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I dieci momenti indimenticabili di questo Festival di Sanremo 2020 (almeno secondo noi)

I dieci momenti indimenticabili di questo Festival di Sanremo 2020 (almeno secondo noi)
09 Febbraio 2020 ore 03:13

di Matteo Rizzi

Il Festival è terminato e finalmente tutto torna alla normalità, gli addetti ai lavori dalle parti dell’Ariston potranno recuperare ore di sonno dopo che hanno passato l’ultima settimana a correre dietro a retroscena e conferenze stampa della kermesse Rai più attesa dell’anno.

Come spesso accade, tra qualche mese (ma anche settimane o addirittura giorni e ore, vista l’epoca in cui viviamo) nessuno si ricorderà più della maggior parte degli episodi accaduti in questi cinque giorni, così come dei brani in gara (o perlomeno nessuno si ricorderà che i brani in questione fossero in gara). Alla fine, il Festival sarà ricordato essenzialmente per un episodio iconico. «Il festival di Vasco», oppure «il Festival dei Placebo», o ancora «il noiosissimo e incredibilmente autoreferenziale festival di Claudio Baglioni». E via dicendo. Quindi ora vediamo quali sono i momenti di questo Festival che si candidano a rappresentarlo ai posteri. Via al televoto.

La tutina Gucci di Achille Lauro (e Achille Lauro in generale)

Lo ammettiamo, questo è l’unico episodio che ci abbia fatto gridare veramente al miracolo. Perché ha un potenziale effetto a cipolla destinato a perdurare. Nell’immediato uno shock, poi oggetto di dibattito popolare, poi spunto di riflessioni ampie, infine, da domani, precedente impossibile da ignorare. Già quando ancora scendeva le scale dell’Ariston con la sua lunga veste nera si era capito che non poteva essere tutto lì, ma non ci si aspettava così tanto. Quando poi ha tolto la veste con quel sorrisetto da maledetto mentre cantava «Ce so cascato di nuovo», traduzione romanaccia di Ops, i did it again, e ha fatto esplodere i televisori di tutta Italia con le sue pose al di là di ogni confine di genere, ha diviso immediatamente, in un momento ancora pre riflessivo, pre conscio, pre qualunque cosa.

Nei giorni del Festival non si è smesso un attimo di parlare di lui. Chi spiegava nel dettaglio il suo progetto artistico, ricordando che la performance doveva richiamare la spogliazione francescana, chi semplicemente ricordava che a Sanremo certe cose non si dovrebbero fare, perché il Festival sarebbe sinonimo di eleganza. Lui invece è sinonimo di libertà, in grado di smascherare l’Italia intera. In maniera trasversale, senza dare a nessuno il tempo di chiedersi cosa potrebbe pensare la parte politica di appartenenza né di formulare un giudizio coerente con il proprio sistema di valori apparente. Nulla di tutto questo. Non ha dato a nessuno il tempo di pensare, ha imposto a chiunque un giudizio immediato, ha scolpito la sua immagine di libertà senza compromessi. Ha riscritto in cinque secondi gli ideali di genere nel luogo più convenzionale e istituzionale del nostro Paese.

Ha profanato il tempio del politicamente corretto. E ha completato poi, nelle altre sere, un ciclo di performance indimenticabili, al di là dei gusti musicali. Ecco perché il potenziale iconico di questa sua presenza è sensibilmente maggiore rispetto a ogni altra cosa. Inoltre, nel festival dei baci, il suo con Boss Doms è quello che incide di più, e sembra quasi l’agognato lieto fine dopo quattro giorni in cui erano stati a tanto così dal farlo. Qualcuno ha detto che Sanremo è stato Achille Lauro con un po’ di Festival intorno. Un po’ esagerato, ma neanche troppo. 

La consacrazione del meme di Beppe Vessicchio

Fa il pieno di standing ovation: ognuno per i suoi motivi ama il maestro. È una presenza fissa nell’immaginario popolare, un’icona del Festival di Sanremo, che non va presa né sul serio, né per gioco. Che fa ridere in quanto se stesso, ma che è stimato in quanto se stesso. Insomma, giovani, se dovete spiegare a quelli che chiamate “boomers” cosa significhi “meme”, be’ Beppe Vessicchio è un buon esempio. In questo senso pure intergenerazionale. A parte questo, svolge il suo lavoro alla perfezione e sorregge un brano di per sé mediocre come quello de Le Vibrazioni, che fino alla sentenza del televoto sembrava poter essere tra i favoriti per la vittoria finale. È l’unico dei direttori d’orchestra di cui tutti, ma proprio tutti, ricordino il nome. Della serie “se dici accendifuoco, dici Diavolina”.

La coppia che scoppia: Bugo e Morgan

In diretta è stato bellissimo. La scena è cosa nota: Morgan che si volta mentre Bugo sembra non voler scendere le scale, l’attacco del riff di sintetizzatore del loro brano, le esplicite parole al veleno di Morgan, Bugo che alza i tacchi e se ne va. Squalificati. Già così sarebbe stato sufficiente a candidarsi in questa lista. I retroscena non fanno però che rinforzare l’iconicità dell’episodio: Morgan la sera prima aveva voluto dirigere l’orchestra, cantare, suonare il pianoforte. Era la serata delle cover e il brano che i due eseguivano era Canzone per te di Endrigo, un pezzo che Morgan ha in repertorio da anni e che Bugo non aveva mai provato. Risultato: un fiasco, con Bugo che sembra capitato lì per caso, tanto che sui social qualcuno gli da del drogato o dell’ubriaco. Veramente una brutta figura.

