Il boom

Ai bergamaschi piace il biologico (produrlo, non solo mangiarlo)

Ai bergamaschi piace il biologico (produrlo, non solo mangiarlo)
15 Novembre 2016 ore 05:30

 

Abbiamo la terra, abbiamo i prodotti di qualità, abbiamo storie da raccontare. Ci sappiamo fare, insomma, col biologico. Che, nonostante i dubbi che sorgono su cosa sia davvero bio o no, che necessita gli adeguati controlli (con particolare attenzione ai falsi prodotti biologici importati dall’estero, come da puntata di Report), va fortissimo in Italia, e anche a Bergamo. In Italia nel primo semestre del 2016 sono aumentati del 21% gli acquisti di prodotti biologici per un valore al consumo stimato in circa 2,5 miliardi di euro su base annuale. Secondo una recente elaborazione di Coldiretti, la crescita dei consumi bio dura ininterrotta da oltre un decennio con ben 13 milioni di italiani che portano in tavola cibo bio almeno una volta a settimana.

Il caso di Bergamo. Dati recenti sui consumi nella Bergamasca non ce ne sono. C’è però la produzione a dire che le cose vanno bene. Dal 2010 al 2015 le aziende sottoposte a regime di controllo bio sono passate da 74 a 108. È quanto emerge da un’elaborazione dell’ufficio ambiente di Coldiretti Bergamo su dati della Regione Lombardia. A livello provinciale le colture maggiormente interessate dal biologico sono olivo, vite, frutti minori, ortaggi e prati polifiti, mentre nel comparto dell’allevamento i bovini da latte, i bovini da carne, gli avicoli con produzione di uova e le api. «Si tratta di un fenomeno in costante crescita – spiega Coldiretti Bergamo – che ha fatto segnare negli ultimi 5 anni un + 46%. Anche se non si parla ancora di grandi numeri l’aumento continuo del trend indica che la richiesta di prodotti biologici da parte dei consumatori è sempre più elevata pertanto le aziende agricole si stanno strutturando per essere in linea con le esigenze del mercato».

Le storie. «Il nostro allevamento di vacche da latte di razza Bruna originale è biologico dal 2010 – racconta Gianluca Ardegmagni della Società Agricola Ardemagni Giuseppe e Gianluca di Misano Gera D’Adda -; abbiamo circa 190 capi, di cui 80 in lattazione, e la nostra produzione la conferiamo ad un caseificio della provincia di Brescia che produce formaggi bio in particolare grana, caciotte, mozzarelle e yogurt. Abbiamo fatto questa scelta per valorizzare il più possibile la qualità del nostro latte, anche se è una scelta impegnativa per quanto riguarda i costi dei fattori di produzione e l’esecuzione di tutti i passaggi necessari per il mantenimento di questo tipo di filiera». E’ interessante sottolineare non solo lo sviluppo della distribuzione tradizionale dei prodotti biologici ma anche quella delle vendite dirette effettuata dai produttori agricoli come la rete delle fattorie e dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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«Abbiamo iniziato nel ‘99 a seguire tutti i passaggi necessari per diventare azienda biologica certificata – dice Gianluca Vismara dell’azienda Vismara Gianfranco di Cenate Sotto – siamo stati tra i primi nella bergamasca a credere in questo metodo produttivo e dopo 3 anni dall’avvio delle procedure abbiamo ottenuto la certificazione. All’inizio è stato piuttosto impegnativo perché abbiamo dovuto cambiare tutta l’impostazione della nostra azienda ma ora siamo contenti perché ci si è aperto un mondo che ci permette di incontrare consumatori che apprezzano i nostri sforzi e il nostro impegno nel fornire prodotti di qualità garantita. Produciamo olio e miele biologici che poi vendiamo nei farmers market di Campagna Amica, ai Gruppi di Acquisto Solidale, nei negozi e nelle cooperative specializzate e da alcuni mesi anche on line sul nostro sito www.olioemiele.it».

 

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Proprio le esperienze di e-commerce stanno creando nicchie di mercato interessanti per i prodotti biologici. «Fin da quando ho avviato l’attività – sottolinea Adriano Galizzi dell’omonima azienda agricola di Leffe – ho fatto la scelta etica di coltivare come i nostri nonni per evitare di sfruttare troppo i terreni ma anzi di preservarli visto che in Val Gandino non ci sono grandi estensioni. Sono in conversione biologica da due anni e per la produzione di quest’anno sono in attesa della certificazione. Produco gallette di mais e farine e il fatto che siano “organic” mi permette di raggiungere un segmento di mercato formato da negozi specializzati in costante crescita. Ho da poco avviato anche il mio canale di vendita on line www.agrigal.com che mi sta dando grandi soddisfazioni e che mi permette anche di monitorare come sempre più consumatori siano alla ricerca del bio».

Il distretto tra bio e sociale. Bergamo può anche vantare, da sabato scorso, il primo bio-distretto dell’agricoltura sociale della Lombardia. Il progetto è nato dalla sinergia tra cooperative e aziende del territorio con la vocazione alla sostenibilità e all’inclusione sociale. Alla presentazione ha partecipato anche il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. L’obiettivo della rete è valorizzare la cultura del bio sostenendo un modello di sviluppo attento alle persone fragili, aperto anche a giovani a rischio di emarginazione sociale che potranno così darsi un’occasione imparando un lavoro. Un modello di impresa produttivo e solidale unico sul territorio lombardo che coinvolge 20 tra aziende e associazioni del bergamasco tra cui: le coop sociali Alchimia, Areté, Biplano, Cà Al del Mans, Oikos, Cantiere verde, L’innesto, La Gasparina, Le Cinque Pertiche, Why Not, la Cooperativa Agricola Castel Cerreto, le società agricole Fronte Mura Verderame, Emon Agri, O Sole Bio e le aziende Ridibio, Cibolab, Cascina Gervasoni e le associazioni Amici di Areté Onlus e Opera Bonomelli Onlus Biorto.

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