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Roberto e il cammino… Primitivo

Roberto e il cammino… Primitivo
Pensare positivo 12 Settembre 2018 ore 09:15

Sono le 7 di un tiepido mattino di inizio giugno. Roberto Lidani è approdato a Oviedo, tra i monti cantabrici e il golfo di Biscaglia, ed è pronto a intraprendere un lungo viaggio a piedi. Per terra c’è un primo cartello che indica i due cammini (Primitivo e del nord) che compongono l’itinerario che conduce al santuario di Santiago de Compostela. Roberto sceglie di svoltare a sinistra, verso il cammino Primitivo, alla volta di due monumenti preromanici patrimonio Unesco abbarbicati sulla collina sopra Oviedo: Santa Maria di Naranco e San Miguel de Lillo.

Inizia così la prima delle 12 tappe di un percorso mistico che ha visto protagonista un 52enne stezzanese a cui le missioni al limite dell’impossibile non hanno mai fatto paura. Già negli anni Novanta aveva scalato, con un permesso speciale, il Monte Sinai. Ma l’illuminazione vera e propria è arrivata nel 2013, quando alcuni amici gli hanno mostrato il film The Way di Emilio Estevez. «Nella pellicola spagnola si parla di un padre che per una disgrazia deve raggiungere la Francia per riconoscere il figlio morto in una tormenta, proprio mentre stava percorrendo il cammino di Santiago – racconta Roberto –. Dopo aver visto quel film ho pensato che anch’io volevo intraprendere un viaggio simile: ho sempre amato le avventure fuori dagli schemi. Così ho cominciato a documentarmi e l’anno successivo, in un periodo di crisi lavorativa, mi sono organizzato e sono partito. Ci sono una quindicina di cammini di Santiago in Spagna. Io ne ho fatti tre: il primo nel 2014 è stato il francese, che ho soprannominato dell’inesperienza; lo scorso anno ho affrontato il portoghese, quello della prova, mentre quest’anno ho attraversato il Primitivo, quello della consacrazione».

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Il 3 giugno scorso, Lidani è partito da Orio con un volo Ryanair con destinazione Oviedo per poi attraversare a piedi Grado, La Espina, Campiello, Berducedo, Castro, Fonsagrada, Castroverde, Lugo, Friol, Arzua, Monte do Gozo e Santiago. Un cammino solitario, ostacolato fin dai primi chilometri da difficili condizioni atmosferiche: «Il Primitivo – racconta – comincia subito a mostrare i suoi muscoli con tempo nuvoloso e la prima salita verso Cornellana. Il monastero San Salvador merita da solo il biglietto. Si continua tra sentieri e qualche pezzo d’asfalto, qualche sguardo alla chiesetta e ai santuari significativi della zona che, seppur chiusi, sono bellissimi. Arrivato a Salas incombono nubi minacciose ma tento la sorte. Esco dalle mura con nuvole bassissime e comincia a diluviare. Il sentiero diventa al limite della praticabilità, riesco a malapena io con il mio scarpone numero 47 a camminare in 30 centimetri di fango. In quelle due ore non poteva mancare una fittissima grandine. Inutile cercare riparo, alla fine arrivo comunque a destinazione. Una tappa da ricordare».

Il Cammino Primitivo si estende lungo le due regioni più a nord-ovest della Spagna, il Principado de Asturias e la Comunidad Autónoma de Galicia. Entrambe si affaccino sul mare, ma il percorso ne attraversa solo le zone più interne. La principale difficoltà del tragitto risiede nei faticosi dislivelli e nei continui saliscendi, quasi sempre dell’ordine di 100-200 metri, a eccezione della più impegnativa salita da Pola de Allende verso Puerto Palo e della discesa verso Grandas de Salime. «Sul cammino si trovano alberghi di tutte le categorie, con camera, bagno, magari con una piccola cucina – dice Roberto –. Su due settimane ho trovato spesso pioggia e freddo, si è quasi sempre in quota, lo zaino pesa. Anche la calzatura dev’essere adatta perché molti dopo 100 metri hanno già le fiacche. Nel mio primo cammino francese del 2014 avevo rischiato di perdere quattro dita dei piedi. Il momento più duro è stato nelle Meseta, l’altopiano più antico della penisola iberica. Ero partito da Roncisvalle con un gruppo di sei persone. Dopo Burgos ognuno è andato per la sua strada e io sono rimasto solo. Sono andato in crisi. Per fortuna superati quei giorni difficili sono riuscito a proseguire. Nel cammino Primitivo, invece, c’erano le dure salite asturiane che mi hanno portato sino alla vetta di El Acerbo, spartiacque tra le Asturie e la Galizia, seguite da una tranquilla discesa. Per raggiungere Fonsagrada c’è poi una tremenda salita spaccagambe che conduce in paese. Mozzafiato il monastero di Sobrado, dopo Friol: pazzesco, bellissimo ma fa rabbrividire nel vero senso della parola».

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Quando mancano un centinaio di chilometri a Santiago, lo scenario cambia e il cammino assume una connotazione più turistica: «Sembrava viale Ceccarini a Rimini – prosegue lo stezzanese –. Ho visto gente vestita da festa, pulita, con ginocchiere, altre che zoppicavano per la vescica. Sì, perché la maggior parte delle persone decide di percorrere solo l’ultimo tratto e per uno che come me ha macinato centinaia di chilometri prima, questo spettacolo stride. Il solito panorama con qualche prato e boschi di eucalipto. Mi sono fermato a Monte do Gozo dove nel 1989 ci fu la giornata mondiale della gioventù, strutture da 800 posti letto ormai verso il declino che lasciano l’amaro in bocca al pellegrino che il giorno dopo entra in Santiago». Ma alla fine raggiungere l’ambito traguardo è sempre un’emozione indescrivibile. Tra le lacrime di gioia, il peso della fatica, i dolori alle gambe, la prima domanda che i pellegrini si pongono una volta arrivati alla meta è: «Quando si riparte?». «Ero partito dal Monte do Gozo all’alba e quando nella foschia ho visto le guglie della Cattedrale è stato davvero emozionante – esclama Lidani –. In questi frangenti tornano in mente i giorni di questo cammino, le avversità, le difficoltà, i momenti rimangono impressi come una vecchia fotografia. Arrivato in Piazza Obradoiro ho messo le cuffie e ho ascoltato la colonna sonora di “The Way”. Avevo la pelle d’oca e ho pianto di gioia».

Un viaggio intimo, insomma, da percorrere preferibilmente da soli, come consiglia Roberto: «Mia moglie e mia figlia rimangono a casa, ma forse è giusto così. Ognuno ha il suo ritmo, è un viaggio da percorrere in solitaria. Trovi gente di tutte le estrazioni sociali, magari viaggi insieme per un po’, poi ognuno ha il suo passo, ci si perde e ci si ritrova. Una minima percentuale parte per motivi spirituali, eppure più si cammina più si comincia a pensare e il tutto assume una dimensione più intimistica che ti cambia la prospettiva. La vita ci abitua a ritmi casa-lavoro troppo frenetici. Quando sei lì, in mezzo alla natura, con pochissima roba nello zaino, capisci che siamo abituati a possedere troppe cose superflue. Qui sembra che non ci basti mai nulla, laggiù ti basta tutto. Là con poco più di 5 euro mangi, qui non ti compri nemmeno le sigarette. Si torna cambiati da questo cammino, anche se purtroppo alla routine ci si riabitua subito».

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