Peccato che non fosse colpa sua: Bugo, a differenza di Morgan, non aveva alcuna voglia di andare a Sanremo a fare il concorrente speciale. La versione del novarese è che poi, la sera successiva al fiasco, abbia visto Morgan insultare un membro del suo staff e che sempre il cantante monzese lo abbia insultato pesantemente poco prima di salire sul palco, motivo quest’ultimo delle sue esitazioni. Il testo modificato da Morgan ha tolto poi ogni dubbio. Secondo Morgan invece lo staff di Bugo lo avrebbe aizzato contro di lui. Più ci si allontana dal fatto più il fatto si farà leggenda, anche se la versione data da Bugo in conferenza stampa sembra decisamente convincente. Morgan che finge di stupirsi per l’abbandono di Bugo è una scena che ha del potenziale iconico. Menzione speciale per Fiorello, che tappa il bugo (scusate, l’hanno fatta tutti in questi giorni, volevamo farla anche noi) con savoir faire ed efficacia.

Riccardo Zanotti che bacia Mara Venier


Per noi che siamo di Bergamo il festival sarà ricordato in realtà molto semplicemente come il momento della definitiva consacrazione nazionale dei Pinguini Tattici Nucleari. I ragazzi in questo Sanremo ventiventi, come dice Amadeus, hanno oltrepassato sia il mondo della provincia, sia il mondo della “musica e basta”, diventando fenomeno di costume nazionale e classificandosi al terzo posto.  Questo passaggio è iconicamente rappresentato da quella corsa di Zanotti, leader di una band che fino a un anno e mezzo fa chiamavamo “emergente”, verso la poltroncina di Mara Venier, che nel mondo dello spettacolo ci sguazza da decenni e che potrebbe tranquillamente essere uno dei personaggi citati dai Pinguini nei loro brani. Un bacetto molto carino che noi ci ricorderemo per sempre. Meglio anche della mimosa a CR7.

Il picco di share durante la reunion dei Ricchi e Poveri


Il migliore dei momenti di italica nostalgia. La dice lunga sul nostro Paese, e intendiamo davvero in senso buono. Uscire dal cuore degli italiani è difficile almeno quanto entrarci.

Il disastro di Amadeus


A parte che a questo punto ci viene il dubbio che Amadeus ci abbia pure pensato a quella conferenza stampa sciagurata in cui ha deciso di inimicarsi in un colpo solo sostanzialmente tutto quello che poteva inimicarsi: il Festival è un continuo riferimento a quelle gaffe. Da «Diletta è bellissima, posso dirlo? È bravissima. Posso dirlo? É laureata in giurisprudenza. Me lo ha detto lei» fino alla «linea del passo indietro» spruzzata a mo’ di arbitro sul pavimento del Festival per introdurre Francesca Sofia Novello (salvo poi trattare Georgina Rodriguez esattamente allo stesso modo: come la fidanzata di Cristiano Ronaldo) è un continuo richiamo alle sue parole. A parte questo, è un continuo susseguirsi di gag da latte alle ginocchia. Come quella sulla rivalità Inter-Juve che non finisce più e mette in serio imbarazzo tutti, Georgina e Cristiano in primis. Insomma, la sintesi è il clamoroso discorso di Antonella Clerici (il libro dei comandamenti per un Festival con ascolti da urlo), che lo rivolta come un calzino. Lei scherza. Ma neanche troppo.

Benigni e il Cantico dei Cantici


In realtà non ci crediamo troppo in questa candidatura, la mettiamo solo perché ha pur sempre detto in Rai che nella Bibbia c’è un testo che parla di sesso in maniera esplicita. Ma non è niente di rivoluzionario, e la performance non sembra affatto in linea con la bellezza del Cantico proclamata fino a poco prima di leggere: sembrava un bambino sulla sedia a Natale. Da un grande attore come lui ci si aspetta molto molto di più. Peccato perché il tema era stato scelto in modo intelligente e perché il Cantico dei Cantici è davvero bello come ci ha detto lui.

Tiziano Ferro che stecca Mia Martini


Ormai chi ha visto il Festival se lo sognerà di notte. Per fortuna è un bell’uomo e canta bene, insomma poteva andare peggio. Però che succede su Almeno tu? Non importa saperlo, l’importante è che sia, appunto, un momento indimenticabile.

Il bacio di Elettra Lamborghini e Myss Keta e quello tra Fiorello e Tiziano Ferro

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Candidatura anche questa debole: provano a essere iconici, ma in questo Festival ci sono stati troppi baci e questi due sono stati i più chiamati e i meno significativi. Però insistiamo sulla simpatia di Elettra, anche nella mezza gaffe di ieri (il seno che rischia di uscire dal vestito e lei che nel bel mezzo dell’esibizione ridacchia e si sistema) e nella reazione epica alla vicenda Bugo Morgan («Oh no, vuol dire che arrivo ultima io!»). Non è stato così, per la cronaca: Elettra è arrivata ventunesima davanti a Junior Cally e Riki, oltre ovviamente a Bugo e Morgan squalificati.

Mika che fa la cover di De André

Tutto un preambolo in cui dice di aver capito l’Italia e poi fa una cover di Amore che vieni, amore che vai, scatenando i “nazisti” di De André: come fai a dire di aver capito l’Italia se tocchi un mostro sacro sperando di uscirne impunito? Sui social come funghi spuntano le denunce: «L’ha rovinata». Secondo noi ha fatto una buona cover e comunque dovremmo smetterla un po’ tutti con questo culto di De André e degli artisti intoccabili in generale. Speriamo che l’esibizione di Mika faccia da cavallo di Troia, ma è una cosa che abbiamo sperato tante, troppe volte. In ogni caso, altro picco di share.

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