Inchieste e stile anglosassone

A lezione di giornalismo da Sky Tg L’informazione 2.0 torna all’antico

A lezione di giornalismo da Sky Tg L’informazione 2.0 torna all’antico
24 Novembre 2015 ore 09:20

Fare informazione, oggi, non è semplice. Cadere nel banale, nel “già visto” e nel “già sentito”, è un errore sempre più comune, soprattutto nel giornalismo televisivo, che ha l’arduo compito di rivaleggiare con le news in tempo reale che viaggiano alla velocità della luce online. Negli ultimi anni, televisivamente parlando, si è visto poco di nuovo e di qualitativamente elevato sulle reti nostrane. Il boom dei talk (nel senso che ce ne sono di ogni genere e colore, sebbene la gente li segua sempre meno) lo testimonia: piuttosto che ricercare la notizia si preferisce discutere per ore e ore attorno alla stessa, in attesa che ne giunga una nuova.

 

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L’incapacità di raccontare Parigi. I fatti di Parigi, però, hanno messo in crisi ulteriormente questo sistema. O meglio, hanno messo in luce la debolezza delle redazioni giornalistiche di oggi. Emblema ne è la scelta effettuata da Mediaset il sabato successivo agli attacchi: cancellato il programma d’intrattenimento Verissimo, invece che optare su uno speciale affidato alla redazione giornalistica della rete, Canale 5 ha deciso di affidare l’approfondimento sul tema a Barba D’Urso, che, tra l’altro, giornalista non è. Una scelta nazionalpopolare che ha fatto storcere il naso a molti. Eppure c’è chi, in questo quadro cupo, è riuscito a brillare: stiamo parlando della redazione di Sky Tg24, il canale all news della tv satellitare che oramai da qualche mese è visibile anche in chiaro sul canale 27 del digitale terrestre. La redazione guidata da Sarah Varetto, secondo diversi critici televisivi, è stata l’unica in grado di affrontare la situazione, giornalisticamente parlando, con classe e talento.

 

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Sky Tg24, chapeau. Come racconta l’esperto tv de Il Fatto Quotidiano, Domenico Naso, Sky Tg24 è stata la testata giornalistica che ha raccontato con più efficacia e professionalità questi giorni di straordinaria follia terrorista. Un approccio anglosassone, privo di sentimentalismi tanto prevedibili quanto, alla lunga, stucchevoli. Un approccio sempre più raro nel mondo giornalistico italiano, soprattutto in televisione, dove una lacrima facile pare oramai affascinare di più di uno scoop. Il gran lavoro sul campo dei due inviati, Giovanna Pancheri e Moreno Marinozzi, è stato premiato più delle voci dei politici. Una scelta chiara, netta: più spazio all’informazione, meno (molto meno) alle beghe da cortile che hanno stancato gran parte dei telespettatori. Il lato emotivo non è stato dimenticato, era impossibile accantonarlo totalmente e fa comunque parte di uno stile di narrazione dei fatti tipicamente italiano, ma a Sky Tg24 hanno deciso di affiancarlo a un racconto, giornalisticamente parlando, pulito, privo di isterismi e prese di posizione. Naso, su Il Fatto, scrive: «Le testate giornalistiche dei canali generalisti dovrebbero provare una sana invidia nei confronti dell’all news di casa Sky e tentare di imitarne lo stile. Perché va bene essere generalisti, va bene persino anteporre gli ascolti alla coerenza giornalistica del racconto, ma ci sono momenti della storia in cui persino il marketing televisivo deve essere messo da parte, a tutto vantaggio di un approccio professionale e serio che è mancato in casa Rai e Mediaset».

 

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Sempre sul pezzo. Ma che Sky Tg24 si stia oramai imponendo, in Italia, come canale d’informazione migliore su piazza è ormai certificato. Lo dimostra l’intervista della Varetto al premier Matteo Renzi, andata in scena il 18 novembre: 47 minuti di domande non banali, curate, approfondite e, talvolta, anche incalzanti e pungenti. Uno stile che ha preso in contropiede anche lo stesso Renzi, parso meno istrione e sicuro di sé che in altre uscite televisive dove, invece, la sua strabordante parlantina portava spesso l’intervistatore fuori rotta. Lo dimostra il modo in cui la redazione all news di Sky ha seguito, domenica 22 novembre, l’ennesima operazione di polizia a Bruxelles: gli inviati sul posto Giovanna Pancheri (ancora lei, stakanovista vera) e Jacopo Arbarello hanno coperto con abilità le lunghe ore del blitz. E quando la polizia ha fatto scattare il “blackout” mediatico su giornali, siti e televisioni, i giornalisti sono stati abili a ricostruire i fatti e tenere comunque aggiornati, nel limite del possibile, i telespettatori. Ma soprattutto, come sottolinea TvBlog, Sky Tg24 è stata l’unica in Italia a seguire in diretta e in maniera così dettagliata gli eventi di Bruxelles. Nessun altro canale, generalista o all news, ha coperto con questa completezza quanto stava accadendo in Belgio.

 

 

Il ritorno all’inchiesta. Sarah Varetto, succeduta alla direzione della rete ad Emilio Carelli nel 2011, è quindi riuscita, in pochi anni, a creare un format giornalistico di cui, in Italia, se ne sentiva la mancanza. E a confermarlo, una volta in più, sono sia gli ascolti (in costante crescita da quando Sky Tg24 è sbarcato sul digitale terrestre e con record toccati proprio negli ultimi 10 giorni), sia le opinioni di tanti colleghi. Francesco Specchia, su Libero, ha dedicato un articolo alla «grande rivoluzione silenziosa che Sarah Varetto sta accendendo, da qualche tempo, nell’informazione Sky da lei diretta». Il talento della Varetto, infatti, non è stato tanto nel togliere (i mini telegiornali e i momenti talk sono rimasti), quanto nell’aggiungere. Cosa? Le inchieste, prezioso lavoro giornalistico sempre più raro in Italia. La direttrice dell’all news di Sky ha portato prima in Italia i documentari di Vice News, e ha poi invece promosso una serie di interessanti approfondimenti degni delle migliori inchieste di Report. Emblema di questo lavoro, attualmente, è il programma Cronache di Frontiera, in cui Sky Tg24 racconta le storie e le vicissitudini degli immigrati giunti nel nostro Paese. E lo fa con superba capacità narrativa, espressiva e anche di montaggio.

Specchia, nel suo articolo per Libero, racconta: «Un collega inglese mi fece notare: “Sarah mi ricorda Katharine Viner, la direttrice del Guardian, solo che la vostra è più brava…”. Sentire un inglese parlare bene d’un italiano (specie tra giornalisti) è un ossimoro. […] Uno dice: grazie tante, ma a Sky non le mancano le forze per fare seriamente il mestiere. Certo. Ma la vera forza – diceva Montanelli – è continuare a fare del lettore il tuo padrone. Ed è l’esatta sensazione che hai nel guardare SkyTg24». Complimenti enormi, che si sommano a quelli riportati in precedenza di Domenico Naso de Il Fatto e a quelli di tutti coloro che, nel tempo, stanno tornando ad appassionarsi a un giornalismo vero e non a quello da discount della lacrima e dell’audience della D’Urso. E la colpa non è della conduttrice di Canale 5, che fa il suo lavoro con abilità da anni, quanto di chi decide di sacrificare l’informazione per raccogliere una manciata di spettatori in più.

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