Dopo la chiusura nel 2014

All’ex Collegio Celana un reality (sterili polemiche permettendo)

All’ex Collegio Celana un reality (sterili polemiche permettendo)
11 Giugno 2016 ore 12:18

Poco più di due anni fa, il 31 agosto 2014 per la precisione, un pezzo di storia bergamasca se ne andava. A Caprino Bergamasco chiudeva infatti il Collegio Celana, nel mesto silenzio di politici, amministratori e autorità ecclesiastiche, loro che per secoli hanno retto le sorti della scuola, frequentata per un anno anche dall’allora Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. Già nel 2013 il Cda dell’istituto, per tre quinti di nomina curiale e con due membri in rappresentanza del territorio della Val San Martino, aveva deciso di chiudere le aule: troppo alti i costi, esorbitanti i debiti. Peccato, perché il Celana è stata veramente un’eccellenza, un luogo immerso nei verdi colli di Caprino dove vivevano e studiavano oltre mille giovani. Ora, però, a distanza di due anni dalla chiusura, il collegio potrebbe tornare a vivere, sebbene sotto una veste inedita: location di un reality show firmato Rai2.

 

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Il format del reality show. La notizia l’ha data il Corriere della Sera Bergamo nei giorni scorsi. La trasmissione riprende il format francese Le pensionnat de Chavagnes, prodotto da Endemol (quella del Grande Fratello per intenderci) nel 2004, a sua volta adattato dall’inglese That’ll teach ‘em e già riproposto anche in Norvegia, Belgio, Olanda, Spagna e Germania. Lo show prevede un gruppo di adolescenti fra i 15 e i 16 anni che viene mandato in collegio e rispedito indietro nel tempo, precisamente nell’Italia degli Anni ’60. Niente piercing, tatuaggi, jeans, t-shirt e, soprattutto, smartphone, pc e social. In cambio riceveranno divise grigie, capelli corti e rigoroso rispetto della disciplina. Le ragazze (anche se in realtà, allora, al Celana non erano ammesse) saranno impegnate in economia domestica, cucito e cucina, mentre i ragazzi si faranno le ossa in falegnameria. Chi trasgredirà salterà la ricreazione e sarà costretto a fare le pulizie.

 

 

La polemica di Gasparri. A scegliere il Celana come ambientazione di questo reality è stata la Magnolia, ovvero la casa di produzione tanto cara al sindaco di Bergamo Giorgio Gori e all’attuale direttrice di Rai2 Ilaria Dallatana, visto che insieme la fondarono. Stando a quanto riportato dal Corriere, le trattative sarebbero già in stato avanzato, ma non ancora concluse. Il Cda dell’ex collegio, infatti, starebbe tirando un po’ sul prezzo: Magnolia offre 10mila euro per affittare la struttura da luglio a settembre (dormitorio, cucina, refettorio e alcune classi), con tutte le spese per il riadattamento della location alle necessità del programma a spese proprio; i vertici del Celana, invece, vorrebbero 15mila euro e garanzie sul fronte assicurativo. La sensazione è che, a meno di clamorosi dietrofront, l’accordo possa essere raggiunto già nei prossimi giorni, magari a metà strada. C’è però chi vede in questa trattativa qualcosa di losco. Questo qualcuno è l’onorevole Maurizio Gasparri, che non perde occasione per punzecchiare a destra e a manca (ma soprattutto a manca). A suo parere, infatti, in tutta questa trattativa ci sarebbe un «evidente conflitto d’interessi». Tutto perché a produrre il programma sarà la Magnolia, casa di produzione fondata da Dallatana, oggi direttrice della rete che manderà in onda il reality, e Gori, sindaco del capoluogo di provincia in cui sorge il Celana.

 

fotocelana

 

I debiti e il futuro. Gori, saggiamente, tace. La Dallatana, invece, spiega: «Non lavoro a Magnolia da due anni e mezzo. Ho comprato il format direttamente per avere i diritti. Poi per la realizzazione ho aperto una gara con una commissione, di cui ho deciso di non fare parte, che ha valutato quattro progetti editoriali. È passata Magnolia con un meccanismo di punteggio. Gori è un amico, fa il sindaco di Bergamo ed è felice di fare quello». Gasparri, però, insiste: «Spiegazioni ridicole. È questa la Rai iper renziana. Persone tanto inadeguate quanto servili». Polemiche politiche, come sempre. L’unica certezza è che il Celana ha una grande occasione per tamponare i debiti che continuano a pesare sulle spalle dell’amministrazione. Il calo progressivo delle iscrizioni nelle classi di geometri, liceo classico e scientifico nel 2013 portò il numero di alunni alla soglia critica di una quarantina, con una perdita d’esercizio di 329mila euro. Le prospettive per gli anni a venire si presentavano ancora più cupe. Per questo si è deciso di chiudere. L’ipotesi reality, ora, pare meglio che quella dell’accoglienza dei profughi ventilata nella primavera 2015, quando si stimò che servissero 150mila euro per rendere l’ex collegio a norma ed essere dunque in grado di accogliere diversi richiedenti asilo. Allora il curatore del Celana Mario Benedetti spiegò: «Abbiamo pagato debiti per 2 milioni di euro ma ne restano altri 300mila, abbiamo ogni anno entrate per 27mila euro e spese fisse per 60mila: ora dobbiamo far tornare i conti». Alla fine sono arrivati soltanto 24 richiedenti asilo, rimasti lì per circa 9 mesi. Ora il futuro potrebbe essere la tv, polemiche sterili permettendo.

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