Le immagini che restano

Un punto freddo e bagnato in un pomeriggio da lupi

Un punto freddo e bagnato in un pomeriggio da lupi
08 Novembre 2017 ore 05:30

Alle 21, l’ex Comunale è desolatamente vuoto. La pioggia cade incessante, i fari pian piano si spengono e del pareggio per 1-1 strappato dall’Atalanta contro la Spal resta nell’aria il profumo acre della difficoltà. Già, perché la difficoltà e la fatica si avvertono in tanti modi: si vedono, si ascoltano, si annusano. Come fanno i cani che scovano i tartufi sotto terra. Allo stadio di Bergamo, tutti i tifosi presenti hanno visto, sentito, annusato e capito: la Dea ha bisogno di ricaricare le pile.

Il prepartita: tempo da lupi, freddo e pioggia. Dopo i 25° gradi di Nicosia, la squadra di Gasperini torna a casa e si gioca in un clima molto più bergamasco. Lo stadio non è pieno (alla fine sono quasi 2.900 i paganti con tanti abbonati che sono rimasti a casa) ma il sostegno non manca mai. Nelle zone scoperte, fin quasi alle 18 non si vedono molti tifosi ed è anche comprensibile viste le curve scoperte. Ma tenete duro, se tutto va come deve sarà l’ultimo inverno da vivere sotto le intemperie. Nella pancia dello stadio passano Ilicic e Benalouane, due stranieri di ieri e di oggi che sono lì per vedere la Dea: il primo è direttamente coinvolto ma è stanco morto, il secondo ha preso un aereo apposta sabato per tornare nella “sua” Bergamo. Gli unici squilli in sala stampa si registrano pensando al cibo e vedendo arrivare il capo degli arbitri Rizzoli. La sala Var è posizionata strategicamente alle spalle della tribuna centrale e oltre agli arbitri designati, per il semi-esordiente Chiffi è arrivato anche colui che dirige la classe arbitrale. Tornando al cibo, il dilemma vero lo solleva un collega che chiede come si faccia, noi a Bergamo, a mangiare ravioli, salame e formaggio alle cinque del pomeriggio. Domanda semplice, risposta scontata: a Bergamo è sempre l’ora di ravioli, salame e formaggio.

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Primo tempo: Dea avanti ma gara aperta. Al momento dell’ingresso in campo, lo stadio risponde presente. I cori e la partecipazione non saranno quelli dei giorni migliori ma il clima è un po’ più caldo di quanto le condizioni atmosferiche non suggeriscano: la Curva coordina e canta, il resto dello stadio partecipa e nel settore ospiti i quasi ottocento tifosi estensi ritornano a vedere la Rocca di Città Alta dopo circa mezzo secolo. La Spal non è avversario che spaventa e infatti, dopo una mezza zuccata di Paloschi sul fondo, la gara è a senso unico. L’Atalanta passa in vantaggio con Cristante dopo una rete annullata a Petagna, i padroni di casa rischiano pochissimo ma la gara al riposo resta aperta e anche senza un dominio schiacciante il rischio di trovarsi nuovamente agganciati dall’avversario resta vivo. Gli unici sussulti dei primi 45′ minuti, gol a parte, arrivano da entrate poco ortodosse ai danni del Papu: attorno alla mezz’ora, il difensore della Spal Salomon lo manda a gambe all’aria sotto la tribuna Ubi e più di un tifoso chiede almeno il giallo. Niente da fare.

Ripresa complicata: la Spal strappa un punto. In avvio di ripresa, la squadra di Gasperini costruisce un paio di ottime occasioni per il raddoppio. Petagna di testa e Gomez con il destro falliscono occasioni molto interessanti per il 2-0 e come spesso accade nel mondo del calcio la beffa di Rizzo (secondo gol stagionale, conclusione a giro sul palo più lontano) è servita. Con ancora mezz’ora da giocare e le scorie fisiche e mentali di Cipro ancora addosso, l’Atalanta prova a riorganizzarsi ma la prima espulsione stagionale di Freuler (decisa dal Var) manda all’aria i piani di successo. Gasperini chiude con Haas per Petagna e Gosens per Spinazzola, i tifosi capiscono che il pareggio è ormai l’obiettivo ma servono un paio di parate di Berisha e un palo di Antenucci (deviazione decisiva di Toloi) per cementare un punto sudato, freddo e bagnato che alimenta la classifica ma spegne un po’ gli entusiasmi per una serie di risultati che poteva essere molto più importante e che invece ha regalato meno di quanto si meritasse.

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Tre immagini che restano di Atalanta-Spal. Del pomeriggio da lupi vissuto allo stadio restano tre immagini molto significative. La prima, purtroppo, va condannata: all’inizio del match, un deficiente ha buttato nella zona dei tabelloni pubblicitari un grosso petardo. Oltre al botto, le schegge hanno ferito un fotografo spallino ad una gamba: multa a parte, questi individui meritano di vedersi le partite soltanto in televisione. Senza se e senza ma. Fortunatamente gli altri due “fermi-immagine” della partita sono molto più belli. Dopo il gol fallito da Petagna a inizio ripresa, qualcuno sulle tribune ha rumoreggiato, ma dalla Curva si è alzato un coro di sostegno: il modo migliore di aiutare il numero 29 nerazzurro è proprio farsi sentire nei momenti complicati. Infine, a ridosso del novantesimo, capitan Gomez si è messo a rincorrere tutti gli avversari come se fosse indemoniato. Un messaggio forte e chiaro: si può vincere, si può perdere o come in questo caso pareggiare, ma lo spirito atalantino non deve mai mancare, la maglia deve sempre essere sudata e tutti i tifosi devono sentire, vedere e annusare la voglia dei giocatori di non mollare nulla. Fino alla fine.

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