Volontariato e tenerezza

28 mamme dal cuore di maglia Una carezza per i bimbi prematuri

28 mamme dal cuore di maglia Una carezza per i bimbi prematuri
22 Dicembre 2017 ore 05:30

Condividere chiacchiere e storie, amicizia e sorrisi, ma soprattutto tanti fili colorati: è così che le donne di «Cuore di maglia» donano il loro tempo per cucire babbucce che scaldano i piedini dei nati prematuri e berrettini che abbracciano le loro testoline.

L’associazione Cuore di maglia. «Tutto nacque ad Alessandria, grazie a Laura Nani nel 2008: era sempre stata un’appassionata di cucito e dunque la vicina di casa le chiese di realizzarle delle babbucce da bambino. Caso volle che sbagliasse misura, facendole molto più piccine. E chi potrebbe indossarle? Chiese alle amiche di aiutarla a farne altre, per portarle poi ai bambini prematuri nell’ospedale di Alessandria: per la gioia di mamme e medici, fu la prima consegna di quello che poi diventò l’associazione “Cuore di maglia”», racconta l’ambasciatrice per la provincia di Bergamo Clara Sapienza. «Venni a conoscenza di quest ’associazione che cercava persone per diffondersi nel resto d’Italia per caso. Sentii Laura e, per fatalità, lei mi disse che la settimana successiva sarebbe stata proprio a Seriate, poiché un’infermiera del Tin (Terapia intensiva neonatale) del Bolognini aveva visto a Brescia gli abitini ed era interessata a portare “Cuore di maglia” anche qui. Fu così che diventai ambasciatrice dell’associazione e nel febbraio 2012 ci fu la prima consegna al Bolognini di Seriate e poi anche al Papa Giovanni XXIII di Bergamo».

 

 

Un supporto per le mamme. Ora la consegna avviene puntualmente ogni tre mesi, ma se c’è un bisogno particolare, Clara provvede a rifornire gli ospedali immediatamente. Inoltre a Natale, il giorno della festa delle mamme o quello del neonato prematuro, «Cuore di maglia» prepara sempre un piccolo pensiero per mamme e infermiere: piccoli cuoricini, spillette, farfalline… Un pensierino che fa sentire alle mamme che qualcuno è sempre vicino a loro, anche in quei momenti più difficili. «Quando ho conosciuto le signore dell’associazione – ricorda la dottoressa Antonietta Auriemma, primario della neonatologia del Bolognini dal 2010 fino allo scorso giugno -, è stato un incontro bello e caloroso: medici e infermiere sono stati entusiasti di iniziare questa collaborazione di solidarietà e di avere questi colori caldi che coprivano i nostri piccoli, rendendo l’ospedale più vicino a una casa. Le mamme percepiscono il bambino come meno ospedalizzato e, una volta uscite da quel tunnel di preoccupazione acuta, vedono il loro bimbo avvolto in coloratissimi tessuti e si commuovono di gioia».

Chi ne fa parte. Requisiti per «Cuore di maglia»? Solo del tempo e tanta voglia di impegnarsi e di aiutare quelle mamme e quei papà che ogni giorno vedono lottare il loro piccolino per un posto nel mondo: «Io non ero affatto capace di lavorare a maglia, ho imparato tramite libri e tutorial e ho coinvolto un paio di amiche. Da lì la voce si è sparsa e ora siamo in ventotto, provenienti da tutta la provincia: all’inizio ci trovavamo in un bar, ma, crescendo di numero, abbiamo dovuto cercare un’altra sede. Per fortuna ci ha ospitato l’Unione Italiana per la lotta alla distrofia muscolare a Monterosso, che ci fornisce una stanza riscaldata senza volere nessun pagamento». Le ragazze e le signore (dai 30 agli 89 anni) del gruppo cuciono per i bambini prematuri, ossia tra la ventitreesima e la trentasettesima settimana, anche se succede talvolta che qualche bambino oltre la quarantesima venga portato in semi-intensiva per piccoli problemi cardiaci: «Cuore di maglia» procura dolcezze in tessuto anche per loro.

 

 

Un po’ di amore in reparto. «”Cuore di maglia” porta in reparto una ventata di “care”, inteso come piccole azioni per prendersi cura in modo amorevole ai piccoli pazienti: dona cure e anche coccole, che non hanno un significato puramente emozionale, ma che porta un oggettivo miglioramento clinico dei bimbi», specifica la dottoressa Cristina Bellan, che è al Bolognini da sette anni, dopo ben diciotto al Papa Giovanni di Bergamo, e che da giugno è primario della neonatologia. Il gruppo cuce non solo berrettini che potrebbero coprire una mela e babbucce grandi come una noce, ma anche dei coloratissimi sacchi nanna: si tratta di un vero e proprio sacco di lana, chiuso sul fondo e ai lati. «Il sacco nanna consente al neonato di mantenere dei confini ben precisi come quelli delle pareti dell’utero anche dentro la termoculla: i piccoli hanno bisogno di sentire questo confine per avere un comfort ambientale che si traduce in un benessere neurologico – spiega la dottoressa Bellan -. Inoltre le donne dell’associazione realizzano dei bellissimi polipetti che vengono assegnati personalmente al bambino: grazie alla loro forma, i tentacoli proseguono il contatto con il cordone ombelicale, rilassando il piccolo».

Materiali scelti (si accettano offerte!). I materiali utilizzati sono sempre tessuti e filati in fibre naturali: per i lavori a magli usano solo pura lana merino extrafine e cotone tipo baby. «Noi siamo un’associazione no profit, quindi non accettiamo denaro, ma è sempre graditissimo che ci regalino dei gomitoli di lana, perché ogni volontaria provvede a procurarsi il suo materiale, ma per una copertina servono circa tre gomitoli, per una sacca uno intero», specifica Clara. Anche per la marsupioterapia interviene «Cuore di maglia», che realizza delle fasce particolari, di forma triangolare, appositamente create per sostenere e avvolgere il bimbo, adagiato sul petto della mamma: «I bambini, seppur ancora intubati, vengono posizionati sulla pelle nuda della mamma e avvolti nella fascia: questo contatto permette al piccolo di sentire il battito del cuore materno, come quando erano nella pancia, di percepire il calore e l’odore della mamma, di ascoltarne la voce.

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Un gesto commovente. Oltre a dare tenerezza e benessere al bimbo, lo influenzano positivamente a livello mentale e psicologico, ma anche alla mamma dona una sensazione di forza, di ottimismo, di vicinanza», continua la dottoressa Bellan. «Ogni tanto mi veniva da ridere vedendo le infermiere che, di fronte al guardaroba, sceglievano la mise per i piccoli che seguivano, contendendosi spesso berretti o babbuccine per avere il perfetto abbinamento coordinato – continua la dottoressa Auriemma -. Oltre al pregio di questi lavoretti, svolti interamente a mano, mi emozionava la gioia di queste persone, mamme, ragazze, nonne, tutte unite da una rete intergenerazionale, nell’impegnarsi senza neppure sentire il peso di questo atto di solidarietà. “Cuore di maglia” è davvero un grande dono per noi».

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