Dai geyser ai coyote

Un tour per parole e immagini dentro la meraviglia di Yellowstone

Un tour per parole e immagini dentro la meraviglia di Yellowstone
Eventi 13 Ottobre 2014 ore 13:03

Impareggiabile dormire in tenda in mezzo alla natura: una gustosa grigliata sul fuoco (rigorosamente da spegnere prima di ritirarsi, rischio multe salatissime da parte degli inflessibili rangers), infilarsi nel sacco a pelo sperando che non faccia troppo freddo, aprire gli occhi al mattino con i mille rumori degli animali che si risvegliano, fare colazione su un tavolaccio di legno in compagnia di uno scoiattolo. Se poi la foresta è quella millenaria del parco nazionale di Yellowstone, l’esperienza è davvero da provare.

 

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Il celebre parco dell’orso Yoghi, il più antico fra quelli nazionali americani (fu creato nel 1872), si trova ai confini fra Wyoming, Idaho e Montana: solo i nomi di questi Stati evocano paesaggi sconfinati e storie del mitico West americano. Ma Yellowstone è, addirittura, ancora di più. Nata da un’enorme esplosione più di 600mila anni fa, l’area racchiude rare meraviglie naturali, tutte concentrate in un altipiano che giace sopra a un enorme calderone di magma bollente. Questo perenne movimento sotterraneo causa fenomeni geotermici unici al mondo (geyser, stagni di fango, vasche calcaree, sorgenti d’acqua calda multicolore), tutti godibilissimi grazie alle passerelle di legno costruite per consentire l’accesso anche a chi ha difficoltà deambulatorie.

L’ingresso e i primi passi. Partendo da uno dei cinque ingressi del parco, si percorre l’unica strada praticabile in macchina (salvo in inverno, quando la neve copre tutto) che si sviluppa come un circuito a “otto” su due anelli per circa 230 km (Grand Loop Road). Se si ha a disposizione una settimana, sicuramente non ci si annoierà, perché i luoghi da vedere sono davvero tanti e i tempi per spostarsi assai lunghi.

Entrando da sud, ci si immerge fin da subito in un’impressionante foresta di conifere, devastata nel 1988 da un grave incendio che ha lasciato, in ampi tratti, solo tronchi inerti. Da qui partono i sentieri che vanno alla scoperta del Lake Lewis, con le sue cascate e le zone paludose. Perché sì, a Yellowstone, con i suoi quasi 9 mila km2 di superficie, se il modo migliore per circolare è un mezzo a quattro ruote, è impensabile non percorrere le centinaia di piste che si addentrano nel territorio, consentendo di apprezzarne gli aspetti più selvaggi.

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I geyser che spaccano il minuto. L’Upper Geyser Basin è la prima tappa da non perdere. Si tratta di un’area caratterizzata da un numero elevatissimo di sorgenti d’acqua calda e geyser, da quelli puntuali come orologi a quelli non pronosticabili ma che si rivelano essere, proprio per questo, piacevoli sorprese durante la passeggiata (meglio al tramonto o all’alba, quando il luogo è meno affollato e la luce più morbida). Nella prima categoria rientra certamente l’Old Faithful, le cui eruzioni si verificano ogni 60/110 minuti con una precisione altamente prevedibile. Per questo motivo, all’approssimarsi dell’ora stabilita (basta chiedere ai rangers), intorno al Vecchio Fedele si forma progressivamente un emiciclo affollato di persone che, a distanza di sicurezza, assiste a questo imponente spettacolo della natura con gridolini di gioia e stupore. L’esibizione, volendo, è visibile anche dalle vetrate dell’Old Faithful Inn, magnifico albergo costruito nel 1904 che mantiene ancora il suo antico stile rustico.

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Vasche sfavillanti e paesaggi lunari. Poco distante si trova il Black Sand Basin, che racchiude geyser e grandi piscine dai colori brillantissimi, tra i quali spiccano l’Emerald Pool e il Sunset Lake. Ma se si vuole vedere una sorgente d’acqua calda veramente strabiliante bisogna spostarsi 5 km più a nord, per ammirare il Grand Prismatic Spring, la più grande del parco (quasi 100 m di diametro): il colore turchese delle sue acque nel punto più profondo si stempera nel verde smerlando e nel giallo intenso dei bordi, fino ad arrivare ai toni rossastri e marroni là dove il terreno si fa più secco.

Proseguendo sul Lower Loop si incontrano diversi bacini simili ai precedenti, collegati tra loro da una rete di sentieri che permettono, ai più sportivi, di raggiungerli anche a piedi, scoprendo le praterie, i fiumi minori, le loro cascate. In prossimità dell’incrocio tra i due anelli del circuito a otto, si trova un altro incantevole sito da esplorare, il Norris Geyser Basin. In un paesaggio lunare velato dal vapore acqueo si cammina tra geyser, bacini di acque cristalline, fumarole e incredibili stagni di fango (mud pots), dove una melma marrone-grigiastra ribolle di continuo in un maleodorante odore di zolfo.

Non può infine mancare, ancora più a nord, una visita alle terrazze di Mammoth Hot Springs, che non ha niente da invidiare al simile sito di Pamukkale in Turchia: una serie di vasche calcaree degradanti si sono formate nei secoli grazie al continuo fluire di acqua, dando vita a un fenomeno dai colori cangianti. Il gettito d’acqua negli ultimi anni sembra essere diminuito ­ come per altro è accaduto al suo “fratello” europeo – per cui alle piscine multicolori di Canary Spring si susseguono zone inaridite, abbaglianti nel loro biancore, che ricordano la necessità di preservare questi ecosistemi fragilissimi.

Per gli appassionati del genere, oltre al lago di Yellowstone, navigabile in tutta la sua estensione, è consigliata una visita al grande canyon del fiume omonimo, le cui cascate potentissime sono collocate più a ovest (Lower e Upper Falls). I belvedere, costruiti su piattaforme a strapiombo, sono stati sapientemente collocati nei punti più panoramici, consentendo sguardi vertiginosi sui salti d’acqua.

 

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Incontri ravvicinati con i coyote. Ma a Yellowstone sono possibili anche incontri ravvicinati con una grande varietà di animali: bisonti, daini, antilopi e wapiti (cervi) in primis, scoiattoli, caprioli, coyote, alci e, se siete fortunati, anche lupi e orsi. Quanto a questi ultimi, è severamente vietato lasciare avanzi di pic-nic all’interno delle automobili: questi mammiferi sono capaci di scardinare le portiere attirati dall’odore del cibo. I luoghi migliori per osservare la fauna sono le profonde valli (Lamar e Hayden Valley) e le praterie accanto ai fiumi, dove gli animali vanno ad abbeverarsi (Yellowstone, Lewis e Gibbon River); i momenti migliori l’alba e il tramonto. Munirsi di un buon cannocchiale… e di tanta pazienza.

E poi, ogni sera, di nuovo in tenda. Le piazzole, attrezzate, sono molto distanti tra loro, il silenzio della natura non è davvero assenza di rumori ma un continuo pullulare di esseri in movimento, il fuoco scalda l’aria che, anche in estate, alla sera si fa fresca. Un idillio! Certo, se si ha bisogno di doccia per riprendersi dai fumi sulfurei della giornata, bisogna percorrere 4 miglia…

Per info: www.nps.gov
[Foto ©Arianna Bertone]

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