Palazzo della Ragione, fino al 6 gennaio

Il pittore Vitali e Bergamo Una storia di nascosta bellezza

Il pittore Vitali e Bergamo Una storia di nascosta bellezza
Eventi 01 Ottobre 2014 ore 12:13

È stata inaugurata ieri, nella suggestiva sede di Palazzo della Ragione, la mostra che la Città dei Mille dedica a Alberto Vitali, artista del secolo scorso, vissuto a Bergamo tra il 1898 e il 1974, che fu capace di raccontare la città in tutta la sua semplicità e in tutti i suoi colori. Nella ricorrenza dei quarant’anni dalla morte, una retrospettiva fortemente voluta dalla GAMeC e inaugurata dal sindaco Gori, che riapre la stagione espositiva del Palazzo di Piazza Vecchia.

Alberto Vitali e Bergamo. Una storia d’arte e di nascosta bellezza è il titolo della mostra che resterà aperta fino al 6 gennaio. Vitali raccontò, dipinto dopo dipinto, la città: i suoi paesaggi, le ricorrenze festive, la vita nei campi e i piccoli oggetti di ogni giorno. Guardare le sue opere oggi è fare un tuffo nel passato.

Tutt’altro che provinciale. Vitali scelse di restare a Bergamo e di non allontanarsi mai a lungo dalla città, ma questo non significa che sia da considerare un artista provinciale. Tutt’altro. Espose alla Biennale di Venezia e in molte mostre nelle più importanti gallerie di Milano e Roma, mentre a Bergamo era in stretto contatto con personaggi come Gianandrea Gavazzeni, Bartolomeo Calzaferri, Luigi Agliardi o il fotografo Mario Finazzi. Era un uomo di grande cultura, che riuscì a costruire attorno a sé una rete di poche, selezionate e prestigiose amicizie con esponenti importantissimi dell’arte del Novecento italiano. Tra gli altri, Carrà, nella sua attività di critico d’arte, scrisse del suo lavoro; e Morandi lo considerava l’unico di cui potersi fidare per il restauro delle proprie opere. Perché Vitali era anche un restauratore: il suo amore per il lavoro artigianale si ritrova oggi nelle opere in mostra, in particolare nel suo autoritratto.

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Sei percorsi tematici. La sala di Palazzo della Ragione sembra il luogo ideale in cui ospitare le 80 opere di Alberto Vitali che costituiscono la retrospettiva. Provengono da collezionisti privati, fondazioni bancarie e da alcuni musei e istituzioni che hanno aiutato a ricostruire un percorso quanto il più possibile completo. Importante è stato anche il contributo di figli, amici, critici d’arte e artisti che hanno permesso non solo di organizzare la retrospettiva ma di dare vita ad una ricerca, durata circa due anni, che ha recuperato e valorizzato il lavoro dell’artista, approfondendolo in ogni aspetto.

L’esposizione non ripropone un ordine cronologico delle opere ma presenta, suddivisi in aree tematiche, i filoni principali dell’opera di Vitali. I paesaggi e le vedute di Bergamo sono forse la parte più significativa della sua produzione, quella che svela davvero il rapporto fra l’autore e la città. Piccoli quadri che incorniciano Città Alta e le colline intorno, dipinte con una forza vibrante, tale che il cielo che sembra voler entrare nelle chiome degli alberi e non viceversa. Le mascherate sono i soggetti più enigmatici, apparizioni quasi teatrali di personaggi carnevaleschi davanti al suggestivo sipario di Piazza Vecchia. Le figure di interni e le nature morte sono quelle che meglio inquadrano un’epoca e i suoi costumi, mentre il piccolo e intimo cerchio interno della sala mette in contatto spettatore e artista attraverso un vorticoso tour fra i suoi autoritratti.

 

Vitali_Autoritratto, 1942

 

Due mostre in arrivo. A novembre sarà inaugurata una seconda esposizione nelle sale dell’Ex Ateneo di Scienze, Lettere e Arti che raccoglierà 60 incisioni di Vitali; per l’occasione sarà pubblicato il nuovo catalogo dedicato all’artista, trent’anni dopo la prima monografia realizata da Amedeo Pieragostini, in arte Mirando Haz. Poi toccherà allo spazio Caleidoscopio in GAMeC, che raccoglierà una selezione di acquerelli di Vitali.

«Io verrò fuori dopo morto!». Vitali ebbe dei validi riconoscimenti del suo lavoro in vita, ma questa frase impressiona perché è di una concretezza chiara e quasi spietata, davvero da bergamasco. Mirando Haz, che conobbe a fondo l’artista, nel catalogo in mostra descrive così il suo studio e aiuta ancor meglio a capire il suo lavoro: «Lo studio di Alberto Vitali era un ambiente carico di poesia, di mistero, di solitudine. Gli arredi modesti e ricoperti di un sottile strato di polvere, i quadri rivolti verso il muro, venivano scostati soltanto per essere mostrati a visitatori privilegiati: il banco da falegname, sua matrice artigiana, troneggiava nella stanza, con un carico di bottiglie, bottigliette e vasetti, colmi di vernici dalla ricetta personale, elaborata e segreta. Antiche cornici si ammucchiavano, negli angoli bui e, al centro, un armadio massiccio chiudeva i tesori più intimi dell’artista».

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