Meraviglia nella natura

Posti fantastici e dove trovarli Castel Savoia, come in una fiaba

Posti fantastici e dove trovarli Castel Savoia, come in una fiaba
22 Luglio 2019 ore 05:00
Guide: Touring Club.

 

A un’ora e mezza da Torino si trova Gressoney, una cittadina di meno di mille abitanti che nasconde un tesoro: un castello circondato dagli alberi che sembra uscito da un libro delle fiabe. Lo fece costruire la regina Margherita di Savoia, alla quale il castello deve il nome, seguendo una storia che ci riporta alla fine del XIX secolo, nel 1889. In quegli anni, infatti, la regina iniziò a scegliere per le sue vacanze estive proprio Gressoney, città ancora sconosciuta ma dove Margherita aveva contatti con il barone Beck Peccoz, dal quale la regina e il marito, il re Umberto I, furono più volte ospitati. Presto, però, la regina iniziò a chiedere di avere una residenza tutta sua, nonostante il sovrano, più affezionato alle battute di caccia che poteva organizzare in altre dimore estive, tentasse di dissuaderla. Dopo qualche tempo, però, il re decise di accontentarla. Cominciò così, con la posa della prima pietra nel 1899, il progetto architettonico di questa dimora, dove Umberto I non soggiornò mai perché fu assassinato pochi mesi dopo, nel 1900.

 

 

Il progetto del castello, allora, finì completamente nelle mani della regina, che poté dar spazio completo al suo gusto artistico. Sua fu, ad esempio, la scelta di unire più stili, a partire dalle torri neogotiche inserite su una struttura simile a una grande villa più che ad un castello. Già dal salone d’onore si intuisce il gusto di Margherita, che volle far costruire un grande scalone in legno di rovere con una doppia rampa semicircolare. Sempre al piano terra si trova poi una bella sala da biliardo con uno splendido camino, e, di fronte, una panca con una notevole soluzione “ingegneristica”: una spalliera in grado di spostarsi da un lato all’altro, a seconda della necessità (per guardare la partita di biliardo oppure scaldarsi di fronte al camino). L’anticamera, poi, offre altre chicche, con gli attaccapanni in legno con diverse altezze e dimensioni a seconda dell’uso: per i soprabiti degli uomini, i cappotti delle donne o i cappelli, tanto in voga in quel periodo. Bellissima anche la sala da pranzo e la veranda, con una magnifica vista sul ghiacciaio Lyskamm e sul Monte Rosa, con tanta luce per le ore di lettura della regina. Sempre presenti, da una parte, le margherite, a ricordo del nome della sovrana, dall’altra gli stemmi e i segni distintivi della casata: dal “nodo Savoia” (tutt’ora utilizzato anche dai marinai) alle frasi “fert” (dal latino “portare” o “sopportare”), oppure l’incitazione “sempre avanti”. I lampadari e le vetrate sono anch’essi dei gioielli di art nouveau, realizzati da artigiani locali (spesso sotto la supervisione di un “mastro” torinese). Bellissime anche le decorazioni lignee, le boiseries e i soffitti a cassettoni, dove non mancano mai né le margherite né gli stemmi della casata.

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Il secondo piano era dedicato alle stanze da letto: della sovrana, delle sue accompagnatrici e del figlio, Vittorio Emanuele III, ricordato anche nei nomi inseriti nelle decorazioni sulla parete dello scalone, tra motivi floreali e stemmi di famiglia. Molto interessante anche il plastico che si trova al primo piano, vicino allo scalone. Realizzato da un artigiano locale, dimostra chiaramente quanto di rilievo sia stato l’arretramento dei ghiacciai. La regina aveva, del resto, un grande amore per la montagna, come dimostrano molte foto conservate nel castello, che la ritraggono impegnate in escursioni in alta quota (tra le quali alcune sul ghiacciaio, accompagnata da un nutrito seguito di guide locali). In altre foto la si vede anche, vestita con gli abiti tradizionali della zona, partecipare alla vita quotidiana del paese. Costruito utilizzando molte rocce locali, il castello nasce da una commistione di stili, ma riesce comunque a dare una grande sensazione di armoniosità nonostante l’eterogeneità di alcuni elementi (come le guglie, una diversa dall’altra). All’esterno, per concludere la visita, un giardino roccioso, dove i visitatori possono scoprire alcune varietà floreali di montagna.

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