Il museo archeologico e la necropoli

Posti fantastici e dove trovarli Tarquinia, un vero viaggio nel tempo

Posti fantastici e dove trovarli Tarquinia, un vero viaggio nel tempo
22 Giugno 2019 ore 09:03
Guide: Lonely Planet, Rough Guides, Touring Club.

 

Per lunghi secoli sono rimasti nascosti sotto le terre fra l’Arno e il Tevere, in quel vasto territorio chiamato Etruria che si estende fra la Toscana e il Lazio. Il destino degli Etruschi somiglia un po’ a quello degli indiani d’America: spariti, cancellati dalla faccia della Terra insieme alla loro lingua, alla loro religione, ai libri e alle loro scoperte. Seguendo il destino dei popoli vinti, sono caduti nell’oblio dopo essere stati divorati dalla grandeur di Roma. Diventeranno interessanti per gli archeologi solo nell’epoca detta del “grand tour”, cioè quando la borghesia mitteleuropea, agli albori del XVIII secolo, inizia a percorrere l’Italia in lungo e in largo e principi, uomini di scienza e letterati iniziano a realizzare le prime campagne di scavi, considerando l’archeologia un passatempo nobile oltre che lucrativo. Per scoprire la storia e ritrovare gli antichi splendori degli Etruschi c’è una città nel Lazio che vale la pena di visitare: Tarquinia. Dalle sue tombe ipogee, fortunatamente nascoste sotto terra e celate ai predoni romani, riaffiora infatti la storia di questo popolo misterioso e affascinante. La città si erge su uno sperone tufaceo che domina il mare dall’alto, nell’area dove si trovavano le rovine dell’etrusca Tarkna. Circondata da mura possenti, conserva l’asse principale, il decumano, con l’orientamento est-ovest tipico dell’urbanistica etrusca. Ricordarla per il mare o per una passeggiata nel centro storico non renderebbe, però, giustizia a questa città, che conserva due gioielli imprescindibili per ogni visitatore: il museo archeologico e la necropoli.

 

 

Il Museo Archeologico Nazionale è allestito nel Palazzo Vitelleschi, un elegante edificio della metà del Quattrocento che si innalza con forme gotiche nel centro della città. Una superba collezione etrusca, una delle più ricche e interessanti d’Italia, è esposta nelle sale che hanno conservato la ricchezza delle forme originali volute dal Cardinale Giovanni Vitelleschi, signore del luogo. Una delle opere più importanti, che attira visitatori da ogni parte del mondo, sono i Cavalli Alati, uno splendido bassorilievo di terracotta proveniente da un tempio grande come il Partenone del quale rimane solo il basamento sulla sommità di una collina, di cui la straordinaria raffinatezza della riproduzione del corpo e della muscolatura indurrebbe chiunque a ritenerla un’opera rinascimentale e non un reperto del VI secolo a.C.. Questa è, però, solo una delle moltissime opere presenti nelle sale di questo museo, capolavori del raffinatissimo artigianato etrusco e non solo: le tombe di Tarquinia, da dove provengono la maggior parte dei pezzi, hanno conservato la più ricca collezione di ceramiche greche esistente al mondo insieme a significativi tesori dell’arte egizia, oggetti di importazione frutto di una fiorente rete di commerci con le terre d’oltremare. Nelle sale, le opere sono disposte su un percorso cronologico: ceramiche, bronzi e manufatti dal periodo arcaico, detto anche villanoviano, caratterizzato dal rito funebre della cremazione e anteriore al VII secolo a.C., all’apogeo, l’età d’oro della civiltà etrusca, fino alla decadenza del IV e del III secolo. Il vasellame in bucchero nero lucente, tipica manifattura etrusca, può essere ammirato insieme alle ceramiche greche, prima a figure nere e dopo il 530 a.C. a figure rosse; vasi che, quando internet e i giornali ancora non esistevano, diffondevano le storie e i miti da un Paese all’altro. E ancora, pezzi raffinati di gioielleria, destinati a quelle magnifiche donne che tanto hanno fatto tanto sparlare alcuni scrittori latini.

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Se la visita del museo non fosse stata sufficiente, per scoprire la vita degli Etruschi e farsi un’idea ancora più precisa della loro quotidianità non resta che visitare la necropoli di Tarquinia, inclusa tra i siti Patrimonio dell’Unesco. Qui, tra i seimila sepolcri conservati in questa collina, sono state ritrovate oltre duecento tombe che conservano ancora affreschi policromi in cui sono raffigurate scene di vita quotidiana, banchetti e paesaggi, in un racconto affascinante che permette di fare un salto indietro nel tempo.

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