Una faccia, una razza

Bergamaschi e bresciani uniti per sempre dal dolore (solo noi oggi possiamo capirci)

Bergamaschi e bresciani uniti per sempre dal dolore (solo noi oggi possiamo capirci)
05 Aprile 2020 ore 15:46

di Vincenzo Cito

Nelle altre città hanno già ricominciato ad affollare le strade, progettano fughe di Pasqua, ipotizzano rientri all’attività. E’ bastata una lieve flessione nei contagi per scatenare un pericoloso ottimismo, tutto italiano. Noi non possiamo nemmeno andare nei cimiteri, a piangere i nostri morti. Solo voi bergamaschi potete capire noi bresciani, solo noi bresciani possiamo capire voi bergamaschi e mai come ora i nostri confini non hanno più senso.

I concerti sui balconi, gli slogan e le belle parole li abbiamo lasciati agli altri, abbiamo preferito chiuderci con dignità nel nostro silenzio e nelle nostre case. Per noi parlano quelli che lottano negli ospedali, nelle case di riposo, negli studi medici, molti sono figli delle nostre terre, impegnati in prima linea. Ne abbiamo persi tanti, lanciati senza armi in una guerra implacabile. Ne teniamo il conto, senza dimenticarne uno, assieme a quello dei nonni e genitori spazzati via dal virus. Molti vivevano nelle valli, ne rappresentavano la memoria storica, i loro racconti hanno riempito di sogni la nostra infanzia. Portati via in silenzio, senza funerali, senza neppure poterli vedere un’ultima volta.

C’è qualcosa di nobile e di tragico che ci accomuna in questa sofferenza così ben rappresentata dall’abbraccio – disegnato su un muro – fra la vostra Dea e la nostra Leonessa. E’ durissima la via che ci riporterà alla normalità, comporta tanti sacrifici, però siamo disposti ad affrontarli senza piangerci addosso. Sappiamo che le promesse presto sfumeranno via, finita la crisi i politici torneranno a litigare come prima e – come sempre – ci lasceranno soli.

In fondo non chiediamo di meglio, contare su noi stessi è la sola, unica, formidabile arma di cui disponiamo. Con la dedizione al lavoro che ci distingue da sempre, quello onesto e frutto di fatica, che nobilita in quanto tale col sacro rispetto per chiunque lo eserciti. E ve lo dice uno che bresciano non è, lo è diventato per caso, per adozione, alla fine per scelta. E che d’ora in poi si sentirà anche un po’ bergamasco, tiferà per le vostre squadre, apprezzerà i vostri cibi, visiterà le vostre bellezze artistiche. Non sentitevi, non sentiamoci mai soli. E quell’abbraccio non sciogliamolo mai più.

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