela riparata, che voleva essere un risarcimento pubblico alla natura che l’uomo quotidianamente ferisce: una gigantesca mela, alla quale è stato ricucito (Pistoletto viene pur sempre da terra di tessitori…) il pezzo che è stato morsicato. Una scultura pubblica, sistemata davanti alla Stazione Centrale che durante l’estate è diventata provvidenziale riparo per le centinaia di migranti che approdavano a Milano.

 

 

Il progetto del Terzo Paradiso. Ma l’ultima idea del “guru” Pistoletto si chiama Terzo Paradiso: l’ha lanciata una decina di anni fa e l’ha condivisa in decine e decine di situazioni in tutti i Paesi del mondo. Dal punto di vista artistico si tratta di un’idea semplicissima: un simbolo dell’infinito a cui è stato aggiunto un terzo cerchio. È un logo che Pistoletto ha prodotto nelle forme più svariate, compresi flashmob (con centinaia di persone che si disponevano a comporre quel disegno), o tracciato in dimensioni gigantesche nei campi, visibili solo dagli aerei che passavano su quella rotta. Perché Terzo paradiso? Perché, dice l’artista, i tre cerchi identificano tre stagioni della storia umana. Il primo cerchio è quello della stagione primitiva di totale integrazione con la natura. Il secondo quello che ha visto prevalere l’uomo costruttore. Il terzo è quello di cui c’è grande bisogno oggi per ritrovare un equilibrio che eviti la catastrofe per l’umanità. L’arte quindi si mette a servizio del futuro, inducendo stili di vita diversi e una coscienza che la bellezza del creato non può essere distrutta dalla famelicità del mercato. Il progetto legato a quest ’opera ha portato, negli anni, alla tessitura di una rete di relazioni e collaborazioni con singoli individui, associazioni, enti e istituzioni, attivi non solo in campo artistico, ma nei più diversi ambiti della società.

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Ovviamente il Terzo Paradiso arriva anche alla Gamec: con un’installazione site specific ospitata all’interno degli spazi espositivi e con #UnParadisoAncora, una vera e propria “chiamata alle arti” aperta a tutti (gruppi, associazioni, studenti delle scuole di ogni ordine e grado), promossa dai Servizi educativi del museo. Iniziativa che avrà la giornata clou il prossimo 21 dicembre.

Gli specchi e l’arte povera. Naturalmente in mostra ci saranno anche le opere più celebri di Pistoletto, in particolare i Quadri specchianti. Grandi specchi sui quali l’artista ha impresso delle immagini, ma nei quali finiamo per entrare inevitabilmente anche noi, nel momento in cui ci mettiamo davanti. Sono opere che fanno parte di quella stagione dell’Arte povera che ha segnato l’inizio della storia di Pistoletto e la sua vocazione a usare l’arte come visione alternativa alle grandi logiche del consumismo. L’arte povera è infatti arte che veniva realizzata “riciclando” materiali, in polemica contro una società che non si preoccupa di eccedere negli sprechi. Il terzo cerchio del paradiso di Pistoletto è infatti un cerchio dove l’uomo reimpara a rispettare la natura e quindi a non sprecare. In un certo senso è il cerchio del “riciclo”. «Da ragazzo sono stato contadino», ha raccontato. «Ho imparato tante cose in quel periodo. A seminare, raccogliere, concimare, irrigare. E da mio nonno e mio padre ho imparato cos’è il riciclo naturale». Così facendo aveva gettato il seme della sua arte.

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