La mostra a Dalmine

Quel che c’è oltre l’autostrada Mi-Bg in 15 scatti di un grande fotografo

Quel che c’è oltre l’autostrada Mi-Bg in 15 scatti di un grande fotografo
28 Ottobre 2015 ore 10:30

Alzarsi il mattino, aprire le finestre e avere la grande autostrada separata solo dalla barriera antirumore. Quando si transita su quei 49 chilometri di nastro d’asfalto che dal lontano 1927 uniscono Bergamo e Milano, difficilmente si pensa a ciò che c’è aldilà di quelle grandi barriere che isolano l’autostrada da tutto il contesto intorno. Si viaggia come dentro una realtà virtuale, ritagliata dal contesto che la circonda. Si va pensando solo alla meta e non a ciò che sta attorno.

Per questo un fotografo, Giovanni Hänninen, nato a Helsinki ma ormai da anni trasferitosi a Milano, ha deciso di svelarci quello che noi non vediamo più. Cioè il paesaggio che l’autostrada taglia con la durezza delle sue otto corsie, più quelle di emergenza. Hänninen è uno dei migliori fotografi di architettura e di paesaggio della sua generazione, allievo del grande Gabriele Basilico. Ha un profilo eclettico, in quanto è Dottore di ricerca in Ingegneria Aerospaziale. Oggi insegna Urban Photography e Fotografia per l’Architettura al Politecnico di Milano.

A lui la Triennale ha proposto il progetto di questo viaggio attorno all’autostrada che è cuore di una mostra aperta a Dalmine sino al 30 novembre (Mi-Bg 49km visti dall’autostrada, a cura di Andrea Gritti, Paolo Mestriner, Davide Pagliarini). La mostra si tiene in tre sedi: alla Fondazione Dalmine (Piazza Caduti del 6 luglio), alla pensilina autostazione in piazzale del Risorgimento e nell’ex spaccio aziendale Dalmine in via Cavour 4. Presso la Fondazione Dalmine si vedono i disegni, le immagini e i video che descrivono le architetture. Sotto le volte della pensilina dell’autostazione sono allestiti gli elementi che provengono dai siti industriali dove prendono forma i pezzi e le parti dell’ingegneria autostradale. Infine, nell’ex spaccio aziendale della Dalmine, restituito all’aspetto originale, con le grandi altezze interne nelle cinque navate completamente visibili,  sono esposte le fotografie di Giovanni Hänninen.

«Ho lavorato molto sulle mappe», racconta il fotografo, «andando a creare percorsi (via satellite e tramite streetview) che mostrassero, a cavallo del percorso autostradale, la varietà e le tipologie di quello che accade “oltre il muro. È stato un lavoro di continuo confronto tra quello che ci si può aspettare guardando da distante e la verifica sul campo». Ci sono immagini prese da dentro la pista d’asfalto, ma la gran parte è presa da fuori. È un punto di vista insolito, a tratti spiazzante, rafforzato dalla scelta di fotografare sempre ad otto metri d’altezza dal suolo. «Fotografare sempre a una quota molto elevata aumenta il senso di estraniamento rispetto al territorio», spiega Hänninen.

Il risultato è pieno di sorprese. Si vedono ad esempio due punti di vista dell’Adda, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, a Capriate San Gervasio. Uno sulla via al Porto, dove il fiume scorre pacifico in mezzo al verde; l’altro poco più a sud dove invece l’autostrada scavalca il fiume. Il punto di vista scelto da Hänninen è straordinario: si notano, da sotto, gli archi che reggono il ponte e che con un gioco di magia finiscono con lo specchiarsi nell’acqua del fiume. Un’immagine silenziosa, che non lascia trapelare nulla delle migliaia e migliaia di auto, pullman e  camion che ogni corrono sulla “schiena” di quell’arco.

Ma le foto più stranianti sono quelle scattate appena fuori dalle case affacciate sull’autostrada: come quella della villetta di via del Paradiso a Trezzo, con il giardino tutto ordinato, e il dondolo appoggiato alla grande barriera antirumore. Una barriera che vediamo riaffiorare nel giardino della casa di XXV aprile a Osio Sopra. Vederla da qui ha l’aria della testa di un drago con la mandibola aperta, che veglia a  protezione di chi abita ai lati del grande serpente d’asfalto. E non solo di chi abita: uno scatto di Hänninen ha sorpreso persino un piccolo cammello, immaginiamo da un circo nei paraggi, a passeggio con suo padrone in un parcheggio di Trezzo, tranquillo ai piedi del grande muro, del tutto ignaro delle belve a quattro ruote che corrono pochi metri più in là.

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