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Dal golpe di Videla ad oggi

Lacrime di gioia a Plaza de Mayo La nonna ritrova il nipote

Lacrime di gioia a Plaza de Mayo La nonna ritrova il nipote
Pensare positivo 24 Dicembre 2014 ore 10:00

«È bellissimo, ha i lineamenti dei Carlotto ed è un musicista come suo cugino». Sono le parole pronunciate in conferenza stampa da un’emozionata Estela Carlotto, la presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo, che ha rintracciato suo nipote dopo 36 anni di ricerche.

La storia di Estela e della sua famiglia, inizia durante gli anni dell’ultima dittatura militare argentina. Sua figlia Laura, incinta di pochi mesi, e il suo compagno vennero sequestrati nel novembre del 1977, torturati e imprigionati perché militanti della gioventù peronista. Il 26 giugno 1978 Laura partorì in un centro di detenzione clandestino. Estela ha sempre saputo di questo nipote perché fu la stessa Laura, dal carcere, a scriverle della sua gravidanza. Avrebbe voluto chiamare la creatura che portava in grembo con lo stesso nome di suo padre: Guido. Anche il padre era un prigioniero delle forze di para-polizia, liberato in seguito al pagamento di un riscatto. Due mesi dopo il parto, a Estela venne consegnato il corpo senza vita di sua figlia, uccisa con una raffica di mitra sparata alle spalle. Da allora, la donna ha dedicato la sua vita alla militanza per i diritti umani e alla ricerca di suo nipote e di tutti i figli dei desaparecidos.

Estela è rispettata da tutti i partiti politici ed è un simbolo della lotta per la verità e la giustizia sui crimini commessi dall’ultima dittatura militare. Il 5 agosto è stato il coronamento del sogno della sua vita, quando i risultati del DNA, a cui Guido si sottopose volontariamente per sapere se avesse dei legami coi desaparecidos, hanno confermato la sua vera identità.

Guido ufficialmente si chiama Ignacio Urban, ed è il nipote numero 111 ritrovato dalle abuelas, le nonne di Plaza de Mayo. È un musicista e docente di musica in una scuola nella cittadina di Ollivarria, a 350 km a sud di Buenos Aires. Estela non è solo nonna, ma anche bisnonna perché Guido ha a sua volta dei figli. È sempre stato sensibile al dramma dei desaparecidos, tanto che due anni fa compose un brano musicale in loro memoria e negli anni ha collaborato con l’associazione di cui la nonna è presidente. Comprensibile lo sgomento del giovane, che si trova a fare i conti con i rapporti con quella che è stata la sua famiglia fino a oggi, ma che ora andrà incontro a pesanti carichi penali, per la loro connivenza col vecchio regime.

Il regime militare di Videla, i desaparecidos (e i loro figli). Il 24 marzo 1976, il tenente generale Videla, chiamato l’Hitler della Pampa, guida un colpo di Stato che depone la presidente Isabelita Peròn. Era stata lei stessa ad averlo da poco messo a capo dell’esercito. Videla sostituisce il Governo con una giunta militare e prende il ruolo di presidente a vita dell’Argentina. Assieme a lui ci sono Leopoldo Galtieri, comandante dell’Esercito, Emilio Massera, ammiraglio della Marina, Orlando Agosti, generale dell’Aviazione. Inizia così il Processo di Riorganizzazione Nazionale.

Prime vittime della giunta militare e della seguente dittatura sono le libertà civili e sindacali. I membri di organizzazioni studentesche, dei sindacati, di partiti politici che non fossero allineati con la giunta furono rapiti, arrestati, torturati. Sono loro i desaparecidos, le persone sparite in Argentina tra il 1976 e il 1983. Si calcola siano 30mila sulle 40mila vittime totali del regime. Vennero fatti sparire per evitare che accadesse anche in Argentina quanto già successo in Cile con il golpe che portò al potere Pinochet: le immagini dei dissidenti imprigionati suscitarono l’indignazione del mondo. Agire in segretezza permise ai militari argentini di non far conoscere a nessuno le nefandezze di cui si resero protagonisti.

La prassi che i militari adottavano con i figli dei dissidenti incarcerati prevedeva l’allontanamento dai genitori biologici per “salvare” la società argentina. Questi bambini, circa 500, spesso neonati, rappresentavano un “bottino di guerra” e venivano dati a famiglie di classe elevata o militari, spesso fiancheggiatori del regime. Per loro si falsificava l’identità e si simulavano le adozioni a favore di persone che si rendevano così complici dell’assassinio dei veri genitori.

Le Nonne di Plaza de Mayo. L’Associazione Civile Abuelas de Plaza de Mayo (Nonne di Plaza de Mayo) è un’organizzazione non governativa che ha come obiettivo fondamentale quello di localizzare e restituire alle famiglie legittime tutti i bambini sequestrati e spariti a causa della repressione politica, creando le condizioni affinché non si ripeta mai più una così terribile violazione dei diritti dei bambini ed esigendo allo stesso tempo una punizione per tutti i responsabili. Lavorano per i bambini di oggi e per quelli delle generazioni future, per preservare la loro identità, le loro radici e la loro storia, pilastri fondamentali dell’intera identità collettiva.

Il popolo argentino collabora con l’associazione inviando denunce e segnalazioni, in segno di presa di coscienza della comunità nei confronti del dramma dei desaparecidos. Le abuelas agiscono a più livelli: denunce e reclami alle autorità governative, nazionali ed internazionali, richieste giudiziarie, richieste di collaborazione dirette al popolo in generale ed indagini o ricerche personali. Conta sulla collaborazione di staff tecnici composti da professionisti in campo giuridico, medico, psicologico e genetico. Ognuno dei bambini ha una causa aperta nella Giustizia alla quale si aggiungono le denunce che via via si ricevono con il passare del tempo. Per assicurare in seguito la validità degli esami del sangue le abuelas hanno implementato una Banca di Dati Genetici, creata con la Legge Nazionale N. 23.511, dove sono presenti le mappe genetiche di tutte le famiglie che hanno bambini scomparsi.

Perché a Plaza de Mayo. Su Plaza de Mayo, a Buenos Aires, si affaccia la Casa Rosada, sede centrale del potere esecutivo della Repubblica Argentina e monumento nazionale. Qui, il 30 aprile 1977, le madri dei desaparecidos (all’inizio erano un drappello di sedici donne) iniziarono le loro proteste contro il regime. L’organizzatrice fu arrestata e detenuta nelle prigioni di massima segretezza della nazione.

In Italia vivono lontani parenti di Estela. Lo scrittore italiano Massimo Carlotto, autore del libro Le irregolari sulle nonne di Plaza de Mayo, dagli account di facebook e twitter ha espresso la sua felicità: «Che gioia. In questo momento ci piacerebbe essere in Argentina e speriamo di avere presto l’occasione di conoscerlo e di ricongiungerci con il resto della famiglia. A volte anche queste storie di dolore e di morte finiscono bene. Anzi benissimo!». La vittoria di Estela, titolata in prima pagina su tutti i più grandi quotidiani argentini, è una vittoria per l’Argentina che da oltre trent’anni lotta per i diritti umani.

 

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