Pensare positivo
Contratto di 4 anni e stipendi fino a 148mila euro

AAA cercansi direttori dei musei Obiettivo: far ripartire l’arte

AAA cercansi direttori dei musei Obiettivo: far ripartire l’arte
Pensare positivo 09 Gennaio 2015 ore 12:16

Arte e Italia: un binomio noto, storico e inscindibile, nato secoli fa e tutt’oggi presente grazie alle bellezze di cui le nostre città, grandi e piccole, sono ricche. Non è dunque un caso che il nostro Paese abbia formato alcune delle principali personalità nello studio e nella gestione artistica e continui a farlo. La cosa strana, però, è che queste personalità, per avere una carriera degna della loro preparazione, siano stati costretti, negli anni, a guardare all’estero. Il Governo, però, ha deciso di dare una sterzata alla realtà manageriale degli oltre 4mila musei statali che rappresentano il più grande patrimonio artistico del nostro Stato. Lo dimostra il fatto che, per la prima volta nella storia, il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, abbia deciso di aprire un bando pubblico per la scelta dei nuovi 20 dirigenti per i principali musei italiani. Un bando aperto, in cui ogni persona, italiana e non, ha la possibilità di presentare la propria candidatura fino alle 24 del 15 febbraio.

 

Franceschini,tasse si potranno pagare con opere d'arte

 

Boom di interessati. L’annuncio del ministro è arrivato giovedì 8 gennaio e dal 9 è stato pubblicato il bando sia sul sito del Ministero dei Beni Culturali che sul sito del The Economist, scelto come voce internazionale dell’iniziativa. Un’opportunità incredibile, per tanti aspiranti direttori come per lo Stato stesso, come ha sottolineato Franceschini. E i primi risultati non sono tardati ad arrivare: sul sito del Mibact si è registrato un vero e proprio boom di accessi, oltre 3mila in tre ore, e in 715 hanno scaricato il testo del bando. Naturalmente non tutti possono aspirare a questo ruolo fondamentale in alcuni dei “mostri sacri” del nostro patrimonio artistico, quali Galleria Borghese a Roma, gli Uffizi a Firenze, la Pinacoteca di Brera a Milano o il Museo di Capodimonte a Napoli e la Reggia di Caserta: il ministero ha pubblicato sul proprio sito “le regole” da seguire e i requisiti necessari. I candidati devono avere la laurea e un’esperienza professionale nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali. Italiani o stranieri hanno le stesse possibilità di farcela. L’obiettivo dichiarato del ministero è quello di insediare nei rispettivi ruoli i nuovi direttori per l’1 giugno, prima dell’inizio della stagione calda (in tutti i sensi) dell’estate. Naturalmente, come spesso capita in questi casi, non si possono escludere eventuali intoppi, soprattutto di natura burocratica, ma l’impegno assunto e le tempistiche annunciate sono ammirevoli.

Cosa cambia. L’iniziativa rientra in una complessiva riforma dell’attuale gestione dei musei statali da parte del Governo. In base al decreto soprannominato Art Bonus e alla riforma chiamata Mibact, i nuovi direttori saranno dei veri e propri manager, con in mano grandi poteri di gestione e, proporzionalmente, grandi responsabilità: per la prima volta non saranno più figure alle dipendenze della soprintendenze, bensì soggetti muniti di autonomia fiscale, gestionale e amministrativa. Decideranno la programmazione degli istituti, il coordinamento di tutte le attività dei musei, a partire da quelle di ricerca, promozione e organizzazione delle mostre. Gestiranno gli orari di apertura, il personale (che rimarrà però, per il momento, alle dipendenze del Ministero, anche se il prossimo passo dichiarato sarà di porre anche i lavoratori sotto la totale gestione dei direttori) e i prezzi dei biglietti. I direttori potranno anche richiedere finanziamenti, rispondendo personalmente dell’andamento e dei risultati del museo. Una rivoluzione fondamentale, alla cui base sta la riforma che prenderà il via già dal primo trimestre del 2015: i guadagni derivanti dai biglietti entreranno a far parte dei proventi dei singoli musei e non finiranno più, come in passato, in un unico fondo che il Ministero ridistribuiva poi a tutti i musei. I musei, insomma, diventano vere e proprie aziende, come dovrebbe essere e com’è in tante altre Nazioni. L’obiettivo è anche premiare le gestioni migliori.

 

uffizi

[gli Uffizi]

 

Perché candidarsi. I direttori scelti avranno un contratto di 4 anni, con stipendi che variano dai 145mila euro lordi annui per i 7 musei più importanti (Galleria Borghese, Uffizi, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Capodimonte, Pinacoteca di Brera e Reggia di Caserta) ai 78mila euro lordi annui per i restanti 13 istituti. Cifre che, nella situazione attuale dell’Italia, fanno gola a tanti, ma che in realtà sono ben lontane dagli standard internazionali. Cosa che è stata fatta notare al ministro dai giornalisti stranieri presenti alla conferenza stampa. Del resto, però, le possibilità attuali delle casse nostrane sono queste. L’unica strada è ingolosire giovani personalità alla ricerca di esperienze e premiare il merito attraverso dei bonus in base ai risultati, che sono infatti stati previsti (40mila euro per i 7 musei principali e 15mila per i restanti). Senza contare che offrire la possibilità a qualcuno di ridare lustro alle nostre bellezze artistiche è una sfida che tanti “cervelli in fuga” e personalità estere potrebbero vivere con ambizione e motivazione.

Un tesoro di cui riappropriarsi. I numeri dei musei italiani nel 2014 parlano già di un settore in forte crescita: più 6,2% in termini di numeri di visitatori e più 7% per quanto riguarda gli introiti. Un passo avanti importante, ma che non può nascondere il fatto che, fino ad oggi, la gestione dei musei sia stata quantomeno rivedibile. In particolare per quanto riguarda gli incassi derivanti dai cosiddetti servizi aggiuntivi: visite guidate, librerie, ristorazione, prevendite online e merchandising generico. Queste attività, infatti, sono state esternalizzate negli anni passati e delle centinaia di milioni di euro incassate su di essi, solo le briciole arrivano nelle casse statali. L’Espresso ha calcolato che dal 2001 ad oggi la cifra guadagnata dalle società gestrici di questi servizi supera il mezzo miliardo, ma solo 75 milioni di euro sono stati poi versati allo Stato. Meno del 15%. La scelta di dare maggior autonomia ai nuovi direttori rientra proprio nel progetto del Governo di riappropriarsi, passo dopo passo, di questa ricchezza che è stata gettata al vento negli anni passati, incaricando probabilmente una società statale dei compiti oggi esternalizzati a diverse aziende, che stanno lucrando da anni su quelle ricchezze che lo Stato, invece, ha sempre colpevolmente snobbato. Sarà la volta buona?