uccelli

A Osio Sotto, tra autostrada e industrie, c’è un’oasi per i nostri amici del cielo

Dal 2018 all'aula del vivaio c’è la stazione di inanellamento: qui si tracciano i movimenti, si valutano la salute e gli effetti dei cambiamenti climatici e urbani. Roberto Rota e Redi Dendena guidano i dodici volontari, vengono anche scuole e asili. «Che emozione quella volta il Martin Pescatore»

A Osio Sotto, tra autostrada e industrie, c’è un’oasi per i nostri amici del cielo
Osio Sotto e Osio Sopra, 26 Febbraio 2020 ore 10:28

di Marco Boffa

Ci sono molti modi di amare la natura; dall’osservarla al viverla immergendosi in essa. Ma c’è anche chi la tutela con opera di volontariato. Tra questi vi sono i volontari della “Stazione di inanellamento” di Osio Sotto, che si occupano di un’attenta attività di monitoraggio degli uccelli, tramite la cattura e l’inanellamento dei volatili. Un compito importante e delicato, che consente di verificare gli spostamenti e le condizioni di salute delle popolazioni aviarie che stazionano o transitano nella nostra provincia. Dal 2018 la stazione di Osio in provincia di Bergamo si aggiunge a quelle di Miragolo e Capannelle. L’attività si svolge all’interno dell’Aula del vivaio, oasi naturale di proprietà comunale che in parte è stata riconvertita in area umida, in un progetto di recupero ecologico nel terreno dell’ex discarica.
A guidare il gruppo di volontari che periodicamente effettuano l’attività di inanellamento è Roberto Rota che insieme a Redi Dendena da anni guida progetti similari nella provincia: «Grazie alla collaborazione con l’associazione Sguazzi che si occupa dell’area per conto del Comune, abbiamo la garanzia di poter operare sul lungo periodo, necessario per questo tipo di attività, ossia di minimo cinque anni».

Il progetto “MonITRing” fa infatti capo all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nella sua sede di Bologna nell’ambito di un’accurata ricerca scientifica a livello nazionale e interazionale, sviluppata attraverso una rete europea. «L’attività consiste nel catturare gli uccelli con le reti, rilevarne età e sesso, misurarne le dimensioni, valutare i parametri che ne identificano lo stato di salute, come grasso e muscolatura, e infine mettere un anello con un codice alfanumerico che li identifichi. Tutti i dati raccolti ogni sei mesi vengono mandati alla sede centrale», spiega Rota.

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Lo studio degli uccelli tramite l’inanellamento ha una tradizione ultrasecolare, ma se l’attenzione era rivolta a studiarne la migrazione, negli ultimi decenni si sta invece indirizzando sullo studio delle popolazioni locali, come spiega Rota: «Quest’attività consente di capire come i cambiamenti climatici e urbani interferiscano sulle popolazioni aviarie locali. In questo senso il sito dell’Aula del vivaio rappresenta una sfida molto significativa per il contesto in cui si trova. Innanzitutto si tratta di un’area di ripristino, all’interno del contesto naturale del Plis del basso Brembo e del Bosco dell’Itala. Ma da un lato c’è l’autostrada, lungo la quale abbiamo persino collocato una rete, sull’altro lato c’è una zona di coltivazione intensiva, e infine è adiacente a una zona industriale». Anche in una zona così complicata non sono infrequenti le catture emozionanti, come quella di un Martin Pescatore o quella di un uccello inanellato in Svezia.

L’articolo completo a pagina 41 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 27 febbraio, oppure sull’edizione digitale QUI.

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