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Un invito a entrare

Albino, la ripresa dei negozi è buona. E le vie del centro storico… fioriscono

L’iniziativa di alcuni commercianti: mettere insegne in stile antico con indicata l’attività e fioriere agli ingressi. «Vogliamo riempire tutto il borgo, via Mazzini è molto bella e questi interventi la valorizzano». Molti affermano di essere tornati ai livelli pre pandemia

Albino, la ripresa dei negozi è buona. E le vie del centro storico… fioriscono
Pensare positivo Val Seriana, 28 Luglio 2020 ore 14:34

di Fabio Gualandris

In questi giorni il centro storico di Albino è animano da sentimenti apparentemente opposti: in alto a stagliarsi nel cielo le 150 sedie a ricordo di quanti hanno lasciato il loro posto terreno in tempo di pandemia, in basso insegne e addobbi fioriti, simbolo di speranza nel domani, come sottolineato da Mariella, una commerciante di via Mazzini: «Albino non deve essere ricordato solo come un paese dove abbiamo avuto tanti morti per il Covid, ma come un luogo di rinascita: da questi fiori rinasceremo». Incontriamo Federico Bianchi, presidente dell’associazione “Arte sul Serio”, per conoscere la bella iniziativa che lo vede promotore e autore.

Federico Bianchi

Che cosa ha ideato?
«Si tratta di un’iniziativa partita da me e da Simona. All’esterno del suo negozio di sartoria era nata l’esigenza di mettere qualcosa di attraente che incuriosisse il passante e allo stesso tempo abbellisse quello scorcio di via. Abbiamo sperimentato utilizzando dei bancali, convertiti in fioriere, abbinati a cartelli indicanti i nomi dei mestieri. Volevamo dare un tocco di colore e vita con i fiori, che simboleggiano anche gioia e serenità. L’idea è subito piaciuta, così, altri commercianti ma anche semplici cittadini, hanno iniziato a richiedere installazioni simili alla nostra. A quel punto, essendo luogo pubblico, abbiamo coinvolto l’amministrazione comunale per ottenere il permesso di farlo, che ci è stato accordato».

Quante sono le fioriere già esposte?
«A oggi cinque più altre tre in fase di preparazione, ma la voce si sta rapidamente spargendo. Ci vorrà del tempo per soddisfare tutte le richieste, la preparazione richiede impegno».

Qual è l’obiettivo?
«Riempire tutto il borgo, via Mazzini è molto bella e questi piccoli interventi aggiungono valore. È un modo per rendere queste vie (Mazzini, Sant’Anna e Vittorio Veneto, ndr), che già sono interessanti, un po’ più piacevoli. La realizzazione è molto semplice e non richiede grandi studi di architettura o cose del genere. Lo stile, che rimanda al passato, infonde serenità e fa vedere qualcosa di bello in un contesto dove ultimamente le vite sono state tristemente segnate. La reazione delle persone in effetti è quella, davanti al riuso di questi bancali solitamente esclamano: “Ma che bello! È una buona idea, trasmette piacevolezza”».

Quando ha iniziato?
«Da meno di un mese. Man mano riesco a recuperare bancaletti, produco. L’insegna che sovrasta il bancale-fioriera non contiene il nome-marchio del negozio (sarebbe pubblicità) ma il servizio svolto, quindi abbiamo: sartoria, spinateria, locanda, calzature, calzolaio, vineria, fioreria… Lo stile del cartello rimanda al medioevo, abbiamo notato che lo “sguardo al passato” fa bene alle persone, nel ricordo del passato il tempo esercita la capacità di affievolire le fatiche e accentuare i ricordi positivi».

Simona Brena

Su questa iniziativa, ma anche riguardo alla ripartenza dopo il lockdown, abbiamo raccolto le voci dei primi esercenti aderenti alla proposta di Federico. Tutto è partito dal negozio-laboratorio Kima Design di Simona Brena, sarta: «Ho la mia attività nel cuore di Albino, in via Sant’Anna, strada particolarmente stretta e un po’ appartata. La via è come se fosse una grande casa, siamo tutti amici, ma è povera di negozi, solo due. Allora ho pensato a un posto dove la gente, passando, restasse colpita dai colori, dai fiori e lasciasse in loro il segno dell’artigianalità del mio lavoro. Insomma, iniziare un dialogo con le persone già lungo la via come invito a entrare. Ho chiesto a Federico di crearmi qualcosa con il legno visto che lui è appassionato a queste lavorazioni, così è nato il primo intervento. Per quanto riguarda il lockdown, personalmente non mi posso lamentare. Le persone sono state sicuramente colpite anche a livello economico, ma questa esperienza ci ha permesso di fare un esame di coscienza e capire che bisogna appoggiarsi al vicinato: quando il cliente entra in negozio sa che può scambiare due idee, trovare confidenza, relazionarsi; esperienza quasi impossibile in un grande magazzino. Durante la chiusura ho fatto volontariato: cucivo mascherine per una raccolta fondi per l’ospedale di Seriate e per un altro progetto. In quei momenti è stato importante per ognuno sentirsi parte nella solidarietà».

Mauro Maggi

Mauro Attilio Maggi, titolare della “Enoteca Wimpy”, negozio storico di via Mazzini 15, lo abbiamo colto nel posizionare l’insegna “Vineria”: «Durante il periodo di emergenza sanitaria ho continuato il mio lavoro grazie al servizio a domicilio. La ripresa è stata buona, ma ho notato che c’è più attenzione nello spendere, il rapporto qualità-prezzo è diventato fondamentale».

Mariella e Germano Bonacina (foto d’apertura), coniugi gestori de “Il Calzolaio di Bonacina G.”, attività di alta qualità calzaturiera in via Mazzini che sta tornando a pieno regime: «Abbiamo riaperto il 5 maggio ma fino alla riapertura delle altre attività, il 18 maggio, la ripresa è stata drammatica. Restavamo aperti tutto il giorno, la mattina qualcosa si muoveva ma di pomeriggio era il deserto. In quei giorni, le persone che entravano si fermavano a raccontare storie fuori dal normale e a piangere. Dal 18 maggio è iniziato un piccolo miglioramento stabilizzatosi a giugno. A luglio abbiamo ripreso il passo dello scorso anno: è ripartita la riparazione ma è ripresa anche la realizzazione di calzature su misura, e questo è un buon segno, siamo contenti. Ringraziamo Federico per l’idea fantastica che abbiamo accolto con entusiasmo e come segno di ripartenza».

L’articolo completo e altre notizie su Albino alle pagine 29 e 30 del PrimaBergamo in edicola fino al 30 luglio, oppure sull’edizione digitale QUI.

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