Il libro di Saverio Gaeta e Andrea Tornielli

Apparizioni alle Ghiaie: papa Giovanni parlò delle minacce alla piccola Adelaide

Il pontefice ne scrisse in una lettera riservata del luglio 1960, inviata al vescovo di Faenza. Si comprende come papa Roncalli fosse a conoscenza delle costrizioni curiali, delle pressioni psicologiche e minacce alla veggente per indurla a ritrattare

Apparizioni alle Ghiaie: papa Giovanni parlò delle minacce alla piccola Adelaide
08 Maggio 2020 ore 14:05

di Bruno Silini

Nell’ultimo libro di Saverio Gaeta e Andrea Tornielli (La profezia che non finisce – Il filo rosso dei prodigi e dei misteri che nasce da Fatima, Piemme) si torna a parlare delle apparizioni mariane alle Ghiaie di Bonate nel 1944. Evento luminoso per la devozione di tanti fedeli e per le conversioni generate, ma altrettanto oscuro per le azioni intraprese dalla Curia di Bergamo alle quali solo ultimamente s’è cercato di porre rimedio con un’apertura del vescovo Francesco Beschi, seppur non si sia ancora riconosciuta l’origine soprannaturale degli eventi, in sintonia con il “non constat” deciso nel 1949 dall’allora vescovo Adriano Bernareggi.

Nel libro, che traccia la mappa delle apparizioni della Vergine nel mondo, gli autori sostengono come il papa bergamasco oggi santo, Giovanni XXIII, fosse stato sempre possibilista sugli eventi che videro protagonista, dal 13 al 31 maggio 1944, Adelaide Roncalli (allora bambina di sette anni) che disse di vedere la Madonna. In una lettera riservata del luglio 1960, inviata al vescovo di Faenza, papa Giovanni XXIII scrisse che «circa l’affare Ghiaie comprendete che si ha da cominciare non dal vertice, ma dal piano: e non toccare chi deve pronunciare non la prima ma l’ultima parola. Più che di sostanza, qui devesi tenere conto delle circostanze, che vanno studiate e tenute in gran conto. Ciò che vale in “subiecta materia” è la testimonianza della veggente: e la fondatezza di quanto ancora asserisce a 21 anni e in conformità alla sua prima asserzione a 7 anni: e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell’inferno fattele da qualcuno. Mi pare che insista quel terrore di quelle minacce. Comunque ella comprende che non è pratico, né utile, che la prima mossa per una revisione venga dal sottoscritto a cui spetta il “verbum” per la Congregazione dei Riti, o di altro dicastero».

Si comprende come papa Roncalli fosse a conoscenza delle costrizioni curiali, delle pressioni psicologiche e minacce alla veggente per indurla a ritrattare. Il papa di Sotto il Monte era aperto alla tesi di chi chiedeva che le apparizioni in terra bergamasca fossero oggetto di una nuova istruttoria. Il libro rivela anche come Pio XII (predecessore di Roncalli) ricevette in udienza privata la piccola Adelaide…

L’articolo completo a pagina 14 del settimanale PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 14 maggio e in edizione digitale QUI.

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